"The purest form of insanity is to leave everything the same and the same time hope that things will change"

Albert Einstein

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Manifesto per il “Diritto di voto”

Il voto ha giocato un ruolo cruciale nelle società moderna.

Nel 1832 nel Regno Unito la facoltà di eleggere rappresentanti fu riconosciuta a quanti avevano beni immobili: a questo allargamento della base elettorale ne fecero seguito altri, fino a portare al suffragio universale maschile. Dall’altra parte dell’Atlantico, in Wyoming, nel 1869 il voto venne concesso anche alle donne.

In Italia il suffragio diventa universale, sebbene riservato ai maschi, solo nel 1912. Sarà esteso alle donne dopo la fine del Fascismo, nel 1946. Altrove si arriverà a ciò con più difficoltà e, ad esempio, in Sud Africa solo a seguito di dure lotte si è posto fine a un regime – l’apartheid – che attribuiva ai bianchi il controllo del sistema politico.

Ma oltre a ciò, da secoli il voto è utilizzato all’interno di associazioni e comunità per decidere su questioni specifiche: e così si vota anche nelle società per azioni, nelle scuole, nelle fabbriche.

Nei Paesi più aperti ai contributi della società civile, la popolazione viene interpellata di continuo e su questioni concrete. In Svizzera, in particolare, si vota anche sui trattati internazionali e sulle questioni fiscali, senza dimenticare che negli anni Settanta la secessione del cantone del Giura (staccatosi da quello di Berna) fu ottenuta al termine di un processo di democrazia diretta che ha permesso ai singoli comuni di decidere in libertà.

Al tempo dell’unificazione italiana si è fatto ricorso al voto per giustificare l’annessione dei territori da parte del Regno sabaudo. Gli elettori erano pochissimi e quelle consultazioni non furono libere, ma è comunque con un voto che lo Stato ha cercato di legittimarsi.

Analogamente, è con il voto che altre nazioni hanno scelto di dissolversi o restare unite. In Québec nel 1980 e nel 1995 si è votato sull’indipendenza. Più di recente, nel gennaio 2011, nel Sudan meridionale è stata una consultazione a far nascere un nuovo Stato indipendente. Già vent'anni prima, per giunta, in modo del tutto pacifico si era dissolta la vecchia Cecoslovacchia, portando alla nascita della Repubblica Ceca e della Slovacchia.

Negare la facoltà di decidere, in modo pacifico e democratico, in merito ai propri confini significa violare le libertà fondamentali. Una buona comunità è consolidata dal consenso e se quest’ultimo manca è bene che una comunità si dissolva.

L’associazione “Diritto di voto” riunisce persone che hanno idee differenti, praticano religioni distinte e non condividono i medesimi convincimenti morali, ma si trovano d’accordo sull’opportunità di riconoscere a ogni comunità locale la facoltà di decidere sul proprio futuro. Il dogma nazionalista dell’indissolubilità degli Stati, che è stato all’origine di tanti lutti, è incompatibile con una società aperta e va accantonato.

Per questo l’associazione si propone di fare crescere il consenso sulla centralità del suffragio universale e sul diritto delle collettività (a livello comunale o regionale) di votare sulla propria indipendenza: superando tabù e norme autoritarie.

I gruppi devono vedere rispettata la propria facoltà a gestirsi, dato che la libertà è un diritto naturale e non può essere negata a quanti la rivendicano.




Chi siamo

L’associazione culturale “Diritto di voto” intende dare voce alla richiesta, proveniente da più parti della società, di rendere sempre più concreti ed effettivi quei diritti politici spesso enunciati retoricamente, ma poi ben poco tradotti nella realtà.

Non basta essere chiamati – con una certa periodicità – a eleggere il Parlamento o il sindaco della propria città. Una vera democrazia non può essere quella che si limita a far scegliere alla popolazione chi dovrà comandarla, senza che venga mai davvero offerta la possibilità di esprimersi sulle regole fondamentali del gioco.

Quello che si vuole, allora, è che il voto venga utilizzato anche per decidere se restare oppure no all’interno dei confini che la storia, il caso, gli eserciti e i giochi diplomatici hanno fissato nelle forme attuali. E questa decisione deve emergere dal basso, grazie a un libero confronto e al semplice atto di una scheda deposta in un’urna.

La convinzione che ci anima è che il diritto ad autodeterminarsi sia un diritto fondamentale: perché ogni comunità deve essere libera di progettare come meglio ritiene il proprio futuro e perché solo questa possibilità di “uscire dal gioco” e dare vita a istituzioni indipendenti può rappresentare la vera garanzia che questo o quel determinato gruppo non sia sfruttato, penalizzato e maltrattato.

L’associazione culturale “Diritto di voto” non è un partito politico, né un movimento che intenda presentarsi alle elezioni. Siamo solo un gruppo di persone impegnate ad affermare i principi della più ampia libertà all’interno della società, vigilando affinché gli eletti, l’apparato burocratico, il sistema giudiziario, le forze economiche e le organizzazioni sociali iniziano a prendere sul serio quella richiesta di poter votare sui confini che rappresenta l’obiettivo della nostra azione.




Cosa Vogliamo

 “Diritto di voto” è un’associazione che crede nel dialogo e nel confronto e che si propone di cooperare con altre associazioni, singoli cittadini, gruppi culturali, enti di ricerca, partiti e altre istituzioni al fine di affermare nella società europea il diritto di ogni comunità locale (cittadina, provinciale o regionale) a decidere il proprio futuro attraverso pacifiche consultazioni elettorali.

L’obiettivo primario della nostra azione consiste nel rendere ognuno dei nostri concittadini sempre più sensibile in merito al tema del pieno ampliamento del diritto di voto. Vogliamo insomma che una quota crescente della cittadinanza inizi a battersi assieme a noi affinché le istituzioni smettano di essere gabbie imposte dall’alto, ma possano diventare l’espressione di assetti liberamente scelti e che possono in ogni momento essere ridiscussi.

L’intenzione di “Diritto di voto” è allargare il consenso a ogni livello in merito all’esigenza di dare più voce alla cittadinanza: in senso generale (ricorrendo alla democrazia diretta al posto della democrazia rappresentativa), ma soprattutto in rapporto alla specifica necessità delle popolazioni più desiderose di decidere se restare all’interno delle attuali istituzioni – europee, italiane, ecc. – oppure no.

Vogliamo, insomma, una piena applicazione del diritto di voto: e vogliamo che il potere costituente che fu attivato all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale venga restituito a quanti oggi sono desiderosi di dare una diverso conformazione alle proprie istituzioni politiche.




Contatti

L’associazione è nata il 29 febbraio 2012 a Brescia e attualmente opera essenzialmente in questa città.

Nell’intenzione dei promotori c’è comunque la volontà di allargare il raggio d’azione, costituendo gruppi in altre città.

Chi intenda aderire o comunque prendere contatto con “Diritto di voto” può spedire una email al seguente indirizzo:

info@dirittodivoto.org