"Non rubare! Lo Stato non tollera la concorrenza."

(Anonimo)

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Il "full de ruta" del referendum lombardo
Quinto e ultimo articolo sulla natura giuridica e politica del referendum autonomista indetto dalla Regione Lombardia
Ha senso il referendum autonomista lombardo?
L'analisi del referendum lombardo si sposta sul piano politico
Perchè il referendum lombardo non è incostituzionale
Terzo articolo di analisi giuridica del referendum lombardo
Che basi ha il referendum autonomista lombardo?
Prosegue l'analisi di Alex Storti dei fondamenti e delle conseguenze del referendum autonomista lombardo
Il referendum lombardo è impugnabile?
Primo di una serie di cinque approfondimenti sul referendum autonomista lombardo
Il PD e il referendum autonomista lombardo
L'agenda della politica lombarda si riflette nel referendum autonomista
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (seconda parte)
Prosegue l'analisi dei falsi miti dell'indipendentismo lombardo di matrice etnonazionalista
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (prima parte)
Sulla natura e sulle prospettive dell'indipendentismo lombardo
Nel nome della Rosa, ancora!
Perchè è cosa buona e giusta che la Rosa Camuna diventi la bandiera ufficiale della Lombardia
La sfida "Intraprendente" di Marco Bassani
Anche Diritto di Voto rilancia il "concorso intraprendente"
Il Liechtenstein e lo stato come impresa: un nuovo paradigma dell'ordine?
Il particolarissimo caso della monarchia di Hans Adam II, fondata sul diritto di autodeterminazione e di secessione
Reati di opinione: perché si può criticare lo Stato italiano
Una disamina dopo la condanna per vilipendio all'"Italia"
L’unione (italiana) è finita!
Libertà di sana e robusta secessione.
Roma capitale? Sì, ma di se stessa
Roma città-stato. Punto.

Editoriali
Il misero referendum della Lombardia che spaventa Roma
Editoriale di Carlo Lottieri sugli scricchiolii del sentimento unitario peninsulare
Il plebiscito digitale veneto e noi
Perchè Diritto di Voto sostiene il referendum telematico del 16-21 marzo 2014
Catalunya, 2012-2013
Omaggio alla Catalogna e ai suoi insegnamenti

Le nostre interviste
Intervista a Fabrizio Cecchetti sul referendum d'autonomia lombardo
Il Vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia intervistato dai ragazzi del Collettivo Avanti
Luca Schenato, un Veneto in Svizzera
Dialogo con l'autore di "Vento è chi il veneto fa"
Intervista a Luca Azzano Cantarutti
Conversazione con il Presidente di Indipendenza Veneta sugli sviluppi del percorso referendario veneto
Intervista ad Andrea Favaro
Gli ultimi sviluppi del lavoro della Commissione di esperti giuridici istituita ai sensi della Risoluzione 44
Intervista ad Alessandro Vitale
Dialogo su indipendenza, federalismo, Europa, Gianfranco Miglio, Veneto, Trieste
Intervista a Giacomo Zucco (Tea Party Italia)
Intervista al portavoce del Tea Party Italia Giacomo Zucco, a cura di Alex Storti
Intervista a Alessio Morosin (Indipendenza Veneta)
Intervista ad Alessio Morosin
In esclusiva per "Diritto di Voto": Intervista a Eva Klotz
Eva Klotz a tutto campo sulle questioni cruciali riguardanti il diritto di decidere
Intervista a Sandro Gombac
Trieste Libera

I documenti
Il Friuli, Trieste, le foibe
Nella giornata del ricordo, qualche riflessione e il comunicato stampa dell'ANFeL
Il socialismo catalano e il referendum
Il terremoto indipendentista catalano rivoluziona l'area socialista
L'Associazione dei Municipi Catalani sostiene il referendum
In Catalogna i comuni indipendentisti si mobilitano a sostegno del referendum del 9 novembre

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Omaggio alla Slovenia
Cosa ci insegna il percorso sloveno verso l'indipendenza
Le secessioni e il resto del mondo
Le responsabilità del Mondo (e dell'Europa) di fronte alle secessioni delle colonie fiscali europee
Secessioni in arrivo: prova del fuoco per la democrazia europea
2014: la prova del fuoco per la democrazia europea di fronte alle secessioni continentali
Fra Kosovo, UE e Catalogna
Analisi di Alex Storti e rilancio di Vicent Partal in merito alla preadesione del Kosovo all'UE
2014, via da Roma o morte
2014, via da Roma o morte

Articolo  Indipendenza e autonomia: naturalmente complementari 

Di Alex Storti (del 21/05/2015 @ 09:12:19, in Indipendenza, linkato 224 volte)

A metà dei Novanta, l'agenzia Young & Rubicam concepì uno slogan pubblicitario, per la nostra Pirelli, rimasto famoso: sull'immagine del velocista Carl Lewis, inginocchiato e pronto a scattare sulla pista dei 100 metri, ma, ahi lui, dotato di scarpe rosse tacco 12, campeggiava la scritta "la potenza è nulla senza controllo". Chiarissimo e indelebile il messaggio sotteso, non a caso lanciato da una casa di pneumatici: pur dotata del motore più performante, nessuna macchina può tenere la strada, se non possiede gomme appropriate.

Questo slogan vincente mi è tornato in mente in questi giorni, pensando a certe idee che giudico massimaliste e che puntualmente emergono in ambito indipendentista. Mi riferisco in particolar modo al dualismo fra autonomia e indipendenza. Proprio dall'artificiosa contrapposizione di questi due concetti nascono pericolose conseguenze strategiche, relative al percorso per arrivarci, all'indipendenza. Perchè lei, l'indipendenza, mica piove dal cielo, se ciò non fosse già chiaro abbastanza, dopo anni di lezioni fiamminghe, catalane e scozzesi. Ma andiamo per ordine.

Dicevamo: autonomia e indipendenza. Sono due concetti contrapposti? Sono l'una l'antitesi dell'altra? No. Soltanto secondo una visione massimalista e, lo dico con franchezza, un po' naïf, autonomia e indipendenza rappresenterebbero estremi inconciliabili, strade divergenti, negazioni l'una dell'altra. Le cose non stanno così.
Autonomia e indipendenza sono, rispettivamente, la prima la precondizione giuridica e politica della seconda, così come quest'ultima rappresenta il completamento della precedente.
In altri termini, senza passare attraverso gradi progressivi di autonomia, ben difficilmente si arriverà mai all'indipendenza, salvo che non si verifichino situazioni tanto gravi ed epocali da generare fatti più unici che rari.
Banalmente, peraltro, quanto dico è dimostrato dal fatto che, a chiedere l'indipendenza, sono entità amministrative riconosciute, e, come tali, autonome rispetto allo stato d'appartenenza. Vale per il Veneto, per la Scozia, per la Catalogna, per le Fiandre, per la Lombardia.

Ma andiamo più in là. ...

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Articolo  Le elezioni venete, IV e il referendum sull'indipendenza 

Di Carlo Lottieri (del 20/05/2015 @ 08:33:24, in Veneto, linkato 627 volte)

È abbastanza normale che gli Stati, in linea di massima, non siano  disposti a mettere in discussione la propria esistenza. Il diniego opposto da Madrid di fronte alla volontà catalana di celebrare un referendum sull’indipendenza ha una sula logica, così come l’atteggiamento tenuto dal governo Renzi dopo che la regione Veneto ha approvato una legge che indice un referendum consultivo sull’indipendenza:la legge è stata impugnata e la Consulta – che risponde a logiche politiche – si appresta a bocciarla, a dispetto degli articoli costituzionali posti a difesa dei diritti fondamentali, della libertà d’espressione e del rispetto del diritto internazionale.
Per aggirare la logica autoritaria del nazionalismo statalista ottocentesco schierato a protezione dello status quo in Catalogna, però, è stato escogitato uno stratagemma: si è deciso di costituire un cartello di tute le forze  indipendentiste (dall’estrema sinistra dei centri sociali fino ai liberal-conservatori di Artur Mas) e si è trasformato il rinnovo della Generalitat in una specie di plebiscito. Se il cartello avrà la maggioranza, sarà chiaro al mondo che la Catalogna vuole essere libera e che non lo è solo perché Madrid le impedisce di scegliere la propria strada.
E in Veneto?
Un cartello indipendentista manca e il tasso di litigiosità è altissimo. Tra quanti vogliono dare ai veneti il diritto di votare taluni si sono candidati da soli e altri si sono alleati con Luca Zaia, che continua a parlare di un futuro del Veneto modellato sulla provincia di Trento: un progetto che non ha alcuna possibilità di successo, come è ben chiaro a chiunque.
Nonostante questo, perfino queste elezioni – grazie alla presenza sulla scheda elettorale di un soggetto apertamente indipendentista come Indipendenza Veneta – potrebbe essere letto come un referendum per l’indipendenza: come un primo tentativo di imboccare quella strada.
In effetti, se il 50% più uno dei voti validamente espressi sulle schede elettorali delle elezioni venete dovesse andare a Indipendenza Veneta, a giugno il Veneto potrebbe essere già virtualmente una realtà distinta rispetto all’Italia. Si tratta di un risultato improbabile e su cui pochi giocherebbero il proprio patrimonio personale (o anche una somma di modeste dimensioni), ma è importante dire che questa possibilità esiste.
Ci sono sei candidati alla presidenza del Veneto e uno di loro, Alessio Morosin, ha detto a chiare lettere di essere sceso in campo per assicurare al Veneto la propria indipendenza, oltre che il diritto di votare sul proprio futuro. È ovvio che se egli non otterrà la maggioranza assoluta non si potrà considerare questo risultato come una bocciatura del progetto indipendentista (proprio perché gli indipendentisti, come si è detto, si sono presentati divisi e sparpagliati in vari raggruppamenti), ma è altrettanto vero l’opposto: ossia che un suo clamoroso successo cambierebbe radicalmente la storia veneta.
Nelle scorse settimane i militanti di Indipendenza Veneta hanno avuto un grande merito: grazie al loro impegno sono state raccolte le 20 mila firme necessarie (circa l’1% dei voti di quanti presumibilmente andranno alle urne) alla presentazione della candidatura di Morosin. Ora i veneti troveranno sulla scheda sei nomi: sceglierne uno potrebbe ridare al Veneto il pieno diritto di autogovernarsi. Non è una cosa da poco, non è un'opportunità da lasciar perdere.
 



Articolo  Residuo fiscale lombardo: a che punto siamo? 

Di Alex Storti (del 19/05/2015 @ 17:45:13, in Lombardia, linkato 196 volte)

Lo scorso 23 dicembre, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato, con deliberazione n. 585, l'Ordine del Giorno 512, presentato dal consigliere e capogruppo della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, concernente la comunicazione pubblica ai cittadini del residuo fiscale generato da Regione Lombardia.

Partendo dal presupposto che il nostro territorio è il più tassato e più sfruttato d'Europa e, al contempo, considerato che tale condizione risulta per lo piuÌ sconosciuta ai nostri concittadini, l'Ordine del Giorno impegna la Giunta, nell'ambito del bilancio di previsione 2015-2017, "a predisporre idonee opere di comunicazione e rappresentazione visiva all’esterno degli edifici regionali, tramite appositi maxi schermi o altri sistemi multimediali, al fine di rendere noto ai cittadini lombardi il residuo fiscale generato da Regione Lombardia.”

È interessante riportare la definizione del concetto di "residuo fiscale" data dal testo votato dall'assemblea del Pirellone; come è infatti noto a chi si occupa di tali tematiche, non è facile esplicitarne il significato in modo univoco e sufficientemente chiaro; nell'OdG 512, leggiamo che "per residuo fiscale si intende la differenza tra quanto un territorio versa sotto forma di tributi all’operatore pubblico e quanto da esso riceve sotto forma di servizi; esso consente di quantificare l’entitaÌ dei trasferimenti di risorse da un territorio all’altro implicitamente effettuati dal sistema fiscale; permette di evidenziare quanto i diversi territori contribuiscono al risultato consolidato di bilancio pubblico; eÌ uno strumento importante per confrontare diverse proposte di redistribuzione territoriale di competenze e risorse".
Decisamente una buona formulazione, chiara e politicamente utile per spiegare anche i vantaggi della quantificazione del rsiduo fiscale stesso.

Fatte queste premesse, a che punto siamo con l'attuazione del deliberato? ...

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Articolo  Andare sempre Avanti 

Di Claudio Franco (del 01/05/2015 @ 13:36:40, in Lombardia, linkato 181 volte)

Guardando indietro, al mese appena trascorso, il Collettivo Avanti può dirsi (stanco ma) soddisfatto.

Il 29 marzo ci confrontavamo a Gazzada Schianno (VA) con quattro amministratori locali. Gli argomenti: la potenzialità dell’autogoverno e i danni che lo Stato provoca ai nostri enti locali. L’unica conclusione possibile? Il percorso referendario lombardo deve proseguire. Per questo ne abbiamo approfittato, presentando la nostra mozione comunale di sostegno al referendum d’autonomia approvato il 17 febbraio.

Pochi giorni dopo, in Brianza, discutevamo con il consigliere regionale Corbetta, del M5S, sulle opportunità di questo referendum e sull’importanza di un atteggiamento aperto ed inclusivo da parte di tutte le forze politiche. Anche a lui è andata la mozione comunale insieme al nostro comunicato a favore della Rosa Camuna come bandiera ufficiale della Lombardia (questione tuttora aperta in Regione).

Arriviamo così al 16 aprile, a Brescia. ...

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Articolo  Il "full de ruta" del referendum lombardo 

Di Alex Storti (del 30/04/2015 @ 12:27:28, in Lombardia, linkato 231 volte)

Con questo articolo si chiude il ciclo di cinque approfondimenti dedicati al referendum autonomista, indetto il 17 febbraio scorso dal Consiglio Regionale della Lombardia. Abbiamo esordito chiedendoci se la Delibera 638 fosse impugnabile e abbiamo risposto che lo era; i termini sono comunque trascorsi e l'atto non è stato impugnato. Abbiamo proseguito analizzando le basi giuridiche del referendum e ne abbiamo tratto la conclusione che esso non è incostituzionale . Abbiamo infine spiegato perchè la consultazione sia utile e perchè, quindi, sia  importante sostenere il percorso referendario lombardo.
Ci soffermeremo, in questa sede, sulle tappe del percorso che dovrà condurci al vero e proprio referendum. Proveremo ad ipotizzare una road map referendaria o, per dirla alla catalana, un "full de ruta" da qui al voto, previsto per la primavera del 2016.

Cominciamo col dire che, ...

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Articolo  Le due Milano 

Di Admin (del 29/04/2015 @ 19:27:35, in Lombardia, linkato 194 volte)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo pezzo di Luca Pozzoni. Buona lettura

*   *   *

E' ufficiale: nel mondo ci sono due Milano.

Per motivi professionali, ho il privilegio di poter vedere in anteprima Turandot, l'opera diretta da Riccardo Chailly che inaugurerà Expo2015 il primo di maggio. Si potrà seguire in diretta  (venerdì sera dalle 19:40 su Rai5), quindi mi raccomando, non perdetevela, perché sarà a dir poco sensazionale.

Nel teatro più famoso del mondo, si celebrano non solo secoli di storia della musica occidentale, ma anche il secolare affinamento di straordinarie competenze in tanti ambiti diversi, artistici, tecnologici, produttivi, che nel teatro vengono esibite al servizio di una produzione teatrale che non ha eguali al mondo. Assisteremo a un'inaugurazione estremamente raffinata, e potremo essere orgogliosamente fieri (a parte un unico neo fuori teatro: sarebbe stato gradevole veder terminati i lavori stradali che interessano via Verdi ormai da mesi... ma nessuno è perfetto a questo mondo..) di questa Milano lombarda.

Poi c'è l'altra Milano, la ...

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Articolo  Ha senso il referendum autonomista lombardo? 

Di Alex Storti (del 27/04/2015 @ 09:42:16, in Lombardia, linkato 263 volte)

Alla mezzanotte del 25 aprile sono finalmente scaduti i termini per impugnare, da parte del Governo Renzi, la Delibera 638, l'atto con cui il Consiglio Regionale della Lombardia ha indetto, il 17 febbraio scorso, il referendum autonomista.

Possiamo quindi considerare positivamente avviato il percorso autonomista lombardo. Si tratta di un primo passo giuridico, naturalmente, ma bisognava (ri)cominciare, prima o poi. Adesso si può affermare con certezza che il motore della macchina è acceso e che siamo "in prima", se mi concedete questo paragone automobilistico.

Prima di esaminare le prossime tappe del percorso, cosa che faremo in un altro articolo, è ora di chiedersi se la scelta di indire la consultazione popolare sia realmente utile o no. Ricordiamo che il referendum in questione ha valore consultivo ed è previsto soltanto dalla legge lombarda (Statuto e l. 34/1983), non dalla costituzione italiana (art. 116).

Ha senso, dunque, far precedere da un referendum popolare la richiesta di avere maggiore autonomia? Considerato il fatto che tale consultazione si svolgerà fra circa un anno, ha senso attendere questo tempo per formalizzare la richiesta da parte della nostra Regione, cosa che l'art.116 della Costituzione consentirebbe da subito? ...

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Articolo  Riportiamo il governo a casa! 

Di Stefano Crippa (del 17/04/2015 @ 09:48:36, in Lombardia, linkato 233 volte)

Prima ancora che la campana della libertà risuonasse sui tetti di Filadelfia e nei cieli della Costa Atlantica, il 4 luglio del 1776, quando i rappresentanti delle tredici colonie inglesi nell’America del Nord, si sarebbero riuniti a congresso per esporre le ragioni che li obbligavano a sciogliere ogni vincolo con la madre patria, ilpensiero politico americano subì un’evoluzione dottrinale sempre più radicale.

Fino a poco prima del 1776, molti rappresentanti di quella che in seguito sarà chiamata la “generazione rivoluzionaria” tentarono, tramite petizioni, di far comprendere al governo inglese che il proprio dominio era garantito dalla figura del Re e che le colonie facevano parte dell’Impero su un piano di parità, in quanto dotate del pieno autogoverno (selfgovernment) sui propri affari.

In un certo senso, se si volesse riportare la storia in termini più moderni, ...

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Articolo  Perchè il referendum lombardo non è incostituzionale 

Di Alex Storti (del 16/04/2015 @ 11:48:06, in Lombardia, linkato 178 volte)

Nei due precedenti articoli qui e qui ] sulla natura giuridica del referendum autonomista lombardo, abbiamo analizzato il quadro normativo complessivo in cui si situa la Deliberazione del Consiglio Regionale 638 del 17 febbraio 2015. E' giunto adesso il momento di rispondere alle due principali questioni sollevate dall'atto approvato dai consiglieri lombardi: il referendum è incostituzionale? perchè è stata scelta la strada referendaria, pur non essendo contemplata dall'art. 116 della Costituzione italiana?

A quest'ultima domanda risponderemo con un ulteriore approfondimento nei prossimi giorni. Oggi ci limitiamo, per così dire, a rispondere al primo quesito: è dunque legittima l'indizione di una consultazione popolare lombarda sull'avvio di una trattativa con lo Stato italiano per ottenere maggiori poteri?
La risposta, a parere di chi scrive, è SÌ. Sì sotto tre distinti profili. Vediamoli.

In primo luogo, la scelta del Consiglio Regionale lombardo di consultare preventivamente la cittadinanza non contrasta con la procedura prevista dall'art.116 della Costituzione italiana. Se quest'ultima, sia nel citato art. 116 sia in altre sue parti, non vieta un referendum consultivo regionale, non si vede per quale motivo l'indizione dello stesso dovrebbe ritenersi incostituzionale. Non sta scritto infatti da nessuna parte, in sede di Costituzione italiana, che la non previsione di un possibile passo procedurale -quale è, ad esempio, un referendum consultivo regionale-, nell'ambito della più ampia procedura di cui all'art. 116, debba corrispondere ad un implicito divieto.

In secondo luogo, il referendum consultivo lombardo rispetta pienamente le norme statutarie e referendarie regionali, come abbiamo dimostrato nei precedenti articoli, testi di legge alla mano. E poiché sia lo Statuto sia la legge del 1983 sulle consultazioni popolari non sono stati oggetto di impugnativa per incostituzionalità al tempo della loro promulgazione, un referendum che sia conforme ad essi è da considerarsi automaticamente conforme anche alla Costituzione.

Infine, eccoci al terzo e piu importante dei profili di costituzionalità del referendum autonomista lombardo. ...

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Articolo  Che basi ha il referendum autonomista lombardo? 

Di Alex Storti (del 15/04/2015 @ 12:18:09, in Lombardia, linkato 257 volte)

In un precedente articolo abbiamo analizzato la natura della Deliberazione di Consiglio Regionale 638 del 17 febbraio scorso, con cui l'Assemblea del Pirellone ha indetto il referendum consultivo sull'autonomia differenziata per la Lombardia.
La richiesta di maggiori poteri si inserisce nel contesto dell'attuale art. 116 della Costituzione italiana, che prevede la possibilità, da parte di una Regione, di chiedere l'attribuzione di più competenze rispetto a quelle ordinarie già previste.
In questo articolo ci soffermeremo su quali siano le specifiche basi giuridiche lombarde del referendum autonomista;
domani spiegheremo, in un altro approfondimento, per quale motivo, a nostro giudizio, esso non sia incostituzionale.

Ricordiamo che il referendum è stato indetto in forma propedeutica dal Consiglio, in forza dell'art. 25, commi 1 e 2, della legge regionale 34 del 1983, che disciplina l'istituto referendario. In particolare, il primo comma afferma che

"Il Consiglio regionale, prima di procedere all'emanazione di provvedimenti di sua competenza, può deliberare l'indizione di referendum consultivi delle popolazioni interessate ai provvedimenti stessi".

Tale norma va letta in combinato disposto con i dettami dello Statuto Regionale della Lombardia. La legge fondamentale che regola la nostra comunità prevede infatti, all'art. 52, che

"Il Consiglio regionale, a maggioranza dei due terzi dei componenti, può deliberare l'indizione di referendum consultivi su questioni di interesse regionale, o su provvedimenti interessanti popolazioni determinate".

L'insieme delle due norme fa sì che il Consiglio, in relazione alla propria sfera di competenza, possa decidere di far supportare il proprio orientamento legislativo da una scelta popolare. In questo caso, lo strumento referendario non ha natura abrogativa, bensì consultiva e, in quanto tale, rafforzativa della sovranità del Consiglio. È come se ...

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Cosa c’è dietro il caso di Ischia? Cosa c’è dietro una classe dirigente meridionale spesso alle prese con inchieste di carattere penale? Cosa non va in questo mondo ingessato, che non offre ai giovani quelle opportunità che invece essi sanno spesso cogliere con facilità quando si spostano in Germania, in America o anche soltanto al Nord?
Sul “Corriere del Mezzogiorno” Nicola Rossi riespone una tesi difficile da confutare, e cioè che le difficoltà del Sud sono in primo luogo da ricondurre a una spesa pubblica abnorme e alla politicizzazione che ne discende. Cose simili, con Piercamillo Falasca, avevo sostenuto otto anni fa in un volume (Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno, edito da Rubbettino) in cui tra le altre cose si affermava che il Mezzogiorno può cambiare se è costretto a fare da sé e quindi ad allargare gli spazi del privato. Perché oggi la spesa pubblica meridionale è abnorme in quanto è in larga misura finanziata da altri.
Secondo le ricerche di Gian Angelo Bellati dell’Unioncamere veneta vi sono realtà come la Lombardia, l’Emilia e il Veneto che danno molto più di quanto non ricevano in servizi pubblici locali e nazionali. Nel quinquennio 2008-2013 la Lombardia ha perso circa 6.200 euro pro capite ogni anno, mentre emiliani e veneti circa 4,200 e 3,800 a testa. Questo significa che, in media, in un solo lustro una famiglia lombarda di cinque persone avrebbe visto scomparire 155 mila euro. In compenso ogni siciliano ha potuto contare su una spesa aggiuntiva di circa 2.900 euro all’anno, ogni molisano di circa 2.500 e ogni siciliano di circa 2.000.
Questa redistribuzione toglie ricchezza al Nord (regioni autonome a parte), ma soprattutto devasta il Sud, che dipende dalle decisioni di amministratori e burocrati. La spesa diventa a tal punto importante che ogni apparato pubblico si orienta sempre più a servire gli addetti e sempre meno il pubblico. Basti pensare al paradosso di costi per ospedali e servizi medici alle stelle, accompagnati da un massiccio “turismo sanitario” che obbliga tante famiglie del Sud a farsi curare altrove.
La crescita della spesa produce una progressiva centralità degli interessi di dipendenti e fornitori, e una marginalizzazione di utenti e pazienti. Non si spiegherebbero i dati abnormi sui lavoratori pubblici (la Sicilia ha cinque volte gli addetti della Lombardia) e anche quelle disparità degli oneri sopportati dalle amministrazioni. Il fatto che in Sicilia una siringa costi 10 centesimi in più che in Veneto non fa sì che la sanità siciliana sia migliore: è anzi vero il contrario. Il risultato è che  dieci anni fa (ma è difficile che i dati siano molto mutati) un euro di spesa pubblica in Calabria costava alla popolazione locale 0,27 euro e in Lombardia 2,45 euro.
Da tempo si propongono costi standard, ma è una soluzione dirigista, essenzialmente tecnocratica. È invece necessario avviare un processo di responsabilizzazione che obblighi ognuno a fare da sé. Le diverse comunità, specie al Sud, devono vivere dei soldi che i loro cittadini versano, mentre gli amministratori devono rispondere ai propri contribuenti dell’uso che fanno delle risorse tolte. Un Sud drogato dai trasferimenti e da una ricchezza prodotta altrove è un Sud che continuerà a selezionare una pessima classe dirigente, ma una vera autonomia (anche fiscale) di ogni città e regione comporta pure concorrenza tra sistemi e governi locali costretti a operare al meglio.
Capitali e imprese devono poter scegliere: devono sapere che stare la Basilicata può costare meno e magari anche offrire servizi migliori di quelli della Calabria, che Salerno non ha le medesime imposte di Napoli. Solo questa concorrenza tra amministrazioni che vivono del loro, e spendono solo quanto ottengono con tasse locali, può permettere di entrare in un circolo virtuoso.
Le cifre che descrivono il presente sono spietate e banali. La verità è che sono il frutto di un assistenzialismo che non si ha il coraggio di abbandonare. Quando questo avverrà sarà sempre troppo tardi.

Da “Il Foglio”, 9 aprile 2015.



Articolo  Il referendum lombardo è impugnabile? 

Di Alex Storti (del 12/04/2015 @ 18:24:20, in Lombardia, linkato 307 volte)

Il 7 aprile, l’agenzia di stampa regionale Lombardia Notizie riportava una nota del Presidente Maroni, riguardante la non impugnativa, da parte del Consiglio dei Ministri di Roma, della legge lombarda n.3 del 2015. Quest’ultimo è il provvedimento, elaborato dai consiglieri del Movimento 5 Stelle ed approvato dall’Assemblea del Pirellone lo scorso 17 febbraio, che introduce il voto elettronico per il referendum consultivo. “Non impugnativa” significa che il Governo Renzi non solleverà eccezioni di incostituzionalità in merito a tale recentissima legge.
Maroni ha commentato con queste parole la scelta del Governo italiano:

"Finalmente da Roma arriva una buona notizia. Ora subito al lavoro per individuare il sistema più efficiente, più sicuro e meno costoso per portare i Lombardi a votare il referendum sull'autonomia, con l'obiettivo di fare della Lombardia una Regione a Statuto speciale".

Questa dichiarazione è stata da alcuni interpretata come un via libera al referendum autonomista stesso. Altri, più prudentemente, si sono domandati se, per contro, la “legge” con cui il Consiglio Regionale ha approvato l’indizione della consultazione sull’autonomia rimanga, al momento, ancora impugnabile.

I termini per chiedere l'intervento della Corte Costituzionale sono fissati dall'art. 127 della Costituzione: dalla pubblicazione della legge regionale non devono passare più di sessanta giorni. Gli atti approvati dall'Assemblea del Pirellone, nella seduta di martedì 17 febbraio, sono stati pubblicati il successivo martedì 24, sui numeri 47 e 48 del Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.
Quindi, stando al dettato costituzionale, mancherebbe ancora una decina di giorni abbondante per una possibile impugnazione governativa.

Ma di che atti stiamo parlando esattamente? ...

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Articolo  Mozione di Avanti a sostegno del referendum lombardo 

Di Admin (del 09/04/2015 @ 12:00:33, in Lombardia, linkato 202 volte)

Il 29 marzo scorso, nell'ambito del secondo laboratorio politico, organizzato a Gazzada Schianno (Varese), il Collettivo Avanti ha presentato un nuovo tassello, nella propria campagna di sostegno al referendum autonomista lombardo. Stefano Crippa e Claudio Franco hanno infatti predisposto, per l'occasione, un testo standard di mozione comunale, il cui obiettivo è dare supporto alla Deliberazione del Consiglio Regionale numero 638, adottata lo scorso 17 febbraio dall'aula del Pirellone.

La mozione ha un grande valore, sia in termini giuridici che politici. In relazione al primo aspetto, essa si propone come azione di complemento, da parte degli enti locali e ai sensi dell'attuale articolo 116 della Costituzione italiana, nella richiesta di maggiori poteri per la nostra Regione. Per quanto riguarda invece l'aspetto più prettamente politico, la mozione ha il grande pregio di non pretendere una presa di posizione in merito al quesito referendario, bensì esclusivamente in relazione al diritto di decidere da parte della popolazione. La mozione Crippa-Franco fa leva sui principi del civismo (azione partente dai comuni e non dai partiti), della democrazia diretta (valore del voto referendario) e della partecipazione (obiettivo stimolare dibattito e presa di coscienza popolare). Il tutto, partendo da un'impeccabile contestualizzazione giuridica, che inserisce la DCR 638 e la stessa mozione comunale in un quadro perfettamente compatibile con la costituzione italiana e con lo Statuto della Lombardia.

La mozione è già stata consegnata ai quattro sindaci presenti a Gazzada Schianno, ovvero la padrona di casa Cristina Bertuletti, Samuele Astuti di Malnate, Matteo Bianchi di Morazzone e Giorgio Ginelli di Jerago con Orago. Nei giorni successivi il testo è stato personalmente trasmesso a Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, e a Fabrizio Cecchetti, vicepresidente del Consiglio Regionale. Prossimamente la mozione verrà inviata a tutti i sindaci lombardi, con un'accompagnatoria esplicativa.

Con questa iniziativa, il Collettivo Avanti intende affiancare la maggioranza referendaria regionale, delineando un percorso di progressiva autonomizzazione della Lombardia, imprescindibile per porre le basi politiche e giuridiche che potranno condurre all'emersione della nostra comunità quale Regione-Stato. Da quel momento in poi potranno aprirsi prospettive separatiste dichiarate ed effettive, a patto che la popolazione scelga di partecipare e non di delegare: senza ampio supporto della cittadinanza, nessun politico compirà mai passi tanto netti. Il lavoro, dunque, è complesso e di non breve durata, salvo improbabili e repentine implosioni dello stato italiano, le cui conseguenze potrebbero comunque non essere affatto favorevoli e gradevoli: lo spettro della sudamericanizzazione aleggia sempre. Quanto detto non preclude affatto la possibilità di propagandare, da subito, l'indipendenza, quale via di salvezza sicura e urgente. Resta il fatto che qualsiasi risultato intermedio, nel frattempo, va non soltanto acquisito, ma anche ricercato e rivendicato. Esattamente come fanno tutti gli indipendentisti seri in Europa. Quindi, per arrivare ad una sana e robusta secessione, cominciamo a prenderci da subito più autonomia e più Lombardia. Riportiamo il Governo a casa. (Alex Storti)

*   *   *

Mozione Comunale

Oggetto: SOSTEGNO AL REFERENDUM D’AUTONOMIA

Tenuto conto che

Il Consiglio Regionale con 58 voti a favore e 20 contrari (in ossequio alle richieste dell’articolo 52, primo comma, dello Statuto d’Autonomia della Lombardia) ha votato la Deliberazione del Consiglio Regionale 17 febbraio 2015 - n. X/638 avente ad oggetto “l’Indizione di referendum consultivo concernente l’iniziativa per l’attribuzione a Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”

Il  D.C.R. 17 febbraio 2015 - n. X/638 delibera

di indire referendum consultivo ai sensi degli articoli 25 e seguenti della legge regionale 34/1983, rivolto alla popolazione iscritta nelle liste elettorali dei comuni della Regione Lombardia per l’espressione del voto sul seguente quesito:

«Volete voi che la Regione Lombardia ...

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Articolo  Il coraggio di chi si batte per l’indipendenza della Savoia 

Di Carlo Lottieri (del 08/04/2015 @ 22:47:43, in Savoia, linkato 217 volte)

Dopo due mesi e mezzo di arresto, finalmente il 7 aprile è uscito di prigione Fabrice Dugerdil, figura di punta del movimento indipendentista della Savoia. Era in prigione dal 28 gennaio scorso per scontare una pena di tre mesi a seguito di denunce connesse a targhe di immatricolazione non conformi alle norme europee e per non avere presentato una carta d’identità. Questo è stato sufficiente per condannare Dugerdil alla reclusione, che egli avrebbe potuto evitare se avesse accettato di pagare 3.600 euro di penale. Ma il combattente per l’indipendenza della Savoia ha scelto la via del carcere: “preferisco andare in prigione piuttosto che dare soldi allo Stato francese. Non voglio diventare schiavo della Francia”.
C’è qualcosa di formidabilmente romantico in questa vicenda, che ha visto l’indipendentista della Savoia condurre anche uno sciopero della fame e della sete. Ma la battaglia è solo ai suoi primi passi, perché l’ex-galeotto ora vuole mostrare al mondo quanto la Francia sia illiberale e quanto sia indifendibile la sua pretesa di controllare la Savoia, che Parigi ottenne dal Regno di Sardegna in cambio del sostegno che diede in occasione delle guerre di conquiste sabaude.
Ora la battaglia continua in forma legale, ma a Parigi ormai sanno che non tutti sono pronti a chinare la testa.
 



Articolo  Bandiera lombarda: il comunicato del Collettivo Avanti 

Di Admin (del 03/04/2015 @ 13:29:13, in Lombardia, linkato 263 volte)

Dopo la presentazione della Proposta di Legge 243, inerente l'adozione di una bandiera ufficiale per la Lombardia, la Commissione Affari Istituzionali del Consiglio Regionale si è riunita, mercoledì 1° aprile, per avviare l'esame del testo. La Commissione ha stabilito l’istituzione di un Gruppo di lavoro. Ricordiamo che, nelle scorse settimane, il Presidente Roberto Maroni si era espresso sul tema, manifestando la propria preferenza per l'attuale vessillo. Qui di seguito rilanciamo il comunicato emesso dal Collettivo Avanti all'indomani della decisione della Commissione.

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Una bandiera per la Lombardia?

La Lombardia ha una bandiera propria? Sì. E’ la Rosa Camuna bianca su campo verde che sventola dalla facciata di ogni Comune della nostra Regione. E’ la stessa Rosa che decora le maglie delle nostre Rappresentative sportive. Quella Rosa che sempre più nostri concittadini espongono in manifestazioni, fotografie, iniziative di ogni sorta.

Perchè, allora, si sta discutendo, in Consiglio Regionale, di una bandiera per la Lombardia? O, addirittura, di una bandiera “nuova”?

Una premessa chiarificatrice: si discute della bandiera perchè, innanzitutto, la Regione Lombardia non ha “formalmente” adottato alcun vessillo. Dal punto di vista burocratico, se vogliamo vederla in questi termini, la bandiera che abbiamo descritto sopra è una bandiera de facto. In tal senso, la sua adozione ufficiale con legge regionale sarebbe una semplice e, nondimeno, benvenuta presa d’atto della realtà.

Ma si discute anche della bandiera perchè, secondo alcune forze sociali e politiche, essa andrebbe cambiata. Molteplici sono state le proposte volte a superare o, comunque, a modificare la Rosa Camuna. Ultima in ordine di tempo, la Proposta di Legge 243, che chiede l’adozione di un vessillo composito, formato per circa un terzo dalla croce rossa in campo bianco milanese e per due terzi dalla stessa Rosa Camuna.

Fatte queste premesse, veniamo al nostro giudizio su tali proposte. ...

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Articolo  Avanti con la costruzione del nuovo indipendentismo lombardo 

Di Admin (del 27/03/2015 @ 11:57:53, in Lombardia, linkato 212 volte)

Rilanciamo per i nostri lettori un altro articolo di Claudio Franco, del Collettivo Avanti, sul nuovo indipendentismo lombardo e sulla sua influenza sull'agenda politica regionale. Buona lettura.

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Ho letto l’interessante e puntuale editoriale di Claudio Bollentini [vedi link in calce ad articolo, n.d.r.], condividendone l’impostazione generale. E’ vero: Milano è “una signora esigente”, difficile da conquistare, specie se in mancanza di una visione adeguata. Essa non tollera di essere un ripiego e non merita ricette lepeniste.

Per una delle capitali d’Europa e del Mondo, Salvini dovrà presentare non solo un programma elettorale, ma un’idea di Milano che sia adeguata alle sue esigenze, al suo territorio e alla sua economia. L’editoriale è chiarissimo in merito. Serve una visione del futuro.

Proprio per questo motivo, non posso condividere l’inciso dedicato al mondo autonomista e indipendentista, che elettoralmente mancherebbe di “ciccia” e che si occuperebbe di “orpelli e soprammobili”. Con ciò intendendo tematiche come il referendum d’autonomia o la questione della bandiera. Se sui numeri (innegabilmente scarsi, per ora) siamo tutti d’accordo, almeno sulle tematiche e sulla visione, vorrei dissentire.

Negli ultimi mesi, l’autonomismo e l’indipendentismo lombardi hanno conosciuto un grande rinnovamento, incentrato su un nuovo progetto e su un nuovo modo di porsi. Archiviato il padanismo, andava archiviata (politicamente) una [...la lettura prosegue su La Bissa]



Articolo  Si consolida il fronte referendario in Lombardia 

Di Admin (del 26/03/2015 @ 20:58:43, in Lombardia, linkato 182 volte)

Rilanciamo per i nostri lettori l'articolo che Claudio Franco, del Collettivo Avanti, ha dedicato all'alleanza referendaria autonomista lombarda, emersa dal voto dello scorso 17 febbraio al Pirellone e riconfermata nel dibattito pubblico svoltosi recentemente a Monza. Buona lettura.

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Quali effetti avrà, per la Lombardia, il referendum autonomista votato un mese fa dalla Regione? La domanda se la sono posta il presidente Maroni e cinque consiglieri regionali, in un recente incontro pubblico a Monza. Romeo (Lega), Galli (Lista Maroni), Carugo (Ncd) per la maggioranza, Brambilla (Pd) e Corbetta (M5S) per l’opposizione. Quasi fosse un canovaccio già scritto, ognuno ha sostanzialmente confermato le posizioni esposte in Consiglio Regionale, raccogliendo dalla sala boati di approvazione in caso di favore al referendum e assordanti fischi in caso di contrarietà (stiamo parlando in particolare del Pd, rappresentato dal capogruppo Enrico Brambilla).

Non sono però mancate due interessanti novità, non soltanto in vista del voto, ma addirittura per lo stesso quadro politico lombardo e peninsulare. Da un lato [...la lettura prosegue su L'intraprendente]



Articolo  I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (terza ed ultima parte) 

Di Alex Storti (del 25/03/2015 @ 11:26:12, in Indipendenza, linkato 228 volte)

[dopo la prima e la seconda parte di questo trittico, prosegue l'analisi, da parte di Alex Storti, dei "falsi miti" che hanno finora relegato l'indipendentismo lombardo in una sorta di ghetto ideologico e comunicativo; falsi miti che però, è bene ricordarlo, il nuovo indipendentismo lombardo non-etnonazionalista si propone di superare]

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Il falso mito della Regione quale "semplice ente amministrativo italiano"

È vero che la Regione Lombardia, in quanto ente amministrativo italiano, non può autodeterminarsi? No, è falso.

Il fatto che una Regione sia tale per il diritto costituzionale e amministrativo dello stato di appartenenza, non impedisce che essa cambi la propria natura istituzionale -cioè il proprio status giuridico-, finanche a secedere e a trasformarsi, in tal modo, in una Repubblica indipendente.

Gli etnonazionalisti sostengono che ciò non sarebbe possibile, in quanto i destini della Regione Lombardia dipenderebbero esclusivamente dall'ordinamento "interno" italiano. Se così fosse, anche i destini di ogni singolo cittadino lombardo dipenderebbero, in modo analogo e in via esclusiva, dai voleri di Roma: non a caso, il famigerato articolo 5 della Costituzione -quello sull'"indivisibilità" della Repubblica italiana- non fa distinzioni fra regioni, province, comuni, proprietà individuali. E nemmeno fra "comunità storiche", "nazioni senza stato", "popoli" (inclusi il sardo e il veneto, con buona pace di quegli indipendentisti isolani e marciani che ritengono di appartenere alle sole comunità peninsulari cui si potrebbe applicare il principio di autodeterminazione, essendo stati ratificati dalla legge italiana i rispettivi statuti regionali, al cui interno si parla, per l'appunto, di "popolo" veneto e sardo...)

In altri termini, se la sovranità costituzionale, e quindi anche amministrativa, esercitata dallo stato italiano, vale per le Regioni, essa vale anche per qualsiasi altro insieme di abitanti e per qualsiasi altra porzione di territorio della Repubblica. Per ciò stesso, così come ogni indipendentista ritiene di poter secedere superando, in un modo o in un altro, il limite dell'art. 5, egualmente tale possibilità vale per la nostra Regione. Anche se adesso siamo cittadini di un "ente amministrativo italiano", possiamo benissimo trasformare tale ente in un'istituzione sempre più sganciata dai vincoli giuridici italiani. Fino alla secessione. Da ente italiano ad entità indipendente. Il passaggio è possibile.

Del resto ciò vale per tantissime "Regioni" sparse per il Continente, a cominciare dalla Catalogna, che non ha giurisdizione su tutti i territori storicamente catalani. Ciò non impedisce alla Generalitat, guidata dal presidente Mas, così come alle formazioni politiche e sociali sobiraniste -a cominciare dalla etnonazionalista ERC- di rivendicare il pieno diritto naturale dell'attuale Comunità autonoma spagnola denominata Catalogna di autodeterminarsi.

Qualcuno, commentando polemicamente un mio pezzo di qualche settimana fa, ha scritto che ...

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Articolo  L'intento di Madrid? Soffocare la Catalogna 

Di Paolo Amighetti (del 24/03/2015 @ 21:03:56, in Catalogna, linkato 303 volte)

articolo di Suso de Toro
(Link all'articolo originale: http://m.ara.cat/en/Catalonia-Defeated_0_1325867490.html)

Non prendono in giro nessuno, e in fondo neppure se lo propongono: l'obiettivo di quasi tutte le forze politiche spagnole, parlamentari e non, è la sconfitta della Catalogna; e in questa guerra di nervi, negarlo fa solo parte della strategia. Sfumata ogni speranza di dialogo democratico, la società catalana è posta dinanzi alla concezione della politica come una guerra condotta con altri mezzi. D'altronde il tradizionale clima politico-culturale spagnolo, dominato dal militarismo, ben si adatta a Carl Schmitt.

La Catalogna capitolerà per soffocamento e ciò deve avvenire al massimo entro un anno: "Tra un anno, le acque si saranno calmate" ha dichiarato il presidente del governo spagnolo, riferendosi proprio alla Catalogna, qualche giorno fa. Naturalmente non ha lasciato intendere che ci siano negoziazioni in corso: voleva piuttosto dire che il processo separatista catalano sarà, alla lunga, schiacciato. Ma tale risultato non dipenderà dall'azione di un unico partito politico, o dal solo governo: è chiaro che il Partito popolare è sostenuto dalla complicità e dalla collaborazione di estesi gruppi d'interesse.

L'ultimo biennio, segnato dalle iniziative catalane, dalla crisi economica e dalla successione al trono, ha molto spaventato il Palazzo. Ma la reazione non si è fatta attendere: i padroni del vapore (poteri economici, l'indice della borsa di Madrid IBEX, e i due massimi partiti nazionali, cioè i popolari e i socialisti) si sono affrettati a stipulare ampie intese a difesa degli interessi-chiave dello Stato: stringendo un vero patto d'acciaio contro il catalanismo e contro le richieste di sovranità limpidamente espresse dalla società catalana nel suo insieme. Anche i partiti minori, chi più chi meno, condividono la strategia di Madrid, e nessuno di loro la denuncerà dinanzi all'elettorato.

Senza un tale accordo, come spiegare il silenzio bipartisan di governo ed opposizione sul conflitto politico tra  Spagna e Catalogna? Dopotutto si tratta della questione più scottante sul tavolo. Né si può credere che, dato che siamo alle soglie delle elezioni, questo mutismo sia dettato da ragioni di cautela politica: sarebbe totalmente irresponsabile ignorare un tema di questa importanza per un puro calcolo elettorale. In realtà, le leadership dei maggiori partiti sono d'accordo su un punto: le rivendicazioni catalane non devono trovare riscontro. Meglio che soffochino in Catalogna.

Il tentativo di Zapatero di rinegoziazione dello status della Catalogna nell'ambito dello stato nazionale spagnolo ha dimostrato chiaramente come questo Stato non sia di tutti, e ha smascherato chi vi detiene ed esercita senza vergogna il monopolio esclusivo. La proposta di Zapatero ha incontrato l'opposizione dei popolari, di buona parte dei socialisti, e dei gruppi d'interesse economico, mediatico, politico ben piantati nella capitale. Il ruolo dei media, e nello specifico di quelli madrileni, andrebbe analizzato e denunciato pubblicamente. La Catalogna non si sta battendo contro una "Spagna" astratta, ma con un centro specifico ed estremamente potente, padrone dello Stato: Madrid.

E Madrid ha già usato e userà tutti i mezzi di cui dispone lo Stato, legali ed illegali, per stroncare i suoi nemici. Una polizia politica segreta è incaricata di tener d'occhio e perseguire personalità catalane di spicco: artisti, calciatori, politici. Nulla succede per caso. Prendete Jordi Pujol: le irregolarità, le manovre che coinvolgevano la sua famiglia sono sempre state note ai governi spagnoli fintantoché Madrid ha avuto interesse a tirarle fuori: il governo stesso che le denunciò era corrotto. Mise in luce quel che già c'era, intendiamoci, ma se non ci fosse stato nulla da esibire avrebbe inventato qualcosa, come è successo col sindaco di Barcellona. Non c'è che da aspettare cos'altro faranno saltar fuori nelle prossime settimane.

All'impiego della polizia come strumento strategico nella battaglia politica -il che fa accapponare la pelle, in un'Europa che non fa che vantarsi delle sue istituzioni democratiche- si è accompagnato un uso indiscriminato del Ministero della giustizia. "Abbiamo i voti per espellere il giudice catalano" ha dichiarato un artefice di maggioranze nelle corti di Madrid, riferendosi al giudice Santiago Vidal. Per quanto riguarda la Corte costituzionale, d'altronde, i popolari l'hanno presa d'assalto da parecchio. Questa è la giustizia spagnola, se per caso i catalani non l'avessero già capito. Lo Stato spagnolo marcia contro le istituzioni catalane: l'ideologia di Stato non è mai stata tanto sfacciata.

Ai catalani, e nessuno ne fa mistero, la Spagna dirà sempre: "Non voglio che l'Andalusia sia governata dalla Catalogna, non voglio che governi un partito chiamato Ciutadans, un partito il cui presidente si chiami Albert". A questo si riferiva, forse, il signor Francesc de Carreras, quando negò l'esistenza di un nazionalismo spagnolo: intendeva dire che quella spagnola è autentica xenofobia. Esistono ancora politici fieri di definirsi "nazionalisti". "L'altro giorno un indipendentista catalano mi ha detto: lei è un nazionalista spagnolo! E io: certamente!". L'ha detto il candidato sindaco socialista di Madrid, che ha poi affermato: "In questo momento, loro vogliono distruggere il Paese... Ma prometto che farò tutto il possibile per evitare, giorno per giorno, la dissoluzione. Se per gli anti-spagnoli la nostra nazione è in via di disgregazione, vi assicuro che m'impegnerò per arrestarla". Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la destra né con la sinistra, e neppure con il disinteresse per i due schieramenti, dato che un leader del partito Podemos ha tirato in ballo Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia per giustificare il suo "no" al diritto dei catalani a decidere del proprio futuro. Il punto cruciale è che il nazionalismo spagnolo è vivo: gli "anti-spagnoli" dovrebbero spalleggiarsi l'un l'altro.

Con scetticismo, ma certamente in buona fede, qualcuno (non molti, in verità) ha cercato di verificare se l'attuale costituzione preveda il riconoscimento e la soddisfazione delle richieste delle nazioni senza Stato. Una via costituzionale sembrava la più indolore e lineare; ma gli ultimi cinque-sei anni hanno dimostrato che è del tutto impraticabile. Attualmente non son credibili neppure le opzioni federaliste o di vaga riforma della stessa costituzione: ed è un peccato che si sia giunti a questo punto morto. Non è chiaro, comunque, se la Catalogna abbia la forza di mettere in piedi un suo Stato. Chiunque non voglia illudersi sa benissimo che Madrid intende spezzar la schiena alla Catalogna. Sembra che la capitale intimi a Barcellona la resa senza condizioni. Temo sia un grave errore, ora, chinare il capo al cospetto chi si comporta a tutti gli effetti come un nemico: non c'è stato dialogo fino ad oggi, non ci sarà pietà domani. Guai ai vinti.

I catalani stanno passando un periodo duro; ciascuno lo affronta individualmente, non senza profondo coinvolgimento emotivo. In ballo c'è il destino di una nazione, e quindi quello personale di ognuno. Ma chiunque pensi che un partito spagnolo -uno qualunque!- riconoscerà la Catalogna e i catalani deve spiegare su quali basi lo ritenga possibile, a giustificazione della resa catalana. Eppure, ciò facendo, si troverebbe a dover negare quel che Madrid non fa che affermare molto chiaramente.

Arrendersi -la carta d'identità tra i denti, le mani in alto- non salverà nessuno: indebolirà soltanto la posizione della nazione nel suo complesso. Madrid vuole piegare la Catalogna. Un conflitto politico combattuto coi mezzi della guerra, come quello che si svolge ora sotto i nostri occhi, può aver tre esiti: la vittoria di una parte, la vittoria dell'altra o l'armistizio concordato di entrambi i contendenti. La resa equivale alla disfatta. Tanto per vincere, quanto per arrivare a trattare un cessate il fuoco serve forza. Madrid, la sua la sta impiegando tutta, e non ha bisogno di sostegno ulteriore. La Catalogna può fare affidamento soltanto sui suoi cittadini: perciò servirà l'aiuto di tutti.



Articolo  Domenica 29 Marzo: secondo laboratorio politico di Avanti 

Di Admin (del 21/03/2015 @ 16:50:09, in Lombardia, linkato 209 volte)

Domenica prossima, 29 marzo, presso la sala consiliare di Gazzada Schianno, nel Varesotto, si svolgerà il secondo laboratorio politico organizzato dal Collettivo Avanti (qui il comunicato ufficiale). Al centro dell'incontro i temi del residuo fiscale e dell'autonomia lombarda, con un particolare occhio di riguardo al rapporto fra tassazione comunale e territorio, cittadini, imprese. Si tratta di una questione cruciale per capire e affrontare il disastro compiuto dalla falsa federalizzazione che lo stato italiano ci ha regalato, nell'ultimo quarto di secolo.

A tal proposito riportiamo, come assaggio per i nostri lettori, un brano tratto dal manifesto separatista "Il sogno di una cosa", prodotto dal Collettivo Avanti nell'ormai lontano 2008, all'alba della crisi economica. Sembra passato un secolo, se non fosse che le stesse verità nascoste, illustrate su quelle pagine, sono andate ulteriormente disvelandosi, come dimostra, soltanto per citare l'ultimo esempio in ordine di tempo, il recentissimo rapporto di Assolombarda su tassazione locale e sistema economico nel cuore produttivo della nostra Regione. 

*   *   *

[...] da quasi vent'anni si discute di riformare l'Italia in senso federale, senza che si sia arrivati, però, ad alcun risultato concreto. Anzi, se possibile, la classe politica italiana è riuscita in un capolavoro di cinismo: ha dato vita ad un processo di federalizzazione molto parziale e, purtroppo, falsa, inventando nuove tasse locali aggiuntive rispetto a quelle nazionali, e obbligando le Regioni e gli altri enti territoriali a contribuire al diluvio di novità normative.
Se la parziale federalizzazione sin qui attuata fosse stata sincera e votata al buongoverno, il livello generale della tassazione sarebbe dovuto rimanere sostanzialmente invariato. Infatti, attribuendo nuove funzioni agli enti locali e, pertanto, nuove tasse, appunto locali, per svolgere quelle funzioni, lo Stato centrale, di converso, avrebbe dovuto ridurre in proporzione i propri tributi. E invece no. Invece lo Stato italiano è riuscito nel capolavoro malvagio di ...

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