"Lo Stato è la Grande Finzione, per mezzo della quale tutti quanti cercano di vivere alle spalle di tutti quanti"

Frederic Bastiat

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Presidente Maroni, convochi il referendum
Appello (con postilla) al Presidente della Regione Lombardia
Avanti si evolve: da Collettivo a Movimento strutturato
Il Collettivo Indipendentista Lombardo diventa formazione politica
L'Italia dice sì al referendum del Veneto (e della Lombardia)
Analisi della fondamentale sentenza 118/2015 della Corte Costituzionale, che autorizza i referendum per l'autonomia differenziata del Lombardo-Veneto
Il "full de ruta" del referendum lombardo
Quinto e ultimo articolo sulla natura giuridica e politica del referendum autonomista indetto dalla Regione Lombardia
Ha senso il referendum autonomista lombardo?
L'analisi del referendum lombardo si sposta sul piano politico
Perchè il referendum lombardo non è incostituzionale
Terzo articolo di analisi giuridica del referendum lombardo
Che basi ha il referendum autonomista lombardo?
Prosegue l'analisi di Alex Storti dei fondamenti e delle conseguenze del referendum autonomista lombardo
Il referendum lombardo è impugnabile?
Primo di una serie di cinque approfondimenti sul referendum autonomista lombardo

Editoriali
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (terza ed ultima parte)
Prosegue l'analisi dei falsi miti dell'indipendentismo lombardo di matrice etnonazionalista
Il misero referendum della Lombardia che spaventa Roma
Editoriale di Carlo Lottieri sugli scricchiolii del sentimento unitario peninsulare
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (seconda parte)
Prosegue l'analisi dei falsi miti dell'indipendentismo lombardo di matrice etnonazionalista
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (prima parte)
Sulla natura e sulle prospettive dell'indipendentismo lombardo
Reati di opinione: perché si può criticare lo Stato italiano
Una disamina dopo la condanna per vilipendio all'"Italia"
L’unione (italiana) è finita!
Libertà di sana e robusta secessione.
Roma capitale? Sì, ma di se stessa
Roma città-stato. Punto.

Le nostre interviste
Intervista a Fabrizio Cecchetti sul referendum d'autonomia lombardo
Il Vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia intervistato dai ragazzi del Collettivo Avanti
Luca Schenato, un Veneto in Svizzera
Dialogo con l'autore di "Vento è chi il veneto fa"
Intervista a Luca Azzano Cantarutti
Conversazione con il Presidente di Indipendenza Veneta sugli sviluppi del percorso referendario veneto
Intervista ad Andrea Favaro
Gli ultimi sviluppi del lavoro della Commissione di esperti giuridici istituita ai sensi della Risoluzione 44
Intervista ad Alessandro Vitale
Dialogo su indipendenza, federalismo, Europa, Gianfranco Miglio, Veneto, Trieste
Intervista a Giacomo Zucco (Tea Party Italia)
Intervista al portavoce del Tea Party Italia Giacomo Zucco, a cura di Alex Storti
Intervista a Alessio Morosin (Indipendenza Veneta)
Intervista ad Alessio Morosin
In esclusiva per "Diritto di Voto": Intervista a Eva Klotz
Eva Klotz a tutto campo sulle questioni cruciali riguardanti il diritto di decidere
Intervista a Sandro Gombac
Trieste Libera

I documenti
Il Friuli, Trieste, le foibe
Nella giornata del ricordo, qualche riflessione e il comunicato stampa dell'ANFeL
Il socialismo catalano e il referendum
Il terremoto indipendentista catalano rivoluziona l'area socialista
L'Associazione dei Municipi Catalani sostiene il referendum
In Catalogna i comuni indipendentisti si mobilitano a sostegno del referendum del 9 novembre

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Le responsabilità del Mondo (e dell'Europa) di fronte alle secessioni delle colonie fiscali europee
Fra Kosovo, UE e Catalogna
Analisi di Alex Storti e rilancio di Vicent Partal in merito alla preadesione del Kosovo all'UE

Articolo  Intervista ad Antonio Guadagnini 

Di Admin (del 01/08/2015 @ 14:24:53, in Veneto, linkato 113 volte)

Nelle recentissime elezioni venete, il cartello Indipendenza Noi Veneto è riuscito ad eleggere uno dei volti più noti della galassia marciana che supporta le idee di autogoverno e di diritto di decidere. Stiamo parlando del neo consigliere regionale Antonio Guadagnini, proveniente dalle file di Veneto Stato e votatissimo nella circoscrizione provinciale vicentina. Gli abbiamo posto alcune domande. Buona lettura

*   *   *

AlexStorti) La tua opinione sulla dichiarazione di incostituzionalità della Legge 16 sul referendum d'indipendenza del Veneto.

AntonioGuadagnini) La consulta ha espresso un parere, noi siamo di parere diverso: il diritto di decidere la forma di governo da cui essere governati è un diritto inalienabile delle persone, ed è la fonte del diritto costituzionale e delle costituzioni. L'esercizio di tale diritto è un potere costituente, sul quale la costituzione non può retroagire. Se un'assemblea rappresentativa decide di interrogare il proprio popolo sul tema, essa ha tutto il diritto di farlo.

La tua prima -e lodevolissima- iniziativa, da neoeletto consigliere regionale, è stata la costituzione dell'intergruppo sul diritto di decidere dei Veneti, significativamente denominato "Parola ai Veneti" . Spiegaci di cosa si tratta.

Si tratta di un gruppo, già maggioritario in consiglio regionale, che ha come obiettivo finale ...

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Articolo  "Razzismo veneto" 

Di Alex Storti (del 31/07/2015 @ 17:20:13, in Veneto, linkato 309 volte)

Il Post è un quotidiano online fondato e diretto da Luca Sofri. Un quotidiano agile e ricco di analisi interessanti, spesso volutamente basate su un approccio didattico. La filosofia del direttore, infatti, è incentrata sul cercare di fornire notizie vere, comprovate, evitando come la peste le tante bufale che ingombrano il web, la carta stampata e i massmedia in generale. Per questo motivo, sulle pagine del Post troverete svariati pezzi intitolati "[la tal cosa] spiegata bene", oppure "Cosa è davvero successo ieri [a vattelapesca]", e via dicendo.

Il Post è abbastanza apertamente schierato a sinistra, ma non è un giornale fazioso nè tantomeno urlato.

Peccato dunque per quanto accaduto lo scorso venerdì 17 -a volte, la sfiga...-. A parere di chi scrive, un tremendo errore. I fatti: a Treviso e a Roma si formano presidii e scoppiano agitazioni attorno all'arrivo di alcune decine di profughi inviati dalle rispettive prefetture, per prendere possesso di alloggi convenzionati col Ministero dell'Interno. Ne parlano tutti i mezzi di comunicazione, e così fa anche il Post.

E qui emerge la prima differenza molto significativa: ...

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Articolo  Comunicato di Avanti sul rapporto Svimez 

Di Admin (del 31/07/2015 @ 11:27:16, in Lombardia, linkato 119 volte)

Riceviamo dal movimento Avanti e volentieri rilanciamo

*   *   *

RAPPORTO SVIMEZ: AVANTI VERSO UNA LOMBARDIA SGANCIATA DALL'ITALIA
 

I dati pubblicati in questi giorni dallo Svimez, sul sempre più profondo declino del Sud, sia economico che demografico, dimostrano che 155 anni di unità statuale italiana hanno prodotto molti più guasti che benefici per quelle terre.

Con il Sud non ha funzionato la politica semicoloniale, applicata dai Savoia fino al disgraziatissimo trasferimento della capitale a Roma.
Non ha funzionato la politica clientelare durata fino all’avvento del fascismo, e non a caso contestata già a fine ‘800 dal primo movimento separatista lombardo, quello per la costituzione dello “Stato di Milano”.
Non ha funzionato nemmeno [...continua qui ]



Articolo  Intervista ad Ilaria Brunelli 

Di Admin (del 24/07/2015 @ 18:15:03, in Veneto, linkato 168 volte)

Per gentile concessione dell'amico Stefano Catone, collaboratore della rivista Left, pubblichiamo integralmente l'intervista ad Ilaria Brunelli, candidata nelle liste di Indipendenza Noi Veneto al Consiglio Regionale, nella circoscrizione di Vicenza (dove è risultata la seconda più votata dopo il consigliere eletto Antonio Guadagnini). Nel numero 27 della rivista, disponibile anche online, potete trovare l'articolo che Stefano ha dedicato all'indipendentismo in Lombardia e Veneto. Buona lettura

*   *   *

Stefano Catone) Perché l’indipendenza del Veneto?

 Ilaria Brunelli) Sarebbe forse piu appropriato domandarsi “Perché il Veneto in Italia?!”. Il nostro è un popolo che ha vissuto in uno stato indipendente, relazionandosi col mondo, per più di un millennio nella storia recente, e ancora prima di Cristo nella storia più antica. Nulla di strano quindi se, stanchi di una convivenza faticosa con lo Stato italiano, desideriamo tornare alla nostra facoltà di autogovernarci, per garantire un futuro migliore e più sereno.

In Veneto l’indipendentismo è un ideale ancora vivo? Oltre ai risultati elettorali, quali sono gli argomenti che dimostrerebbero la sua vitalità?

A parte i numeri in crescita, che dimostrano una capacità politica in divenire nonostante le divisioni interne che ancora purtroppo sussistono, l’indipendentismo veneto è sempre vivo. In realtà è un fenomeno che non ha mai smesso di fermentare in Veneto, passando attraverso tutti i movimenti culturali/ politici che lo hanno sostenuto a partire (nella storia recente) dalla Liga Veneta, progenitrice di quella che divenne poi la Lega.

Altri indizi li si nota proprio durante le campagne elettorali regionali, quando da destra a sinistra si vede il tentativo di raccogliere questo fermento accompagnando le liste principali del candidato da liste “col leon” che oscillano dall’autonomia all’indipendenza dichiarata (vedi Moretti con Progetto Veneto Autonomo, Tosi con Razza Piave-Veneto Stato, oltre a Zaia con Indipendenza Noi Veneto e a Indipendenza Veneta).

Sul territorio il proliferare di iniziative culturali/politiche con convegni, manifestazioni, feste. Visivamente, le bandiere marciane che sono sempre più spesso esposte fuori dalle abitazioni. I confronti con altre parti politiche che solo fino a 7, 8 anni fa sorridevano alla parola “indipendenza”, mentre oggi magari se ne discostano ma argomentando la posizione. Una escalation di piccole cose, che agli occhi di chi come me vive il tema da un decennio conferma che la strada è quella giusta. Si tratta solo di raggiungere la massa critica.

Le recenti elezioni regionali sembrano confermare che tale sentimento esiste ancora ma, per l’ennesima volta, le liste indipendentiste non hanno trovato un accordo che permettesse di presentarsi uniti al voto. Come giudica questa situazione? Che differenza strategica c’è tra chi ha scelto la corsa solitaria e chi di apparentarsi con Zaia?

Io auspicavo che in questa tornata l’indipendentismo ...

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Articolo  I VENETI VIVONO DA SCHIAVI 

Di Nicola Busin (del 22/07/2015 @ 20:12:46, in Veneto, linkato 346 volte)

ciaoitalia
I VENETI VIVONO DA SCHIAVI.
Gli abitanti di Venezia e delle Venezie forse non pensavano che questo loro modo di salutare “s-ciao suo” (schiavo suo), poi semplificato in “ciao” e adottato in tutto il mondo, divenisse un termine così attuale anche nel 2015 ( e negli anni a venire).

Sgombriamo subito il campo per chiarire che qui si condanna ogni forma di razzismo, in quanto ogni essere umano ha diritto di vivere in dignità e libertà, come pure ha il dovere di lavorare per mantenere una vita dignitosa ed essere tutelato in caso di malattia o inabilità.

Fatta questa premessa è da dire che questa nazione Italia, unita da una banda di esaltati nei modi più tristi, in particolare il Regno delle due Sicilie oggetto di veri e propri genocidi attuati dai generali savoiardi, con sterminio di interi paesi, non ha ulteriormente senso di esistere. Questa Italia frutto di un risorgimento prodromo di una devastante epoca fascista e ora ancora sostenuta da una forza politica nazionalista e socialista che, infarcita di retorica, non si rende conto quali danni irreversibili questa forzata unione stia compiendo contro tutti gli splendidi popoli che la abitano. Dopo circa 150 anni di unità imposta tentando di creare l’italiano medio e il reddito medio ci troviamo invece ogni anno a vedere ...

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Articolo  2016: Lombardo-Veneto vs. Italia 

Di Alex Storti (del 17/07/2015 @ 18:09:56, in Lombardia, linkato 361 volte)

Per un incredibile colpo di fortuna, si sta addensando una tempesta perfetta, sulla testa del signor Renzi, sul suo governo e, di fatto, sullo stato italiano. E non mi riferisco alla miriade di nodi strutturali che stanno venendo al pettine, a cominciare dalla questione greca che potrebbe dimostrare quanto sia nudo il Re Tricolore.
Mi riferisco, piuttosto, alla triade referendaria che potrebbe avere luogo nella primavera del 2016. Sono tre infatti i referendum di carattere costituzionale che marciano spediti e paralleli gli uni rispetto agli altri lungo il sentiero della convocazione.

Il primo referendum è quello indetto dalla Deliberazione del Consiglio Regionale della Lombardia n. 638, lo scorso 17 febbraio: si tratta della consultazione avente ad oggetto la richiesta di autonomia differenziata per la nostra Regione, ai sensi del vigente articolo 116 della Costituzione.

Il secondo referendum è quello indetto dalla Legge 15 votata lo scorso anno dal Consiglio Regionale del Veneto: dopo la sentenza 118 della Corte Costituzionale, la legge in questione è rimasta in vigore nella sola parte relativa al quesito che prevede una richiesta simile a quella lombarda. Anche nel caso dei vicini veneti, dunque, si tratta di chiedere l'autonomia differenziata ex art. 116 Costituzione.

Il terzo referendum, a differenza dei primi due, non riguarderà una singola popolazione regionale, bensì ...

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Articolo  Presidente Maroni, convochi il referendum 

Di Alex Storti (del 09/07/2015 @ 10:57:41, in Lombardia, linkato 341 volte)

Dopo la sentenza 118 della Corte Costituzionale, sono caduti tutti i dubbi sulla possibile impugnazione del referendum per l'autonomia differenziata della Lombardia da parte del Governo Renzi.

Come ho spiegato in un precedente articolo, si tratta di un inatteso risultato giuridico e politico. La sentenza della Consulta apre infatti uno scenario inedito: finalmente la singola popolazione di una Regione potrà esprimersi sull'ampliamento della propria autonomia, cosa mai accaduta nella storia repubblicana; la Lombardia si avvierà così alla fine del suo cammino storico quale Regione ordinaria, andando ad acquisire uno status di specialità -l'autonomia differenziata- diverso e molto più ampio rispetto a tutte le altre.

Bene, acquisito dunque il placet costituzionale sulla legittimità del referendum, non resta ora che ...

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Articolo  Avanti si evolve: da Collettivo a Movimento strutturato 

Di Alex Storti (del 08/07/2015 @ 11:09:09, in Lombardia, linkato 282 volte)

Il 13 giugno scorso, a Monza, si è svolta l'assemblea fondativa di Avanti: si è trattato del momento di passaggio dalla forma non strutturata (il Collettivo) a quella di vero e proprio movimento politico dotato di un'organizzazione  "solida".

Con questa evoluzione, Avanti segna la terza tappa di un percorso iniziato sette anni fa, allorché la sigla, apparsa pubblicamente nella primavera del 2008, scelse di definirsi come "Progetto Politico". Fu quello un periodo di elaborazione concettuale, importante per porre le basi ideologiche e giuridiche del nuovo separatismo regionale, fondato su ragioni di tipo contrattuale e non identitario, condensate nel pamphlet-manifesto "Il sogno di una cosa".

Il passaggio a Collettivo avvenne in un momento successivo, dapprima in forma sperimentale, allo scopo di raccogliere energie intellettuali attorno alle idee elaborate in precedenza; ne scaturì un'attività essenzialmente pubblicistica, a tratti molto intensa, durante il triennio 2010-12. Nel maggio dello scorso anno, dopo due anni di quiescenza associativa, il Collettivo ha quindi ripreso le proprie attività in grande stile, raccogliendo molti attivisti e muovendosi a tutto campo, fra dibattiti, volantinaggi, presidii, pubblicazioni e toccando vette impensabili negli anni precedenti: su tutte, la partecipazione di una delegazione propria di Osservatori Internazionali alla Consulta catalana del 9 Novembre, su invito del coordinatore ICEC del Veneto, Luca Polo.

Dopo queste esperienze e, in particolare, alla luce degli sviluppi in Veneto, in Scozia e in Catalogna, da sempre contesti di studio per gli avantisti, è maturata la volontà di evolvere nuovamente. Da qui la scelta di ...

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Articolo  La Consulta nega i diritti dei veneti. La battaglia riprende 

Di Carlo Lottieri (del 26/06/2015 @ 13:51:00, in Veneto, linkato 828 volte)

Lo si prevedeva: è avvenuto. La Corte costituzionale ha bocciato la legge regionale veneta che istituisce un referendum consultivo sull’indipendenza, lasciando parzialmente aperta solo la possibilità di indire una consultazione volta ad avviare un processo orientato alla concessione – dall’alto – di limitate autonomie. I veneti non possono insomma godere dei diritti che gli scozzesi si sono visti riconoscere, Roma non è Londra, la strada verso l’autonomia non solo è lunghissima e quanto mai impervia, ma soprattutto è irrealistica in uno Stato che senza i soldi dei veneti non è in grado di tenere in piedi la finanza pubblica.

Dopo la decisione romana, la politica veneta ha di fronte due percorsi, ma già è facile prevedere quale sarà imboccato.

Il primo consisterebbe nel rispettare il dettato della legge regionale 116, che in caso di mancata intesa con lo Stato centrale impegna a proseguire lungo il percorso referendario tracciato: a difesa dei diritti dei veneti. È chiaro che una Lega ormai nazionale, quale è ormai la Lega di Salvini e Zaia, difficilmente opterà per questa sfida allo Stato in nome di diritti inviolabili e prepolitici. Con ogni probabilità, realismo e opportunismo indurranno il presidente veneto a prendere atto delle decisioni della Consulta e lo convinceranno ancor più a insistere sull’ipotesi di replicare l’autonomia trentina: si tratta di un modello impossibile, perché mai l’Italia darà ai veneti quello che molti anni fa – in ragione di una serie di questioni internazionali – ha riconosciuto a trentini e sud-tirolesi, ma Zaia sa bene che il riferimento a Trento e Bolzano funziona sul piano comunicativo e quindi continuerà a insistere su questo tasto.

È facile insomma che d’indipendenza non si parlerà più, mentre dominerà la questione dell’autonomia.

Per quanto tempo, però, questo sostanziale imbroglio potrà durare? Difficile dirlo.

La trappola che Zaia e la sua maggioranza stanno predisponendo ai loro stessi danni è conseguente al fatto che il rapido declino economico non può aspettare quell’autonomia che non arriverà tra un anno, tra due e nemmeno tra cinque. E quando il numero dei disoccupati cresce e le imprese si spostano, è difficile che il consenso politico sia in grado di reggere.

Volendo difendere il proprio potere entro l’Italia e all’interno del sistema amministrativo vigente, Zaia potrebbe trovarsi assai presto privo di consensi. Come un Formigoni qualunque, egli potrebbe in breve tempo passare dalle stelle alle stalle, trovandosi a ripetere – come fa ormai da anni – slogan a cui non fa seguito proprio nulla.

Quanti ritengono che i veneti abbiano diritto a disporre del loro futuro, sappiano che presto si aprirà una strada: se non l’imboccherà Zaia (ignorando il giacobinismo della Consulta e accelerando – in stile catalano – il processo indipendentista), la imboccheranno presto partiti e movimenti, amministratori locali, gente comune.

Ieri è stato negato ai veneti il diritto di votare. Prima o poi i veneti se lo prenderanno.

 



Articolo  L'Italia dice sì al referendum del Veneto (e della Lombardia) 

Di Alex Storti (del 26/06/2015 @ 10:54:46, in Indipendenza, linkato 1754 volte)

Ieri è accaduto un fatto straordinario e inaspettato.
No, non sto parlando della bocciatura, da parte della Corte Costituzionale italiana, della legge 16 del Veneto,
quella che prevedeva l'indizione del referendum consultivo sull'indipendenza: bocciatura regolarmente avvenuta, come da pronostici pressoché unanimi.
E non sto parlando nemmeno della parziale bocciatura, altrettanto già pronosticata, dell'altra legge referendaria veneta, la numero 15 del 2014, nella parte in cui prevedeva l'indizione di una consultazione sull'autonomia tributaria e sull'attribuzione di uno statuto speciale per la Regione marciana.

Il fatto straordinario e, questo sì, inaspettato, cui mi riferisco, è l'ammissione di costituzionalità che la stessa suprema Corte ha stabilito, con preciso riferimento al primo dei cinque quesiti previsti dalla citata legge 15. La sentenza 118 dei giudici costituzionali ha infatti dichiarato non fondata l'eccezione, sollevata a fine agosto 2014 dal ricorso del Governo Renzi, in merito al primo quesito referendario autonomista: "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?". Il referendum è costituzionale e possibile. ...

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Articolo  Dibattito sul referendum autonomista con Alex Storti 

Di Admin (del 11/06/2015 @ 18:58:28, in Lombardia, linkato 160 volte)

Segnaliamo il dibattito che venerdì prossimo, 19 giugno, alle 20.45, si svolgerà in quel di Cavriana, nel mantovano, presso la Sala Civica di Piazza Castello. Partecipano Alex Storti di Avanti, i consiglieri regionali Fabio Rolfi (Lega Lombarda), Andrea Fiasconaro (Movimento 5 Stelle), Anna Lisa Baroni (Forza Italia), e la consigliera provinciale del Partito Democratico Francesca Zaltieri.

"Una Lombardia diversa è possibile?": questo il titolo della serata, durante la quale verrà in particolare affrontato il tema del referendum autonomista, indetto dal Pirellone lo scorso 17 febbraio e previsto per la primavera del 2016.



Giancarlo Pagliarini

1) In Lombardia, Veneto, e non solo, si confrontano spesso due tendenze contrapposte: da un lato, la voglia di inseguire solo e soltanto il traguardo dell'indipendenza, senza se e senza ma; dall'altro, la propensione ad optare per sentieri autonomisti meno appariscenti ma, probabilmente, più "misurabili" e, soprattutto, condivisibili da parte delle forze politiche e sociali ostili al secessionismo. A tuo parere, esistono effettivi margini di miglioramento della situazione attuale? E' possibile, in altri termini, coinvolgere forze sociali e politiche non-indipendentiste in un percorso che aumenti radicalmente il tasso di autogoverno delle nostre Regioni?

In Svizzera i 26 Cantoni sono 26 Stati, eppure ogni 100 metri vedi una bandiera rossocrociata. Quindi il modello Svizzero soddisfa sia i cittadini che hanno l’obiettivo di vivere in uno Stato “indipendente senza se e senza ma”, sia quelli “che sono ostili al secessionismo”.

Carlo Moos, nel suo “Carlo Cattaneo: federalismo e sviluppo”, dice: “In questa chiave interpretativa il federalismo diventa da programma meramente politico, qualcosa di fondamentale: una Weltanschauung nel senso della parola tedesca, e cioè una prospettiva sotto la quale si vede e si interpreta il mondo. Diventa filosofia federale oppure federalismo integrale, una scuola di pensiero che tende alla ricerca continua di mediazione tra l’individuo e la collettività, tra diversità e unità…. Si tratta della ricerca di unità nella molteplicità: Einheit in der Vielfalt”.

Ma la molteplicità non può essere quella dei vecchi stati- nazione. A mio giudizio gli stati-nazione sono contro natura! Sono quelli che hanno fatto le guerre mondiali. Sono questi assurdi nazionalismi che bloccano tutto: dall’idea di Europa allo sviluppo della sua competitività e di prassi sempre più libere e civili. Unità nella molteplicità: la molteplicità non può essere che quella degli enti territoriali. Questo naturalmente vale sia per l’Italia che per tutta l’Europa.

2) Nei tuoi numerosi interventi attribuisci un'importanza fondamentale, come punto di riferimento, al modello sociale, politico e giuridico svizzero e al federalismo elvetico. Spiegaci perchè. ...

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Articolo  Amici veneti, no problem. Tra 5 anni si vota ancora 

Di Carlo Lottieri (del 01/06/2015 @ 19:06:29, in Veneto, linkato 521 volte)

Il risultato è deludente: senza dubbio. Sulla scheda elettorale delle elezioni venete erano presenti 6 candidati alla presidenza e uno di essi vanta una lunga e coerente storia di battaglie per l’indipendenza del Veneto, ma – ancor più – una costante fedeltà al “diritto di voto”. Non è infatti un caso che proprio Alessio Morosin (e solo lui tra i candidati alla presidenza) nel corso di tutta la campagna elettorale abbia usato la formula adottata da questo blog come proprio slogan: invitando ognuno a difendere il diritto dei veneti a decidere il merito al proprio futuro.

Ottenere solo un quarantesimo dei voti espressi è una sconfitta. E certamente è una sconfitta che si può spiegare in molte maniere, anche evidenziando come media hanno trattato la “questione veneta”: che è stata ricondotta a un confronto di soli quattro candidati nazionali (oscurando sinistra radicale e indipendentisti), fingendo che la Moretti avesse qualche chance e immaginando che Tosi potesse impensierire Zaia. Il copione era chiaro fin dall’inizio e certamente questo ha pesato moltissimo sull’esito finale.

Ovviamente le divisioni interne al mondo indipendentista egualmente hanno condizionato l’esito, ma meno di quanti alcuni vorrebbero far credere, dal momento che non c’erano due candidati indipendentisti alla presidenza, ma solo uno. Salvo qualche limitata eccezione, è difficile pensare che nella scelta tra Zaia e Morosin ci sia stato qualche convinto indipendentista che – nel voto per la presidenza – abbia davvero preferito il primo.

Per questa ragione appare chiaro che oggi solo una frazione limitata della popolazione veneta crede che sia opportuno percorrere un percorso legale e democratico verso l’indipendenza. È positivo che due candidati della lista indipendentista affiancata a Luca Zaia siano stati eletti, ma è pur vero che anche in quel caso si è ottenuto poco più di un ventesimo dei voti complessivamente ottenuti dalla coalizione di centro-destra. E sono voti non decisivi a Zaia per governare.

Questo significa che all’indomani della bocciatura (scontata) della legge regionale sul referendum consultivo, con ogni probabilità Zaia e i suoi si sentiranno più che legittimati a seguire la strada che hanno proposto in campagna elettorale: quella di un’autonomia limitata e “octroyée” (calata dall’alto), di un progetto “trentino”, di un’autonomia di spesa senza alcuna responsabilità nella riscossione delle imposte e – quel che non è di poco conto – senza alcuna messa in mora dei 20 miliardi dello sfruttamento territoriale.

Ha prevalso la strada romana che Zaia e Salvini da tempo indicano. Ha prevalso soprattutto l’idea che i veneti debbano preoccuparsi dei rom, degli immigrati libici o siriani, delle cattive multinazionali americane e del Bildenberg. I leghisti possono ogni tanto tirare in ballo anche il tema dell’indipendenza, ma solo in seconda battuta, poiché sanno che la cosa può piacere a qualcuno dei propri elettori. Senza però alcuna intenzione di fare sul serio.

Nonostante questo, non mancano elementi positivi.

In primo luogo, i problemi non si risolvono con le chiacchiere o andando a Roma con il cappello in mano. Continuando nella politica degli ultimi cinque anni di un Veneto incapace di rivendicare la propria libertà si può solo accelerare il processo di impoverimento e di conseguenza, come è già è successo in Lombardia con Roberto Formigoni, pochi si potranno stupire quando un leader locale come Zaia, che oggi sembra tanto forte, vedrà perdere velocemente i propri consensi. Poiché il Veneto non ha un futuro in Italia, è chiaro che prima o poi i veneti finiranno per capire.

In secondo luogo, in questi ultimi tre anni qualche seme è stato gettato. Le piantine sono fragili, ma la questione dell’indipendentismo appare ormai ineludibile. Soprattutto esiste un potenziale di entusiasmo, militanza, voglia di fare, consapevolezza e generosità che è destinato a dare frutti. Fa una certa impressione constatare come i partiti tradizionali abbiano riempito le urne dopo una campagna di sale mezze vuote, mentre Indipendenza Veneta si trovi a portare a casa solo uno 2,5% nonostante una mirabile capacità di mobilitazione.

Questo indica, però, che esiste quanto meno una leadership che si candida a essere protagonista di un vero cambiamento. È una testa forte con un corpo ancora gracile, ma la speranza è che il seguito arrivi.ùLa battaglia del diritto di voto ieri è stata perduta, ma tra cinque anni si rivota e quando la parabola di Zaia sarà giunta al suo tramonto e la soluzione della destra radicale si sarà dimostrata fallimentare, i veneti potranno più facilmente comprendere che senza “diritto di voto” non possono salvarsi.

Tra 5 anni si vota e sarà tutta un’altra musica.

 



Articolo  Elezioni Venete 2015: live blogging 

Di Alex Storti (del 31/05/2015 @ 21:34:00, in Veneto, linkato 400 volte)

13.25 - Indipendenza Noi Veneto premiata

Pare che Indipendenza Noi Veneto ottenga un risultato discreto e benaugurante, nonostante la scelta suicida degli altri indipendentisti schierati contro l'universo mondo. Al momento si dà per ormai quasi certo che Antonio Guadagnini sia stato eletto, e questa è un'altra bellissima notizia. Il sito ufficiale della Regione Veneto, nel proporre la possibile composizione del Consiglio, attribuisce anche un secondo consigliere alla coalizione indipendentista. Se la notizia risulterà confermata, sarà davvero un altro passo nel segno della concretezza e dell'autogoverno.

Ancora una volta sarebbe bene riflettere sul fatto che una coalizione unitaria con Indipendenza Veneta avrebbe portato probabilmente ad ottenere almeno 4 consiglieri. Ma tant'è, hanno prevalso gli egoismi di chi non ha ancora capito che il sistema elettorale non è proporzionale, e che bisogna correre in alleanza con chi ha probabilità maggiori di successo, per poter incidere nel maggior modo possibile. Eppure si tratta di uomini di legge. Che tristezza.

 

13.00 - Certamente eletto Stefano Valdegamberi

Riconfermato in Consiglio Regionale il consigliere cimbro Stefano Valdegamberi, presentatore, nel marzo 2013, della ormai famosa proposta di legge 342, da cui originò la Legge 16 di indizione del referendum sull'indipendenza. E' una buona notizia.

 

12.45 - Gianluca Marchi ha ragione a metà

Ho appena letto l'opinione di Gianluca Marchi sul Miglio Verde. Concordo solo a metà col direttore del quotidiano indipendentista. Concordo dove egli spiega che, con questi scarsi risultati, si ricomincia da zero. Non concordo invece dove dice che in Veneto questi risultati sono stati qualcosa di inevitabile, perchè la popolazione è tiepida e manca un leader separatista trascinatore di folle.

No Gianluca, questi risultati erano evitabilissimi, se solo Indipendenza Veneta avesse scelto la strada della collaborazione e del pragmatismo. E se lo avesse fatto, e niente impediva di farlo, oggi staremmo commentando un risultato degno di essere paragonato con quello della CUP catalana. Una forza piccola, non leaderistica, e tuttavia capacissima di imporsi con serietà e dignità nel complicato quadro politico catalano. Sono i numeri che ce lo dicono chiaramente: nelle Regionali 2010 le due liste indipendentiste ottennero 22.000 voti; tre anni dopo, alle Politiche, i due partiti diretti discendenti di quelle stesse liste ne raccolsero oltre 44.000, cioè il doppio; oggi le solite due liste -più o meno i protagonisti sono sempre gli stessi, o quasi- prendono più di 105.000 preferenze, ovvero due volte e mezza il risultato del 2013.

Il punto è che se questa crescita viene usata malissimo, finisce per produrre poco o niente. E la colpa, sia chiaro, è di chi ha preferito porsi nella posizione di superiorità morale e antropologica rispetto agli altri.

 

12.30 - I voti alle due liste indipendentiste

Purtroppo sfuma, verso il finale dello spoglio, la possibilità di vedere concretizzarsi, quantomeno sul puro piano della somma algebrica, il sorpasso delle liste indipendentiste ai danni di Forza Italia. Quest'ultima si attesta ormai attorno ai 110 mila voti, contro i circa 105 mila di Indipendenza Veneta e Indipendenza Noi Veneto. Ricordo che, per calcolare tale somma, utilizzo i voti complessivi per Morosin, in quanto sovrapponibili a quelli della lista gialloblu, e i voti di lista della coalizione indipendentista in corsa con Zaia. In ogni caso, si tratta di un risultato che fa pensare. Se Indipendenza Veneta avesse costruito da subito un rapporto di reciproco rispetto e di collaborazione concreta con gli altri indipendentisti, oggi ci troveremmo a commentare un risultato davvero storico per il secessionismo marciano. Una coalizione unitaria avrebbe probabilmente persino impensierito la Lega Nord stessa, schiacciata dal peso della lista Zaia. E non parliamo di quanti consiglieri sarebbero arrivati a quel punto. Occasione storica sprecata. Che peccato.

 

12.05 - A che punto siamo?

Mancano in questo momento 38 sezioni da scrutinare, relative al presidente, e 79 relative ai voti di lista. Il dato sui candidati per la presidenza è ormai assodato dalle prime ore dello spoglio. Luca Zaia è stato confermato in carica con un rotondo e spettacolare 50% dei consensi. Il candidato leghista ha letteralmente stracciato tutti gli avversari, a cominciare da Alessandra Moretti, ma non dimentichiamo anche e soprattutto quel Flavio Tosi che avrebbe dovuto, negli utopistici sogni di qualcuno, impensierire Zaia, quantomeno a livello di voti sottratti. Tosi è stato superato persino dal 5 Stelle Jacopo Berti.

Penultimo Alessio Morosin, con un modesto 2,5%. Considerando che Indipendenza Veneta raccolse due anni fa l'1,1% alle Politiche, presentandosi all'ultimo minuto e in modo rocambolesco, il risultato odierno degli indipendentisti gialloblu è poca cosa. Non ci sono scusanti: correre per ottenere un ventesimo del vincitore, da loro tanto accusato e vituperato, è una sconfitta secca. E lo è, lo ribadisco, non (sol)tanto per l'entità del risultato, ma soprattutto perchè si tratta di voti contro, sprecati invece di essere usati (e certamente moltiplicati) nel caso di corsa unitaria in una coalizione indipendentista a sostegno di Zaia. ...

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Articolo  Indipendenza e autonomia: naturalmente complementari 

Di Alex Storti (del 21/05/2015 @ 09:12:19, in Indipendenza, linkato 461 volte)

A metà dei Novanta, l'agenzia Young & Rubicam concepì uno slogan pubblicitario, per la nostra Pirelli, rimasto famoso: sull'immagine del velocista Carl Lewis, inginocchiato e pronto a scattare sulla pista dei 100 metri, ma, ahi lui, dotato di scarpe rosse tacco 12, campeggiava la scritta "la potenza è nulla senza controllo". Chiarissimo e indelebile il messaggio sotteso, non a caso lanciato da una casa di pneumatici: pur dotata del motore più performante, nessuna macchina può tenere la strada, se non possiede gomme appropriate.

Questo slogan vincente mi è tornato in mente in questi giorni, pensando a certe idee che giudico massimaliste e che puntualmente emergono in ambito indipendentista. Mi riferisco in particolar modo al dualismo fra autonomia e indipendenza. Proprio dall'artificiosa contrapposizione di questi due concetti nascono pericolose conseguenze strategiche, relative al percorso per arrivarci, all'indipendenza. Perchè lei, l'indipendenza, mica piove dal cielo, se ciò non fosse già chiaro abbastanza, dopo anni di lezioni fiamminghe, catalane e scozzesi. Ma andiamo per ordine.

Dicevamo: autonomia e indipendenza. Sono due concetti contrapposti? Sono l'una l'antitesi dell'altra? No. Soltanto secondo una visione massimalista e, lo dico con franchezza, un po' naïf, autonomia e indipendenza rappresenterebbero estremi inconciliabili, strade divergenti, negazioni l'una dell'altra. Le cose non stanno così.
Autonomia e indipendenza sono, rispettivamente, la prima la precondizione giuridica e politica della seconda, così come quest'ultima rappresenta il completamento della precedente.
In altri termini, senza passare attraverso gradi progressivi di autonomia, ben difficilmente si arriverà mai all'indipendenza, salvo che non si verifichino situazioni tanto gravi ed epocali da generare fatti più unici che rari.
Banalmente, peraltro, quanto dico è dimostrato dal fatto che, a chiedere l'indipendenza, sono entità amministrative riconosciute, e, come tali, autonome rispetto allo stato d'appartenenza. Vale per il Veneto, per la Scozia, per la Catalogna, per le Fiandre, per la Lombardia.

Ma andiamo più in là. ...

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Articolo  Le elezioni venete, IV e il referendum sull'indipendenza 

Di Carlo Lottieri (del 20/05/2015 @ 08:33:24, in Veneto, linkato 742 volte)

È abbastanza normale che gli Stati, in linea di massima, non siano  disposti a mettere in discussione la propria esistenza. Il diniego opposto da Madrid di fronte alla volontà catalana di celebrare un referendum sull’indipendenza ha una sula logica, così come l’atteggiamento tenuto dal governo Renzi dopo che la regione Veneto ha approvato una legge che indice un referendum consultivo sull’indipendenza:la legge è stata impugnata e la Consulta – che risponde a logiche politiche – si appresta a bocciarla, a dispetto degli articoli costituzionali posti a difesa dei diritti fondamentali, della libertà d’espressione e del rispetto del diritto internazionale.
Per aggirare la logica autoritaria del nazionalismo statalista ottocentesco schierato a protezione dello status quo in Catalogna, però, è stato escogitato uno stratagemma: si è deciso di costituire un cartello di tute le forze  indipendentiste (dall’estrema sinistra dei centri sociali fino ai liberal-conservatori di Artur Mas) e si è trasformato il rinnovo della Generalitat in una specie di plebiscito. Se il cartello avrà la maggioranza, sarà chiaro al mondo che la Catalogna vuole essere libera e che non lo è solo perché Madrid le impedisce di scegliere la propria strada.
E in Veneto?
Un cartello indipendentista manca e il tasso di litigiosità è altissimo. Tra quanti vogliono dare ai veneti il diritto di votare taluni si sono candidati da soli e altri si sono alleati con Luca Zaia, che continua a parlare di un futuro del Veneto modellato sulla provincia di Trento: un progetto che non ha alcuna possibilità di successo, come è ben chiaro a chiunque.
Nonostante questo, perfino queste elezioni – grazie alla presenza sulla scheda elettorale di un soggetto apertamente indipendentista come Indipendenza Veneta – potrebbe essere letto come un referendum per l’indipendenza: come un primo tentativo di imboccare quella strada.
In effetti, se il 50% più uno dei voti validamente espressi sulle schede elettorali delle elezioni venete dovesse andare a Indipendenza Veneta, a giugno il Veneto potrebbe essere già virtualmente una realtà distinta rispetto all’Italia. Si tratta di un risultato improbabile e su cui pochi giocherebbero il proprio patrimonio personale (o anche una somma di modeste dimensioni), ma è importante dire che questa possibilità esiste.
Ci sono sei candidati alla presidenza del Veneto e uno di loro, Alessio Morosin, ha detto a chiare lettere di essere sceso in campo per assicurare al Veneto la propria indipendenza, oltre che il diritto di votare sul proprio futuro. È ovvio che se egli non otterrà la maggioranza assoluta non si potrà considerare questo risultato come una bocciatura del progetto indipendentista (proprio perché gli indipendentisti, come si è detto, si sono presentati divisi e sparpagliati in vari raggruppamenti), ma è altrettanto vero l’opposto: ossia che un suo clamoroso successo cambierebbe radicalmente la storia veneta.
Nelle scorse settimane i militanti di Indipendenza Veneta hanno avuto un grande merito: grazie al loro impegno sono state raccolte le 20 mila firme necessarie (circa l’1% dei voti di quanti presumibilmente andranno alle urne) alla presentazione della candidatura di Morosin. Ora i veneti troveranno sulla scheda sei nomi: sceglierne uno potrebbe ridare al Veneto il pieno diritto di autogovernarsi. Non è una cosa da poco, non è un'opportunità da lasciar perdere.
 



Articolo  Residuo fiscale lombardo: a che punto siamo? 

Di Alex Storti (del 19/05/2015 @ 17:45:13, in Lombardia, linkato 282 volte)

Lo scorso 23 dicembre, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato, con deliberazione n. 585, l'Ordine del Giorno 512, presentato dal consigliere e capogruppo della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, concernente la comunicazione pubblica ai cittadini del residuo fiscale generato da Regione Lombardia.

Partendo dal presupposto che il nostro territorio è il più tassato e più sfruttato d'Europa e, al contempo, considerato che tale condizione risulta per lo piuÌ sconosciuta ai nostri concittadini, l'Ordine del Giorno impegna la Giunta, nell'ambito del bilancio di previsione 2015-2017, "a predisporre idonee opere di comunicazione e rappresentazione visiva all’esterno degli edifici regionali, tramite appositi maxi schermi o altri sistemi multimediali, al fine di rendere noto ai cittadini lombardi il residuo fiscale generato da Regione Lombardia.”

È interessante riportare la definizione del concetto di "residuo fiscale" data dal testo votato dall'assemblea del Pirellone; come è infatti noto a chi si occupa di tali tematiche, non è facile esplicitarne il significato in modo univoco e sufficientemente chiaro; nell'OdG 512, leggiamo che "per residuo fiscale si intende la differenza tra quanto un territorio versa sotto forma di tributi all’operatore pubblico e quanto da esso riceve sotto forma di servizi; esso consente di quantificare l’entitaÌ dei trasferimenti di risorse da un territorio all’altro implicitamente effettuati dal sistema fiscale; permette di evidenziare quanto i diversi territori contribuiscono al risultato consolidato di bilancio pubblico; eÌ uno strumento importante per confrontare diverse proposte di redistribuzione territoriale di competenze e risorse".
Decisamente una buona formulazione, chiara e politicamente utile per spiegare anche i vantaggi della quantificazione del rsiduo fiscale stesso.

Fatte queste premesse, a che punto siamo con l'attuazione del deliberato? ...

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Articolo  Andare sempre Avanti 

Di Claudio Franco (del 01/05/2015 @ 13:36:40, in Lombardia, linkato 259 volte)

Guardando indietro, al mese appena trascorso, il Collettivo Avanti può dirsi (stanco ma) soddisfatto.

Il 29 marzo ci confrontavamo a Gazzada Schianno (VA) con quattro amministratori locali. Gli argomenti: la potenzialità dell’autogoverno e i danni che lo Stato provoca ai nostri enti locali. L’unica conclusione possibile? Il percorso referendario lombardo deve proseguire. Per questo ne abbiamo approfittato, presentando la nostra mozione comunale di sostegno al referendum d’autonomia approvato il 17 febbraio.

Pochi giorni dopo, in Brianza, discutevamo con il consigliere regionale Corbetta, del M5S, sulle opportunità di questo referendum e sull’importanza di un atteggiamento aperto ed inclusivo da parte di tutte le forze politiche. Anche a lui è andata la mozione comunale insieme al nostro comunicato a favore della Rosa Camuna come bandiera ufficiale della Lombardia (questione tuttora aperta in Regione).

Arriviamo così al 16 aprile, a Brescia. ...

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Articolo  Il "full de ruta" del referendum lombardo 

Di Alex Storti (del 30/04/2015 @ 12:27:28, in Lombardia, linkato 357 volte)

Con questo articolo si chiude il ciclo di cinque approfondimenti dedicati al referendum autonomista, indetto il 17 febbraio scorso dal Consiglio Regionale della Lombardia. Abbiamo esordito chiedendoci se la Delibera 638 fosse impugnabile e abbiamo risposto che lo era; i termini sono comunque trascorsi e l'atto non è stato impugnato. Abbiamo proseguito analizzando le basi giuridiche del referendum e ne abbiamo tratto la conclusione che esso non è incostituzionale . Abbiamo infine spiegato perchè la consultazione sia utile e perchè, quindi, sia  importante sostenere il percorso referendario lombardo.
Ci soffermeremo, in questa sede, sulle tappe del percorso che dovrà condurci al vero e proprio referendum. Proveremo ad ipotizzare una road map referendaria o, per dirla alla catalana, un "full de ruta" da qui al voto, previsto per la primavera del 2016.

Cominciamo col dire che, ...

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Articolo  Le due Milano 

Di Admin (del 29/04/2015 @ 19:27:35, in Lombardia, linkato 264 volte)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo pezzo di Luca Pozzoni. Buona lettura

*   *   *

E' ufficiale: nel mondo ci sono due Milano.

Per motivi professionali, ho il privilegio di poter vedere in anteprima Turandot, l'opera diretta da Riccardo Chailly che inaugurerà Expo2015 il primo di maggio. Si potrà seguire in diretta  (venerdì sera dalle 19:40 su Rai5), quindi mi raccomando, non perdetevela, perché sarà a dir poco sensazionale.

Nel teatro più famoso del mondo, si celebrano non solo secoli di storia della musica occidentale, ma anche il secolare affinamento di straordinarie competenze in tanti ambiti diversi, artistici, tecnologici, produttivi, che nel teatro vengono esibite al servizio di una produzione teatrale che non ha eguali al mondo. Assisteremo a un'inaugurazione estremamente raffinata, e potremo essere orgogliosamente fieri (a parte un unico neo fuori teatro: sarebbe stato gradevole veder terminati i lavori stradali che interessano via Verdi ormai da mesi... ma nessuno è perfetto a questo mondo..) di questa Milano lombarda.

Poi c'è l'altra Milano, la ...

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