"Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica, rendono inevitabile una rivoluzione violenta."

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Articolo  Il Veneto e la "bufala" della Macro-Regione 

Di Carlo Lottieri (del 07/02/2016 @ 10:57:31, in Veneto, linkato 195 volte)

Nelle scorse ore un’associazione composta da professionisti e politici locali ha presentato  il progetto della Macroregione Triveneta che, nelle intenzione dei promotori, dovrebbe portare alla fusione di Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto attraverso l’applicazione dell’articolo 132 della Costituzione.

I fautori dell’iniziativa, che dovrebbe condurre all’indizione di un referendum, cercano di unire due esigenze: da un lato vogliono sfruttare la volontà del governo guidato da Matteo Renzi di realizzare una progressiva semplificazione del quadro regionale, tramite accorpamenti di realtà vicine e omogenee (passando da venti regioni a meno di dieci); d’altro lato provano a sfruttare la frustrazione veneta di fronte a due realtà a statuto speciale –Trentino Alto Adige-Sudtirol e Friuli Venezia Giulia – che si trovano sul confine e godono di una serie di vantaggi. La speranza è di poter ottenere una qualche “specialità” per l’intero Nord-Est, estendendo a tutti i veneti i benefici di cui godono oggi i friulani e i giuliani (per non parlare dei trentini e dei tirolesi).

Anche prescindendo da questioni di ordine storico e culturale, il progetto può solo lasciare perplessi. Chi conosce lo stato di dissesto dei conti nazionali sa bene che Roma non accetterà mai di concedere ai veneti lo statuto che ha garantito alle realtà vicine. La situazione della finanza pubblica è tale che lo Stato italiano, senza i soldi dei veneti, farebbe bancarotta davvero assai presto. Ed è difficile immaginare, oltre che ben poco produttivo per i veneti, che trentini e friulano accettino di entrare in macro-regione che li spoglierà delle autonomie di cui oggi godono.

Si tratta, insomma, di una bufala. Nella migliore delle ipotesi sarà una perdita di tempo: un’altra distrazione a danno dei veneti (l’ennesima…) che toglierà una volta di più risorse e attenzione all’unico vero obiettivo che deve mobilitare la politica veneta, e cioè il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione. Ormai è chiaro che esiste solo la via catalana: che è regionale (e non macro-regionale) e che può pure essere preparata da progressive conquiste di limitata autonomia, ma che deve comunque porsi l’obiettivo di vedere riconosciuto il pieno diritto a “stare con chi si vuole e con chi ci vuole”.

Tutto il resto non aiuta i veneti.



Nelle scorse ore la Ragioneria dello Stato ha reso pubblici alcuni dati che anticipano il quadro della distribuzione geografica delle risorse erogate nel 2014 dal settore pubblico. Le cifre permettono di osservare lo Stato nel suo atteggiarsi dinanzi ai vari territori e quello che emerge è un quadro desolante, ma – a ben guardare – piuttosto edulcorato. Benché tutti abbiano riportato in modo acritico i dai della Ragioneria e abbiano evidenziato quanto sia bassa la spesa pubblica in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (in relazione ad altre aree), il trattamento subito da queste tre regioni è molto più vergognoso di quanto quelle stesse cifre non dicano.

Esaminare la spesa senza informare sui prelievi, come la Ragioneria ha fatto, significa in effetti raccontare solo una mezza verità. È un’omissione grave, che emerge con chiarezza anche dal modo in cui tutti i media hanno presentato la notizia.

In cima alla classifica, tra i reprobi ultraprivilegiati inondati di spesa pubblica, si collocano tre minuscole realtà dell’estremo Nord (Trentino, Tirolo meridionale e Valle d’Aosta), mentre le quattro maggiori regioni settentrionali (Lombardia, Emilia Romagna,Veneto e Piemonte) sono certo in fondo alla classifica, ma a una distanza non poi abissale da quelle del Centro-Sud. Il “trucco”, appunto, sta nel dare i dati della spesa ignorando quelli dell’imposizione fiscale.

Per studiosi liberi da condizionamenti e curiosi di capire la realtà, non è comunque difficile trovare i dati corretti: basta elaborare la gran massa delle informazioni che la stessa Ragioneria fornisce. Ma è chiaro come questo doppio disastro – lo sfruttamento di alcuni che serve a difendere politiche assistenziali (e distruttive) a favore di altri – cerchi di essere nascosto dall’apparato politico e burocratico nazionale. Se l’occhio non vede e il cuore non duole, la ridistribuzione territoriale può proseguire senza intoppi.

Quando però nei prossimi mesi lo Stato italiano ci renderà edotti in merito alla bilancia tra le risorse ricevute e quelle spese nei vari territori, la fotografia che emergerà (tenendo presente quanto è avvenuto negli anni passati) sarà quella di un’Italia divisa in tre fasce: con pochissime regioni che danno tantissimo ricevendo molto meno; talune realtà che grosso modo danno quanto ricevono; e, infine, un Sud che invece contribuisce in maniera molto limitata e riceve una gran quantità di denaro.

Negli anni scorsi questa rappresentazione era facilmente riconoscibile in alcuni studi di Gian Angelo Bellati dell’Unioncamere del Veneto, ma in seguito a risultati assai simili è arrivato anche il sociologo Luca Ricolfi in un volume di successo significativamente intitolato “Il sacco del Nord”. Sul sito “Noise from Amerika” ha più volte trattato questo tema pure Lodovico Pizzati, che a proposito dei dati del 2007 rilevava, ad esempio, come ogni veneto perdesse 3.900 euro e ogni lombardo addirittura 6.000.

In sostanza in questi anni è successo che di media un lombardo abbia dato allo Stato tra 5 e 6 mila euro all’anno più di quanto non abbia ricevuto in servizi nazionali e locali. Il che significa che una famiglia lombarda standard composta da quattro persone ha perso più di 20 mila euro ogni anno in opere di solidarietà a favore della spesa pubblica concentrata nel Sud. In un decennio si è vista sottrarre l’equivalente di un appartamento di proprietà.

La spesa pubblica è alta al Nord e abnorme nel resto del Paese, generando una tassazione e un debito che ci stanno uccidendo. Provare a negarlo mettendo la polvere sotto il tappeto, però, non ci aiuta in nessun modo.

 

Questo articolo è stato pubblicato da Il Giiornale in data 2 febbraio 2016.



Articolo  Sabato 23 gennaio, a Verona: a discutere di libertà e indipendenz 

Di Carlo Lottieri (del 18/01/2016 @ 12:24:34, in Incontri Pubblici, linkato 248 volte)

Il prossimo sabato 23 gennaio, a Verona, il neocostituito "Switzerland Institute in Venice" organizza un convegno sul tema "Imposizione fiscale e libertà. Sottrarre e ridistribuire risorse nella società contemporanea". E' un appuntamento che porterà nella città scaligera molti studiosi, chiamati a confrontarsi - senza inibizioni, senza tabù - sulla condizione della libertà individuale in una società come la nostra e su quali possono essere le strategie per porre rimedio a tutto ciò.

Lo slogan dell'istituto è eloquente: "Libertà, proprietà, autogoverno". L'idea è quella di difendere la libertà dei singoli anche e soprattutto grazie alla promozione della nascita di realtà istituzionali nuove: dalla Catalogna al Veneto, dalla Scozia alla Lombardia, dalle Fiandre alla Sardegna e via dicendo. Molto significativo, inoltre, è il riferimento al modello svizzero, da un lato, e a Venezia, dall'altro. In effetti, l'intenzione dei promototi di questo contro studi è legittimare nel dibattito pubblico i temi del liberalismo classico (a partire dal diritto di resistere di fronte un governo oppressivo) e le richieste di autogoverno che provengono da realtà a cui viene negato il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro. In questa fase storica nella quale in Spagna sembra che si assista a un'evoluzione che dà molte speranze ai fautori di un pieno diritto di voto per catalani, baschi e altre comunità, è bene che il mondo intellettuale nostrano inizi a confrontarsi su questi temi.

Sabato, insomma, ci sarà una specie di "debutto", dopo l'anteprima che si era tenuta a Padova il 30 novembre scorso (a Giurisprudenza, a Palazzo del Bo). Inizia un'avventura nuova: l'augurio è che il lavoro fatto e quello che si intende fare possano favorire un cambiamento dello spirito e, di conseguenza, porre le premesse per società meno ingiuste.



Articolo  Festa unità nazionale 

Di Nicola Busin (del 05/11/2015 @ 13:43:48, in Indipendenza, linkato 271 volte)

 

Festa unità nazionale

4NOVEMBRE2015-001

Appare sempre difficile capire come mai i nostri sindaci Veneti possano prestarsi a festeggiare l’unità nazionale. Non sembra sufficiente scoprire ogni giorno con quale ignobile disegno lo stato romano cerchi a tutti i livelli di nascondere l’esistenza del Popolo Veneto, di una identità storica, culturale e linguistica che non ha pari al mondo.

Ora molti sindaci del Veneto, non sappiamo se obbligati da qualche precetto prefettizio o inconsapevolmente, si danno da fare con varie iniziative retoriche per festeggiare l’unità nazionale e la giornata delle forze armate. Non si comprende la necessità di dare così ampio risalto a questa data che ricorda la fine di un evento bellico, assolutamente non voluto dal Popolo Veneto, con milioni di morti (vedi link https://it.wikipedia.org/wiki/Conteggio_delle_vittime_della_prima_guerra_mondiale): ricordiamo i 651.000 caduti militari e i 589.000 caduti civili per lo stato dei savoia, in totale mondiale più di 17 milioni di persone ammazzate. Uno sterminio che solo la seconda guerra mondiale ha ampiamente superato.

Come può un sindaco Veneto festeggiare l’unità nazionale, consapevole di quanta ricchezza ogni giorno questo stato farlocco ma efficiente come gabelliere ci rapina per mantenere un parassitismo che non ha pari al mondo. Sono 20 miliardi ogni anno che rappresentano per una famiglia di quattro persone più di sedicimila euro l’anno, cifre pazzesche se moltiplicate per tutti gli anni in cui siamo stati annessi con la truffa a questo stato. Eppure non si capisce bene cosa stiano facendo i politici che abbiamo eletto a rappresentarci, forse narcotizzati da stipendi lussuosi hanno dimenticato il loro dovere. Il dovere civile e morale di ogni persona eletta a rappresentare una moltitudine di altre persone che hanno eguale dignità della persona eletta è quello di tutelare e proteggere i propri elettori. Tutela e protezione che significa attivarsi per dichiarare gli sprechi, le ingiustizie ormai palesi, le condizioni di schiavitù a cui sono costretti i Veneti per mantenere un sistema di corruzione e di ingiustizia sociale.

Questo stato romano è sempre più alla deriva e non basta il Renzi di turno per nascondere le iniquità lampanti, il folle parassitismo a favore di alcune popolazioni contro altre. Il Popolo Veneto sta alzando la testa dal basso, ormai il livello culturale e di comprensione ha raggiunto anche i più disattenti e ignavi. Il silenzio dei nostri politici eletti appare sempre più assordante anche se la televisione rappresenta una potente arma in mano allo stato.

Forza, forza, forza, coraggio, coraggio, coraggio cari politici eletti, non chiudetevi nei vostri schieramenti, non chiudetevi nelle vostre ideologie, i tempi sono cambiati, il vostro compito è quello di difendere l’identità e gli interessi di chi vi ha eletti, non certo di festeggiare l’unità nazionale!



Articolo  IN ATTESA DELL’INDIPENDENZA 

Di Nicola Busin (del 28/09/2015 @ 17:15:53, in Indipendenza, linkato 352 volte)

IN ATTESA DELL’INDIPENDENZA

Nelle mie letture e riletture di articoli, saggi, documenti vari riferiti alla sacrosanta battaglia per l’indipendenza, in primis del popolo Veneto, compare nei testi quasi univoca l’idea che questa tanto desiderata aspirazione sia veramente realizzabile in tempi brevi, naturalmente nel contesto di un sistema democratico e non violento. Aldilà della retorica di stato imposta soprattutto nel sistema scolastico, sempre più ci stiamo rendendo conto di cosa è stato il risorgimento italiano, nato e sviluppato nell’idea di unire dei territori solo perché aldiquà delle Alpi, solo perché apparivano geograficamente facilmente percorribili, solo perché alcuni intellettuali usavano scrivere in una lingua simile. In realtà il risorgimento appare in tutta la sua assurdità, un puro atto di barbarie perpetrato nei confronti degli splendidi popoli che ancora vivono in questi territori, sostenuto per primo da quei savoja che erano animati solo da mania di grandezza per la loro dinastia. Questa è ora l’Italia, uno stato che dimostra una situazione economica, produttiva e sociale così incredibilmente diversa che non è pensabile possa continuare ad esistere in un contesto democratico.

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Abbiamo già abbondantemente superato ogni limite di decenza, ci vediamo con un sud che si trova ora in una situazione di declino terrificante che rischia sempre più di coinvolgere il nord ed il centro produttivi. La prima causa di questa situazione è la diversa mentalità e cultura dei popoli del sud Italia, condizione che abitua ad accettare i gruppi malavitosi come normale condizione di vita, che abitua alla esasperata ricerca del posto statale o pubblico, che abitua alla sudditanza del politico di turno eletto solo per garantire un posto di lavoro o una prebenda. Scarse o del tutto insufficienti le iniziative imprenditoriali di valore, scarso il desiderio di mettersi in gioco anche se naturalmente il macigno della malavita organizzata appare difficile da demolire, scarse le capacità dello stato centrale di reprimere la diffusa delinquenza.

aV.6

Non è una battaglia etnica, basti ricordare quanti bravi lavoratori o imprenditori o professionisti meridionali spostati al nord o al centro abbiano dimostrato grandi capacità ed abbiano concorso a produrre sviluppo e ricchezza in quelle aree. Il problema è la condizione territoriale, questo neo feudalesimo che appare condizione incancrenita e impossibile da estirpare. Siamo convinti che su questo fronte un nord ed un centro, liberati dalla falsa retorica di stato che ci arriva direttamente prima dal risorgimento e poi dal fascismo, abbiano l’obbligo di intervenire immediatamente ed in modo drastico con tutti gli strumenti a disposizione prevedendo:

- potenziamento del sistema repressivo della criminalità anche con l’apporto continuo dell’esercito;

- differenziazione degli stipendi in riferimento al resto d’Italia in modo da attrarre nuovi investimenti produttivi (come è avvenuto nella Germania dell’est);

- drastica diminuzione dei dipendenti pubblici da riportare agli standard ad esempio del Veneto;

- definizione di costi standard per la sanità paragonabili sempre a quelli del Veneto;

- lotta all’evasione fiscale dato che tutte le ricerche ufficiali evidenziano al sud un’evasione abbondantemente superiore al 50% contro un nord particolarmente virtuoso.

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La battaglia per l’indipendenza dei popoli rimare l’obiettivo più giusto e a cui concorrere con grandi risorse culturali e finanziarie. Nel frattempo e parallelamente esiste anche la possibilità di intervenire per ridare dignità a chi vive in una condizione parassitaria. Anche al sud alcune persone intelligenti si rendono conto che l’attuale stato italiano, se pur farlocco, ha il dovere di agire con forza, senza battaglie ideologiche, solo con il senso della giustizia sociale in modo da non costringere troppi a vivere da schiavi per mantenere un parassitismo che a breve farà crollare tutto, provocando probabilmente una guerra civile con lacrime e sangue che ora è ancora possibile evitare. http://www.politicainpenisola.it/2013/01/italia/la-questione-meridionale-e-la-priorita-dell-italia  E’ l’occasione per i politici eletti di rendersi conto che una tale emergenza non ha colore politico e non ha ideologia, ha solo necessità di diventare la priorità assoluta.

pizzomappa



Articolo  27 settembre 2015: il popolo catalano potrà finalmente pronunciarsi ? 

Di Redazione (del 24/09/2015 @ 11:36:54, in Catalogna, linkato 244 volte)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo da parte di Cesare Moretti. Buona lettura!


Il 27 settembre 2015 sarà una data comunque importante. Non solo per il fiero popolo catalano, ma per tutti coloro che ambiscono a vedere trionfare la sovranità popolare non solo in vetuste e formali formule costituzionali ma anche nella realtà della politica spicciola. Quella che permette ad un popolo di potere decidere sul suo futuro, senza ingombranti e preclusivi limiti dettati proprio da quei testi costituzionali che dovrebbero essere la sintesi della sovranità popolare ma che troppo spesso ne rappresentano invece un freno alla sua libera espressione.

Come nel caso della Costituzione spagnola, appunto. Ma perché, forse quella italiana offre maggiori libertà su tale tematica? Domanda miseramente auto-ironica.

Il 27 settembre, le elezioni regionali catalane, anticipate di 14 mesi rispetto alla loro scadenza naturale, non saranno come tutte le altre.

L’elezione dei 135 nuovi membri della Generalitat (il Parlamento della “Comunidad” di Catalogna) questa volta assumerà un significato del tutto particolare, dopo che i due maggiori partiti indipendentisti (CDC, Convergencia Democrática de Cataluña, partito di cui Mas è presidente, conservatori) ed ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, cui leader è Oriol Junqueras – repubblicani di sinistra) hanno deciso di aggirare il veto della Corte Costituzionale spagnola alla libera espressione del c.d. “diritto di decidere” del popolo catalano sulla sua autodeterminazione da Madrid attraverso una strategica alleanza elettorale e politica.

Con la formazione della coalizione indipendentista “Junts pel sì “ l’obiettivo dichiarato è proprio quello di porre il popolo catalano nelle condizioni di esprimersi finalmente sulla propria volontà di autodeterminarsi in una nuova entità statuale, anche se in modo indiretto, dopo il “niet” dal sapore marcatamente “franchista” pronunciato dalla Corte Costituzionale spagnola su ricorso dell’attuale governo popolare Rajoy alla indizione di un “troppo democratico” referendum già convocato dal Presidente della Comunidad, Artùr Mas, sullo stesso quesito, e trasformatasi sotto minaccia giudiziaria in una consultazione ufficiosa nel novembre 2014 dagli esiti non vincolanti e non riconosciuti giuridicamente.

Va riconosciuto ed elogiato lo sforzo dei due storici partiti catalani che, rinunciando ad una rivalità tradizionale, hanno saputo mettere da parte i propri pregiudizi ideologici e i propri interessi particolaristici per consentire al popolo catalano di esprimersi sul quesito della sua autodeterminazione.

Sforzo che peraltro risulta premiato dai sondaggi che, a pochi giorni dal voto, concedono alla coalizione indipendentista ...

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Articolo  Per l'autonomia, trattativa o referendum? Una falsa alternativa 

Di Alex Storti (del 23/09/2015 @ 13:06:14, in Lombardia, linkato 332 volte)

Il gruppo regionale del PD lombardo -con la lodevolissima eccezione di Corrado Tomasi, favorevole al referendum- fin da febbraio sostiene che Maroni non dovrebbe convocare la consultazione popolare sull'autonomia differenziata; i consiglieri regionali piddini affermano che il presidente della Lombardia dovrebbe, invece, limitarsi ad aprire un tavolo di trattativa con lo Stato. A sostegno di tale tesi, il PD rimanda al testo dell'articolo 116 della Costituzione, che, in effetti, non menziona alcun referendum regionale, affidando invece la devoluzione dei poteri ad una "ordinaria" “intesa” diretta fra la Regione interessata e le istituzioni statali.

Apparentemente, dunque, la posizione del PD parrebbe fondata e logica. Tuttavia, alcune semplici considerazioni ci portano a ritenere che non esista, in realtà, alcuna alternativa secca fra trattativa Regione-Stato, da una parte, e referendum autonomista, dall'altra. Le due strade, al contrario, sono destinate a convergere e a rafforzarsi reciprocamente. Vediamo perchè.

In primo luogo, la convocazione del referendum non impedisce affatto di aprire la trattativa con lo Stato. Almeno in una fase iniziale, questi due percorsi possono viaggiare su binari paralleli, senza che l'uno intralci l'altro. Giuridicamente essi sono entrambi legittimi e compatibili, dal momento che ...

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Articolo  Referendum: nasce il primo comitato per il Sì  

Di Alex Storti (del 18/09/2015 @ 16:57:04, in Lombardia, linkato 628 volte)

Lo scorso 17 febbraio, il Consiglio della Lombardia ha approvato, a larghissima maggioranza, la Deliberazione 638, che indice il referendum sull’autonomia differenziata per la nostra Regione. Fin da quei giorni, ho scelto di prendere molto sul serio l’atto votato dal parlamento lombardo.
L’ho fatto perchè è proprio il percorso in questione ad essere molto serio. Serio e, dunque, meritevole della massima attenzione, innanzitutto da parte di chi si occupa di politica e, ancor più, da parte di chi, come me, sostiene da sempre le ragioni dell’autogoverno.

Personalmente ho condotto analisi giuridiche e ricostruito, a beneficio dei lettori di Diritto di Voto, il quadro normativo e procedurale in cui la Deliberazione consiliare si situava.
Insieme agli amici del movimento Avanti ho sostenuto, in ogni occasione possibile, le ragioni del referendum e, prima ancora, quelle del percorso autonomista intrapreso dalla nostra Regione. Ho spiegato, più e più volte, che incamminarsi lungo il sentiero dell’autonomia è la precondizione necessaria per poter conseguire, in un futuro si spera non troppo lontano, la separazione dallo stato italiano. Esattamente come ci insegnano le migliori esperienze europee.

Oggi, a distanza di sette mesi da quel soleggiato giorno di mezzo inverno, è giunto il tempo di essere conseguenti con quanto fatto sinora. Per questo motivo, ho scelto di promuovere il primo Comitato referendario a sostegno del voto e a sostegno, naturalmente, del Sì: “inSìeme per la Lombardia”.
Il Comitato verrà presentato ...

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Articolo  Intervista a Jacopo Berti 

Di Admin (del 15/09/2015 @ 18:01:00, in Veneto, linkato 353 volte)

Mentre, in Lombardia, sempre più esponenti istituzionali stanno prendendo posizione a sostegno del referendum sull'autonomia differenziata, previsto per la primavera 2016, in Veneto, la concretizzazione di questa possibilità resta ancora nel limbo dell'indecisione. Il paradosso della sentenza 118 della Corte Costituzionale, che ha bocciato la legge 16, sul referendum indipendentista, e ha al contempo riconosciuto piena legittimità alla consultazione autonomista, prevista dalla legge 15, ha generato, probabilmente, un cortocircuito politico nella maggioranza di governo. Ad oggi, infatti, non è ancora chiaro se il presidente Zaia sfrutterà il percorso aperto dalla legge 15 e dalla sentenza 118, per riportare in Veneto pezzi di preziosa autonomia. Di questo e altro ancora abbiamo parlato con Jacopo Berti, candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza marciana nelle scorse elezioni e attuale capogruppo dei consiglieri pentastellati [a.s.]

*   *   *

AlexStorti) la Corte Costituzionale, con la storica e innovativa sentenza 118, ha dichiarato legittimo il referendum veneto, indetto dalla legge regionale 15, per attivare le procedure sull'autonomia differenziata ai sensi dell'art. 116 della costituzione.
Per la prima volta nella storia repubblicana, è stato riconosciuto il diritto di una singola popolazione di esprimersi in merito ad una modifica dei rapporti fra la Regione di appartenenza e lo Stato.
Nonostante ciò, al momento pare che il presidente Zaia, sorprendentemente, sia indeciso sull'opportunità di convocare il referendum in questione.
Come consigliere e come esponente del Movimento 5 Stelle del Veneto, qual è la tua posizione in merito al referendum?

JacopoBerti) Il referendum per l'autonomia differenziata è sempre stato uno dei punti cardine del nostro programma. L'autonomia come diritto imprescindibile per tutte le regioni d'Italia è uno dei cardini della visione politica del M5s. Personalmente mi sto attivando per proporre una legge, sulla falsariga di quanto fatto dai miei colleghi in Lombardia, che indica un referendum in Veneto. Se Zaia intende temporeggiare io non so che farci, perchè l'obiettivo ce l'ho chiaro in mente e vogliamo perseguirlo il prima possibile. 

 

In Lombardia, la Deliberazione 638 del febbraio scorso ha indetto un referendum analogo a quello veneto. Il percorso del provvedimento ha visto il Movimento 5 Stelle giocare un ruolo fondamentale, a partire dall'inserimento del voto elettronico in via sperimentale.
Pensi che il contestuale svolgimento, nella primavera 2016, dei due referendum sull'autonomia nel territorio lombardo-veneto, cioè nel motore economico e sociale peninsulare e continentale, potrebbe rappresentare una forte risposta alla riforma costituzionale neocentralista Renzi-Boschi?

Grazie al grandissimo lavoro fatto dai miei colleghi in Lombardia, il M5s ha ...

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Articolo  Le tensioni tra Italia e Svizzera, sullo sfondo della crisi lombarda 

Di Carlo Lottieri (del 09/08/2015 @ 06:35:08, in Lombardia, linkato 437 volte)

Le recenti tensioni tra Italia e Svizzera, che hanno portato alla convocazione dell’ambasciatore elvetico a Roma, muovono da circostanze ben precise, connesse al fatto che le autorità ticinesi hanno iniziato a richiedere taluni documenti (certificato penale generale e dei carichi pendenti) ai nostri lavoratori transfrontalieri. Sullo sfondo però c’è di più.

Da qualche anno i rapporti si sono fatti complicati perché non è facile gestire una situazione che vede circa 60 mila lombardi lasciare ogni mattina l’Italia per andare a lavorare oltre frontiera entro un quadro che mostra un distacco crescente tra le due economie. In passato le cose erano diverse: l’economia svizzera era più florida, ma il dislivello era contenuto. Le migliori condizioni della Svizzera la facevano attraente per tanti nostri lavoratori e anche il sistema produttivo ticinese poteva avvalersi di questo contributo senza che vi fossero troppe controindicazioni.

Oggi invece i lavoratori lombardi sono disposti ad accettare salari che talora non rendono possibile una vita decorosa se si vive in Svizzera. Le attuali tensioni sono conseguenti al fatto che i nostri connazionali abbassano il livello dei salari. Ovviamente non vi sono solo svantaggi, ma anche vari benefici. Infatti, senza il contributo di chi viene dalla Lombardia l’economia ticinese sarebbe al collasso ed è pure scontato – tanto per fare un esempio – che senza camerieri italiani disposti ad accettare salari contenuti (per gli standard svizzeri) i ristoranti di Lugano sarebbero ancora più cari.

Se comunque l’economia lombarda non fosse entrata in crisi, non avremmo simili incomprensioni, ed essa è in difficoltà anche perché in Italia le tasse sono davvero troppo alte. Secondo uno studio di ImpresaLavoro il prelievo tributario italiano è ormai il più penalizzante del continente e ad analoghi risultati è giunta la Cgia di Mestre.

Il differente trattamento fiscale riservato a italiani e svizzeri sta generando sempre nuovi contrasti. A partire dal 2018 un accordo tra i due Paesi andrà infatti a modificare il prelievo sui redditi dei lavoratori italiani. Adesso pagano le imposte in Svizzera, ma in futuro le verseranno (prima in parte e poi in toto) all’Italia. Questo significa che i loro salari saranno significativamente decurtati, poiché il fisco italiano è assai più esoso di quello svizzero.

A questo punto è importante che la Lombardia prenda di petto la crisi ed esiga di avere regole migliori, una fiscalità ridotta, un’economia in grado di ripartire. Il Ticino è un pezzetto di Lombardia che viaggia a una diversa velocità solo perché si trova entro istituzioni più sagge, che intralciano assai meno la libera iniziativa e pongono le premesse per lo sviluppo di imprese di successo.

Nei giorni scorsi il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ha usato espressioni polemiche nei riguardi delle autorità ticinesi. Forse dovrebbero interrogarsi di più sulle radici del problema e rivendicare – di fronte al governo italiano – un po’ di quell’autogoverno che può ridurre il prelievo fiscale e, di conseguenza, riavvicinare i lombardi del Ticino e quelli delle province di Como e Sondrio.

 

(L’articolo è apparso il 5 agosto su “La Provincia di Como”)



Articolo  "Guanyarem" 

Di Stefano Crippa (del 02/08/2015 @ 13:04:35, in Lombardia, linkato 328 volte)

No, non fatevi confondere dal titolo di questo breve pezzo, non ho nessuna intenzione di parlare nè di Catalunya nè del processo che i catalani stanno compiendo per raggiungere la piena indipendenza.

Guanyarem“: la traduzione non è concettualmente immediata; in italiano si può rendere con la parola “vinceremo“, ma la traduzione letterale è “guadagneremo“, ed è proprio per questo significato che l’ho scelta.

Noi lombardi siamo abituati a guadagnare, col sudore della nostra fronte e con il nostro continuo movimento in avanti, come se fossimo una turbina spinta dall’acqua dei nostri fiumi.
Noi lombardi produciamo ricchezza, la forza della nostra regione, e siamo i migliori a trovare sempre nuove forme per produrla.
Guadagnare, però, non deve solo stare a significare un continuo aumento del nostro PIL, guadagnare vuol dire trovare sempre nuove forme per ottenere spazi sempre più ampi di autogoverno.

“Riportare il governo a casa“, slogan degli indipendentisti gallesi fatto proprio dal movimento Avanti, vuol dire darsi da fare per far si che ciò avvenga e non sperare semplicemente che il nostro autogoverno piova dal cielo, improvvisamente, come un temporale estivo che ci coglie impreparati sulle nostre montagne.

Preparare, informare, essere pronti devono diventare un mantra per i nostri rappresentanti; la partecipazione massiva della popolazione non verrà da sola e, proprio per questo motivo, con questo piccolissimo pezzo voglio proporre al Presidente della Lombardia, Roberto Maroni, di utilizzare tutti i canali a disposizione dell’ente regionale, come è già stato fatto per l’apertura serale degli ambulatori ospedalieri. La Regione Lombardia può -ma, soprattutto, deve- informare le cittadine e i cittadini lombardi, che nella primavera del 2016 ci sarà il referendum per chiedere un ampliamento significativo e cruciale della nostra autonomia; la Regione Lombardia può -ma, soprattutto, deve- far sapere alle cittadine e ai cittadini lombardi che il loro futuro sarà nelle loro stesse mani.



Articolo  Gran Premio di Monza e autonomia lombarda 

Di Admin (del 02/08/2015 @ 12:21:06, in Lombardia, linkato 202 volte)

Riceviamo dal movimento Avanti e volentieri rilanciamo

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GRAN PREMIO DI MONZA, GRAN PREMIO DI LOMBARDIA (AUTONOMA)

 

Dopo molte pressioni, la Regione Lombardia è riuscita ad ottenere il parere favorevole, da parte del governo italiano, ad un emendamento che apre la strada per l’ingresso del Pirellone nel comparto parco/autodromo di Monza. Questo ingresso permetterà di risolvere il contenzioso economico con la Formula 1, che ha messo a rischio la permanenza del circuito brianteo nel calendario del campionato mondiale.

Come ha scritto il presidente lombardo Maroni, in un commento alla vicenda, l’ingresso della Regione Lombardia rappresenta un punto di svolta, poiché sarà la nostra istituzione comune “a metterci i soldi, non il Governo”.

Si tratta di un’osservazione che fa emergere chiaramente i vantaggi di ...

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Articolo  Intervista ad Antonio Guadagnini 

Di Admin (del 01/08/2015 @ 14:24:53, in Veneto, linkato 514 volte)

Nelle recentissime elezioni venete, il cartello Indipendenza Noi Veneto è riuscito ad eleggere uno dei volti più noti della galassia marciana che supporta le idee di autogoverno e di diritto di decidere. Stiamo parlando del neo consigliere regionale Antonio Guadagnini, proveniente dalle file di Veneto Stato e votatissimo nella circoscrizione provinciale vicentina. Gli abbiamo posto alcune domande. Buona lettura

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AlexStorti) La tua opinione sulla dichiarazione di incostituzionalità della Legge 16 sul referendum d'indipendenza del Veneto.

AntonioGuadagnini) La consulta ha espresso un parere, noi siamo di parere diverso: il diritto di decidere la forma di governo da cui essere governati è un diritto inalienabile delle persone, ed è la fonte del diritto costituzionale e delle costituzioni. L'esercizio di tale diritto è un potere costituente, sul quale la costituzione non può retroagire. Se un'assemblea rappresentativa decide di interrogare il proprio popolo sul tema, essa ha tutto il diritto di farlo.

La tua prima -e lodevolissima- iniziativa, da neoeletto consigliere regionale, è stata la costituzione dell'intergruppo sul diritto di decidere dei Veneti, significativamente denominato "Parola ai Veneti" . Spiegaci di cosa si tratta.

Si tratta di un gruppo, già maggioritario in consiglio regionale, che ha come obiettivo finale ...

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Articolo  "Razzismo veneto" 

Di Alex Storti (del 31/07/2015 @ 17:20:13, in Veneto, linkato 588 volte)

Il Post è un quotidiano online fondato e diretto da Luca Sofri. Un quotidiano agile e ricco di analisi interessanti, spesso volutamente basate su un approccio didattico. La filosofia del direttore, infatti, è incentrata sul cercare di fornire notizie vere, comprovate, evitando come la peste le tante bufale che ingombrano il web, la carta stampata e i massmedia in generale. Per questo motivo, sulle pagine del Post troverete svariati pezzi intitolati "[la tal cosa] spiegata bene", oppure "Cosa è davvero successo ieri [a vattelapesca]", e via dicendo.

Il Post è abbastanza apertamente schierato a sinistra, ma non è un giornale fazioso nè tantomeno urlato.

Peccato dunque per quanto accaduto lo scorso venerdì 17 -a volte, la sfiga...-. A parere di chi scrive, un tremendo errore. I fatti: a Treviso e a Roma si formano presidii e scoppiano agitazioni attorno all'arrivo di alcune decine di profughi inviati dalle rispettive prefetture, per prendere possesso di alloggi convenzionati col Ministero dell'Interno. Ne parlano tutti i mezzi di comunicazione, e così fa anche il Post.

E qui emerge la prima differenza molto significativa: ...

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Articolo  Comunicato di Avanti sul rapporto Svimez 

Di Admin (del 31/07/2015 @ 11:27:16, in Lombardia, linkato 283 volte)

Riceviamo dal movimento Avanti e volentieri rilanciamo

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RAPPORTO SVIMEZ: AVANTI VERSO UNA LOMBARDIA SGANCIATA DALL'ITALIA
 

I dati pubblicati in questi giorni dallo Svimez, sul sempre più profondo declino del Sud, sia economico che demografico, dimostrano che 155 anni di unità statuale italiana hanno prodotto molti più guasti che benefici per quelle terre.

Con il Sud non ha funzionato la politica semicoloniale, applicata dai Savoia fino al disgraziatissimo trasferimento della capitale a Roma.
Non ha funzionato la politica clientelare durata fino all’avvento del fascismo, e non a caso contestata già a fine ‘800 dal primo movimento separatista lombardo, quello per la costituzione dello “Stato di Milano”.
Non ha funzionato nemmeno [...continua qui ]



Articolo  Intervista ad Ilaria Brunelli 

Di Admin (del 24/07/2015 @ 18:15:03, in Veneto, linkato 335 volte)

Per gentile concessione dell'amico Stefano Catone, collaboratore della rivista Left, pubblichiamo integralmente l'intervista ad Ilaria Brunelli, candidata nelle liste di Indipendenza Noi Veneto al Consiglio Regionale, nella circoscrizione di Vicenza (dove è risultata la seconda più votata dopo il consigliere eletto Antonio Guadagnini). Nel numero 27 della rivista, disponibile anche online, potete trovare l'articolo che Stefano ha dedicato all'indipendentismo in Lombardia e Veneto. Buona lettura

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Stefano Catone) Perché l’indipendenza del Veneto?

 Ilaria Brunelli) Sarebbe forse piu appropriato domandarsi “Perché il Veneto in Italia?!”. Il nostro è un popolo che ha vissuto in uno stato indipendente, relazionandosi col mondo, per più di un millennio nella storia recente, e ancora prima di Cristo nella storia più antica. Nulla di strano quindi se, stanchi di una convivenza faticosa con lo Stato italiano, desideriamo tornare alla nostra facoltà di autogovernarci, per garantire un futuro migliore e più sereno.

In Veneto l’indipendentismo è un ideale ancora vivo? Oltre ai risultati elettorali, quali sono gli argomenti che dimostrerebbero la sua vitalità?

A parte i numeri in crescita, che dimostrano una capacità politica in divenire nonostante le divisioni interne che ancora purtroppo sussistono, l’indipendentismo veneto è sempre vivo. In realtà è un fenomeno che non ha mai smesso di fermentare in Veneto, passando attraverso tutti i movimenti culturali/ politici che lo hanno sostenuto a partire (nella storia recente) dalla Liga Veneta, progenitrice di quella che divenne poi la Lega.

Altri indizi li si nota proprio durante le campagne elettorali regionali, quando da destra a sinistra si vede il tentativo di raccogliere questo fermento accompagnando le liste principali del candidato da liste “col leon” che oscillano dall’autonomia all’indipendenza dichiarata (vedi Moretti con Progetto Veneto Autonomo, Tosi con Razza Piave-Veneto Stato, oltre a Zaia con Indipendenza Noi Veneto e a Indipendenza Veneta).

Sul territorio il proliferare di iniziative culturali/politiche con convegni, manifestazioni, feste. Visivamente, le bandiere marciane che sono sempre più spesso esposte fuori dalle abitazioni. I confronti con altre parti politiche che solo fino a 7, 8 anni fa sorridevano alla parola “indipendenza”, mentre oggi magari se ne discostano ma argomentando la posizione. Una escalation di piccole cose, che agli occhi di chi come me vive il tema da un decennio conferma che la strada è quella giusta. Si tratta solo di raggiungere la massa critica.

Le recenti elezioni regionali sembrano confermare che tale sentimento esiste ancora ma, per l’ennesima volta, le liste indipendentiste non hanno trovato un accordo che permettesse di presentarsi uniti al voto. Come giudica questa situazione? Che differenza strategica c’è tra chi ha scelto la corsa solitaria e chi di apparentarsi con Zaia?

Io auspicavo che in questa tornata l’indipendentismo ...

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Articolo  I VENETI VIVONO DA SCHIAVI 

Di Nicola Busin (del 22/07/2015 @ 20:12:46, in Veneto, linkato 570 volte)

ciaoitalia
I VENETI VIVONO DA SCHIAVI.
Gli abitanti di Venezia e delle Venezie forse non pensavano che questo loro modo di salutare “s-ciao suo” (schiavo suo), poi semplificato in “ciao” e adottato in tutto il mondo, divenisse un termine così attuale anche nel 2015 ( e negli anni a venire).

Sgombriamo subito il campo per chiarire che qui si condanna ogni forma di razzismo, in quanto ogni essere umano ha diritto di vivere in dignità e libertà, come pure ha il dovere di lavorare per mantenere una vita dignitosa ed essere tutelato in caso di malattia o inabilità.

Fatta questa premessa è da dire che questa nazione Italia, unita da una banda di esaltati nei modi più tristi, in particolare il Regno delle due Sicilie oggetto di veri e propri genocidi attuati dai generali savoiardi, con sterminio di interi paesi, non ha ulteriormente senso di esistere. Questa Italia frutto di un risorgimento prodromo di una devastante epoca fascista e ora ancora sostenuta da una forza politica nazionalista e socialista che, infarcita di retorica, non si rende conto quali danni irreversibili questa forzata unione stia compiendo contro tutti gli splendidi popoli che la abitano. Dopo circa 150 anni di unità imposta tentando di creare l’italiano medio e il reddito medio ci troviamo invece ogni anno a vedere ...

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Articolo  2016: Lombardo-Veneto vs. Italia 

Di Alex Storti (del 17/07/2015 @ 18:09:56, in Lombardia, linkato 702 volte)

Per un incredibile colpo di fortuna, si sta addensando una tempesta perfetta, sulla testa del signor Renzi, sul suo governo e, di fatto, sullo stato italiano. E non mi riferisco alla miriade di nodi strutturali che stanno venendo al pettine, a cominciare dalla questione greca che potrebbe dimostrare quanto sia nudo il Re Tricolore.
Mi riferisco, piuttosto, alla triade referendaria che potrebbe avere luogo nella primavera del 2016. Sono tre infatti i referendum di carattere costituzionale che marciano spediti e paralleli gli uni rispetto agli altri lungo il sentiero della convocazione.

Il primo referendum è quello indetto dalla Deliberazione del Consiglio Regionale della Lombardia n. 638, lo scorso 17 febbraio: si tratta della consultazione avente ad oggetto la richiesta di autonomia differenziata per la nostra Regione, ai sensi del vigente articolo 116 della Costituzione.

Il secondo referendum è quello indetto dalla Legge 15 votata lo scorso anno dal Consiglio Regionale del Veneto: dopo la sentenza 118 della Corte Costituzionale, la legge in questione è rimasta in vigore nella sola parte relativa al quesito che prevede una richiesta simile a quella lombarda. Anche nel caso dei vicini veneti, dunque, si tratta di chiedere l'autonomia differenziata ex art. 116 Costituzione.

Il terzo referendum, a differenza dei primi due, non riguarderà una singola popolazione regionale, bensì ...

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Articolo  Presidente Maroni, convochi il referendum 

Di Alex Storti (del 09/07/2015 @ 10:57:41, in Lombardia, linkato 891 volte)

Dopo la sentenza 118 della Corte Costituzionale, sono caduti tutti i dubbi sulla possibile impugnazione del referendum per l'autonomia differenziata della Lombardia da parte del Governo Renzi.

Come ho spiegato in un precedente articolo, si tratta di un inatteso risultato giuridico e politico. La sentenza della Consulta apre infatti uno scenario inedito: finalmente la singola popolazione di una Regione potrà esprimersi sull'ampliamento della propria autonomia, cosa mai accaduta nella storia repubblicana; la Lombardia si avvierà così alla fine del suo cammino storico quale Regione ordinaria, andando ad acquisire uno status di specialità -l'autonomia differenziata- diverso e molto più ampio rispetto a tutte le altre.

Bene, acquisito dunque il placet costituzionale sulla legittimità del referendum, non resta ora che ...

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Articolo  Avanti si evolve: da Collettivo a Movimento strutturato 

Di Alex Storti (del 08/07/2015 @ 11:09:09, in Lombardia, linkato 790 volte)

Il 13 giugno scorso, a Monza, si è svolta l'assemblea fondativa di Avanti: si è trattato del momento di passaggio dalla forma non strutturata (il Collettivo) a quella di vero e proprio movimento politico dotato di un'organizzazione  "solida".

Con questa evoluzione, Avanti segna la terza tappa di un percorso iniziato sette anni fa, allorché la sigla, apparsa pubblicamente nella primavera del 2008, scelse di definirsi come "Progetto Politico". Fu quello un periodo di elaborazione concettuale, importante per porre le basi ideologiche e giuridiche del nuovo separatismo regionale, fondato su ragioni di tipo contrattuale e non identitario, condensate nel pamphlet-manifesto "Il sogno di una cosa".

Il passaggio a Collettivo avvenne in un momento successivo, dapprima in forma sperimentale, allo scopo di raccogliere energie intellettuali attorno alle idee elaborate in precedenza; ne scaturì un'attività essenzialmente pubblicistica, a tratti molto intensa, durante il triennio 2010-12. Nel maggio dello scorso anno, dopo due anni di quiescenza associativa, il Collettivo ha quindi ripreso le proprie attività in grande stile, raccogliendo molti attivisti e muovendosi a tutto campo, fra dibattiti, volantinaggi, presidii, pubblicazioni e toccando vette impensabili negli anni precedenti: su tutte, la partecipazione di una delegazione propria di Osservatori Internazionali alla Consulta catalana del 9 Novembre, su invito del coordinatore ICEC del Veneto, Luca Polo.

Dopo queste esperienze e, in particolare, alla luce degli sviluppi in Veneto, in Scozia e in Catalogna, da sempre contesti di studio per gli avantisti, è maturata la volontà di evolvere nuovamente. Da qui la scelta di ...

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