"Non si può salvare un matrimonio dichiarando illegale il divorzio. "

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Articolo  “Secessione. Una prospettiva liberale” (recensione di Luca Bertoletti) 

Di Carlo Lottieri (del 10/04/2016 @ 19:03:59, in Secessione, linkato 250 volte)

È molto diffuso il dibattito riguardo all’indipendenza e alla secessione. Prima la Catalogna e poi la Scozia hanno tentato, senza successo, l’indipendenza. Ma il movimento indipendentista non s’è fermato a questi insuccessi, e ha continuato a espandersi, toccando anche aree che finora si pensavano saldamente parte di Stati-nazione, come il Veneto. Ma c’è una spiegazione filosofico-politica sul diritto di secessione? E ancora: sono solo i «libertari» (ossia quei pensatori, filosofi e studiosi politici che si rifanno al liberalismo classico) a legittimare il diritto di secessione, o ci sono anche altre dottrine politiche che lo legittimano? A queste domande e a tante altre tentano di rispondere il filosofo Carlo Lottieri e lo scienziato politico Nicola Iannello in Secessione. Una prospettiva liberale (Brescia, La Scuola). Oltre ai due saggi di Iannello e Lottieri, il volume propone una serie di testi che spaziano dalla dichiarazione d’indipendenza di Thomas Jefferson al saggio di Hans-Hermann Hoppe «Centralizzazione e secessione».

La cosa più sorprendente, analizza Lottieri, è che il diritto di secessione si trova anche in filosofie politiche egalitarie come quella liberal americana e quella comunitaria. È con Allen Buchanan, spiega Lottieri, che nella prospettiva liberal si accetta la legittimazione del diritto di secessione, «quando il processo separatista è indispensabile a preservare la libertà dei membri di un certo gruppo, quand’è l’unica maniera per tutelare gruppi dominati e discriminati, quando vi sono culture e identità che possono preservarsi solo in tal modo. La preoccupazione di fondo resta quella che ispira tale filosofia politica: la tutela delle libertà fondamentali […] e la garanzia di una serie di diritti sociali, che implicano meccanismi ridistributivi caratteristici del welfare state». Lottieri analizza anche il pensiero “comunitarista”, di cui vale la pena di menzionareMurray Bookchin, uno dei più noti esponenti dell’anarchismo del secondo Novecento, che «ha sempre puntato a sganciare le città dallo Stato nella prospettiva di un autogoverno assembleare».

Infine, Lottieri analizza il concetto d’indipendenza nel pensiero dei filosofi libertari da Ludwig von Mises a Murray Rothbard. Con diversi accenti e prospettive, tutti questi autori concordano sul fatto che il riconoscimento illimitato del diritto di secessione assicurerebbe la nascita d’ordinamenti politici realmente fondati sul consenso degli abitanti, e sancirebbe la fine degli attuali Stati gerarchici, autoritari e illiberali.

Il grande successo economico delle città-Stato (come Singapore o Montecarlo), delle piccole realtà regionali (come i cantoni della Svizzera, il Lussemburgo o l’Estonia) e dei piccoli principati (come il Liechtenstein) dimostra che gli Stati nazionali di grandi dimensioni hanno fatto il loro tempo. Partendo dell’evoluzione in atto, conclude il filosofo bresciano, è sempre più chiaro che le istituzioni statali ereditate dall’età moderna sono costruzioni artificiali che negano le libertà fondamentali, e intralci quasi insuperabili per quanti vogliano offrire una prospettiva ai propri figli e nipoti.

Il ragionamento viene continuato nel saggio di Iannello, che anzitutto si sofferma sul concetto di nazione. Un’idea, questa, che i governanti degli Stati moderni hanno usato in modo perverso, col fine d’aumentare il dominio e l’appropriazione di risorse. «È la nazione che crea lo Stato — si chiede lo scienziato politico — oppure è lo Stato che crea la nazione?» «Ammettiamo — ipotizza Iannello — che l’Italia sia una nazione secondo alcuni criteri: discende da questo fatto la necessità dell’unità della forma-Stato? La nazione italiana una dev’essere Stato italiano uno?»

Il caso italiano, fa notare l’autore, è l’esempio perfetto di come una nazione che non esisteva ha creato uno Stato il cui compito è stato quello di creare una nazione. «Con la Grande Guerra, la prima prova di fuoco sostenuta dal giovane Stato italiano, l’Italia ebbe 630.000 morti, “liberò”/acquistò 650.000 italiani non parte del Regno e 700.000 non-italiani sulla cui volontà d’appartenere all’Italia nessuno disse mai una parola.» «Una proporzione 1 a 1 a 1, un morto per ogn’italiano “liberato” e per ogni straniero inglobato.» Ne valeva davvero la pena?

Il problema non è la nazione, bensì lo Stato, che fa nascere il nazionalismo: «Meno Stato significa togliere importanza alle rivendicazioni a carattere nazionalistico d’ogni tipo, dalle rivendicazioni territoriali a quelle di potenza; e porre il consenso degli individui alla base della nazione significa disinnescare ogni carica di nazionalismo».

 

Questo articolo è uscito su The Fielder (www.thefielder.net) nel maggio 2015.



Articolo  YESPODEMO: autodeterminazione del popolo Veneto 

Di Nicola Busin (del 13/03/2016 @ 23:44:39, in Veneto, linkato 449 volte)

Yes PODEMO: una associazione per l’autodeterminazione dei Veneti

di Nicola Busin

 

Nel suo saluto iniziale del Sindaco di Schio Valter Orsi ha evidenziato le sempre maggiori difficoltà a gestire il bilancio comunale dato che lo stato centrale prende tutto e lascia ben poco, addirittura incassa sempre più tasse locali creando seri problemi alle amministrazioni comunali per gestire le semplici incombenze e di fatto non consente investimenti strutturali. In pratica ci si alza ogni mattina con l’incubo che i burocrati romani del ministero delle finanze e dell’economia abbiano escogitato qualche nuovo espediente per raggranellare dalle amministrazioni locali altri soldi per lo stato.

All’intervento del sindaco di Schio è seguita la presentazione del convegno da parte di Ruggero Zigliotto, che è presidente di questa associazione Yespodemo, associazione di tipo culturale apartitica che ha appunto l’obiettivo di sensibilizzare non solo i politici ma tutti i Veneti di questa opportunità che poi diviene necessità legata all’autodeterminazione dei popoli, nel nostro caso del popolo Veneto. Nota Zigliotto la caratteristica particolare di questa associazione che sta proprio nel nome in cui è presente il classico YES inglese con un’idea internazionale, coniugato con il classico PODEMO in lingua Veneta, il SI POSSIAMO decidere il nostro futuro di Veneti. Evidenzia che la scelta della città di Schio per questo primo evento è legata alla presenza di una amministrazione comunale retta da una Lista Civica.

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Il primo relatore il prof. Andrea FAVARO, che ha fatto parte della commissione regionale istituita nel 2014 per predisporre la legge regionale n. 16/2014 per indire il referendum per l’indipendenza del popolo veneto, ha evidenziato il distinguo tra lo strumento del diritto e il fine della politica. Lo strumento fornisce i mezzi che la politica può scegliere di utilizzare. Ha sottolineato che nel diritto interno è ammessa almeno dal 2006 la più ampia libertà di espressione ai cittadini in ordine al loro parere circa l’opportunità, coerenza, giustificazione, di uno stato nazionale e anche circa la possibilità di esprimersi optando per un ordinamento diverso (e pure contrario) da quello oggi vigente. In secondo luogo, il diritto internazionale ha riconosciuto anche tramite pareri recenti della Corte Internazionale di Giustizia che l’autodeterminazione di un popolo non può essere negata dal diritto internazionale stesso e anzi deve da questo essere ritenuta garantita ed ha citato in particolare il recente caso del Kosovo. In pratica per Favaro Il referendum è sicuramente un istituto del diritto atto a far emergere una eventuale volontà espressa da una comunità. La Corte Costituzionale italiana che ha vietato il referendum per l’indipendenza del popolo Veneto ha fatto una scelta politica non tanto giuridica.

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Successivamente è intervenuto Luca Polo che è il rappresentante per il Veneto di ICEC, organizzazione europea, acronimo di “L’International Commission of European Citizens”, che è il coordinamento internazionale dei popoli senza stato d’Europa, con forma giuridica definitiva di ONG con sede a Bruxelles. L’intervento di Polo ha catturato in modo particolare l’interesse della platea. Polo ha evidenziato che il simbolo della ‘recente’ virata separatista intrapresa dalla Catalogna si concretizzò nel 2009, quando il piccolo comune di Arenys de Munt, nella provincia del capoluogo catalano, istituì un referendum non vincolante sulla propria autodeterminazione. Nonostante la consultazione non avesse alcuna valenza giuridica, ne nacque una forte polemica che però diventò virale e l’esempio della cittadina venne seguito, nei due anni successivi, da altre 554 realtà tra villaggi e grandi centri urbani, tra cui anche Barcellona.

Il presidente di API industria Flavio Lorenzin ha fatto il triste punto sulla situazione economica Veneta evidenziando in particolare la chiusura di circa 22.000 ditte dal 2009 ad oggi. Il sistema bancario e finanziario ha preferito salvare le aziende medie e grandi facendo in pratica ricadere sulle piccole tutto il carico della crisi. Gli iscritti di API industria non hanno certo paura dei cambiamenti perché ogni cambiamento offre nuove opportunità e l’idea dell’indipendenza per il Veneto può dare nuove opportunità al tessuto produttivo regionale.

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Il Presidente del Consiglio Regionale Roberto Ciambetti ricordando l’iter che ha portato all’approvazione della legge regionale per l’indipendenza del Veneto poi bocciata dalla Corte Costituzionale ha fatto presente che il rapporto tra il Consiglio Regionale e lo stato centrale è di base conflittuale in quanto anche recentemente il Parlamento italiano ha approvato leggi e norme a favore di un insensato accentramento del potere. A Parere di Ciambetti i funzionari ministeriali romani vedono la richiesta di indipendenza solo sotto un profilo economico in quanto Roma non potrebbe contare sui 20 miliardi offerti dai Veneti. Fa presente che la Regione sta valutando di ricorrere contro la sentenza della Corte Costituzionale: certo è, diciamo noi, che non appare una priorità dato che la sentenza porta la data del 28 aprile 2015.

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Il Consigliere regionale del M5S Simone Scarabel inizia il suo intervento precisando di parlare a titolo personale. Fa presente data la sua giovane età di 33 anni che sempre più giovani dovrebbero avvicinarsi alla politica considerato che il futuro non è dei settantenni. In questo caso dimentica che Renzi è diventato presidente del Consiglio a 39 anni, che la Boschi ha poco più di 30 anni e che certo la giovane età non è un requisito per fare buona politica. Si dichiara veneto, italiano e uomo internazionale perché è così che vanno i tempi moderni. Certo in Scarabel ha vinto l’idea di Massimo D’Azeglio “fatta l’Italia ora facciamo gli italiani” dimenticando che questa folle idea prevedeva l’annientamento degli splendidi popoli che vivevano nella penisola. Fortunatamente i popoli sono ancora vivi in particolare il popolo Veneto che sempre più si rende conto della barbarie perpetrata nei sui confronti. Scarabel forse dimentica che il veneziano Marco Polo non era italiano ma nonostante questo risulta ancor oggi uno degli uomini più internazionali che siano esistiti, internazionalità che è proprio nel DNA dei Veneti. L’italianità è del tutto inutile ed è di fatto una barbarie per i concetti prima espressi. Scarabel auspica come tutti nel suo partito la possibilità del voto elettronico cosi la popolazione potrebbe velocemente esprimersi su tante scelte.

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Tocca poi alla deputata del PD Simonetta Rubinato, incredibile eccezione all’interno del suo nazional partito. La Rubinato condivide la necessità di dare maggiore autonomia alle varie aree geografiche italiane, evidenzia che la sua scelta sul tipo di stato nato nell’800 sarebbe ricaduta sull’idea di Cattaneo con previsione di una federazione di stati anziché uno stato unitario “unico e indivisibile”. Purtroppo la Rubinato dimentica di dire che il suo nazional partito anche a livello regionale ha bocciato ogni richiesta di referendum sia per l’indipendenza sia per l’autonomia dei Veneti e che alla prova dei fatti vuole solo accentrare il potere a Roma. Forse converrebbe dire alla deputata che ha sbagliato partito o forse con un po’ di cattiveria che è la voce interna al partito per tenere calmi gli animi degli iscritti e simpatizzanti animati da simpatie indipendentiste.

 

Simbolo-LegaNord-Salvini

Il deputato Filippo Busin della Lega Nord condivide dalla sua cultura liberale l’idea di dare la possibilità ai popoli di decidere di quale governo dotarsi ed è quindi favorevole all’autodeterminazione del popolo Veneto. Da capire in questo caso come si muova il suo partito, con un segretario nazionale, Salvini, che desidera diventare il futuro presidente del Consiglio italiano, che va a dire a destra e a manca che qui l’Italia si salva tutta o non si salva nessuno. A dire il vero in più occasioni Salvini si è dichiarato favorevole al referendum per l’indipendenza del Veneto: chissà che da Presidente del Consiglio romano ce lo conceda, ma i dubbi sono legittimi. Aggiungiamo che in una recente intervista il nuovo segretario della Liga Veneta, Da Re, auspica un importante incarico nel governo romano di Luca Zaia: ma la questione Veneta dov’è andata a finire?


Antonio Guadagnini neo consigliere regionale e molto vicino all’associazione YesPodemo evidenzia che in fondo le parole autodeterminazione, indipendenza e autonomia sono dei sinonimi, è solo lo stato italiano che con le autonomie regionali concesse ad alcune regioni su varie questioni ha travisato il concetto iniziale. Ha fatto presente la dubbia attendibilità della frase inserita nella carta costituzionale “Italia una e indivisibile” ricordando come questo “dogma” sia già stato disatteso nella questione di Trieste. Sta di fatto che qui cominciano a sorgere dei dubbi, in verità parlare di autonomia e di indipendenza non è la stessa cosa. Guadagnini è stato eletto in una lista dal nome “Indipendenza noi Veneto” e non certo “Autonomia Noi Veneto” che suona in modo diverso: che sia la premessa per suonare un’altra musica?

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Bell’intervento del dr. Alessandro Mocellin, giovane ma con una forte passione per ridare dignità al popolo Veneto che da troppo tempo è considerato per gli aspetti negativi. Fa una carrellata dell’eccelsa storia della Serenissima Repubblica, terra di libertà e giustizia in un mondo comandato dalle monarchie. Richiama alcune eccellenze Venete a tutti i livelli in particolare culturale con la prima donna al mondo laureata, Elena Lucrezia Cornaro: era il 1678. Fa presente che il suo studio sulla grammatica della lingua Veneta, nonostante varie richieste alle università e a vari enti, sarà pubblicata a cura di un’università tedesca, per dire della sensibilità istituzionale alla lingua veneta.

lottieri

Infine con molto interesse e trepidazione è stato accolto l’intervento del prof. Carlo Lottieri, insigne docente universitario, scrittore, giornalista, fine pensatore che da sempre ha sposato la causa libertaria. Per Lottieri i Veneti hanno tutto il diritto di esprimersi con un referendum e di decidere il proprio futuro. Il libertarismo è ormai uno degli orientamenti fondamentali della filosofia politica contemporanea. Quanti si collocano entro questo filone di pensiero auspicano la creazione di un ordine politico libero da ogni coercizione.
La tesi libertaria è infatti che lo Stato è intrinsecamente illegittimo, dal momento che aggredisce i diritti dell’individuo imponendo tasse e norme di vita. Tassazione tra l’altro che vede i Veneti costretti a donare 20 miliardi l’anno a fini solidaristici ma di fatto incremento al parassitismo.
L’analisi di Carlo Lottieri evidenzia l’assurdità di uno stato che di fatto vieta la possibilità di referendum su questioni economiche ed internazionali. I cittadini dovrebbero avere molte più possibilità di esprimersi in varie occasioni e su tutti i temi, in pratica ora il potere non è nelle mani del popolo ma della casta. L’auspicio è quindi quello di continuare a lottare e questa associazione Yespodemo nasce con ottimi auspici perché va verso una richiesta di maggiore libertà.



Articolo  ITALIA UNA E INDIVISIBILE: UNA BARBARIE.  

Di Nicola Busin (del 05/03/2016 @ 22:56:58, in Indipendenza, linkato 519 volte)

ITALIA UNA E INDIVISIBILE: UNA BARBARIE.

di Nicola Busin

Nel settembre 2013 Edoardo Rubini pubblicava su Vivere Veneto un interessante e approfondito articolo: Italia, repubblica divisibile: i veneti decidano, in occasione della discussione in Consiglio Regionale della proposta per il referendum dell’indipendenza. Sappiamo bene che i consiglieri regionali Lega in testa, con il rifiuto ideologico dei piddini, poi approvarono questo referendum consultivo in ogni caso dirompente a livello nazionale. In pratica con un legge regionale si consentiva al “Popolo Veneto” di esprimersi sulla volontà o meno di restare uniti a questo stato italiano.

Abbiamo visto come è andata a finire, con i giudici costituzionali che hanno dichiarato l’inesistenza del Popolo Veneto dato che dopo l’annessione del 1866 è stato inglobato nel popolo italiano. Come dire che i Curdi, gli Armeni ecc. essendo sparsi in varie nazioni non hanno ulteriore ragione di esistere. Dire che il popolo Veneto, che non è presente solo nelle terre delle Venezie ma sparso nel mondo in varie nazioni, la più significativa il Rio Grande do Sul in Brasile ma non solo, non esiste perché unificato nel popolo italiano è indubbiamente una barbarie, una violenza culturale inaudita, una decisione da denunciare nei più grandi contesti umanitari presenti al mondo. Ma quale storia, cultura propria, caratteristica etnica ha questo popolo italiano è difficile da capire. Vale da sempre l'emblematica frase pronunciata da Massimo D’Azeglio “ fatta l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani” il che implicava l’eliminazione degli splendidi popoli che la abitavano a favore di una nuova entità etnica tutta da definire. A più di 150 anni possiamo affermare senza ombra di dubbio che questo folle e tragico progetto è fallito nonostante il grande impegno che i burocrati e boiardi di stato hanno anche economicamente profuso. L’unica cosa che si è riusciti ad imporre è la comune lingua italiana: forse se da subito era scelto l’inglese saremmo stati più internazionali, mantenendo e implementando le splendide lingue locali, lingua Veneta in testa che è appunto ancora normalmente parlata non solo dagli abitanti delle Venezie ma pure in Brasile (riconosciuta ufficialmente) in Messico, Istria ecc..

La famosa frase “Italia una e indivisibile” scritta dai Padri costituenti, forse più esattamente dai funzionari fascisti ancora tutti presenti negli uffici statali alla fine del conflitto mondiale, trova derivazione dalla rivoluzione francese: durante la seduta d’apertura della Convenzione Nazionale (parlamento rivoluzionario) del 21 settembre del 1792, i deputati votarono all’unanimità l’abolizione in Francia della monarchia, così dal 25 settembre 1792 si cominciò a definire la Repubblica Francese come “una e indivisibile”. Scrive ancora Rubini : “Lo studio dei retroscena storici consente di chiarire certe “bizzarrie giuridiche”. Il fatto di dire che uno Stato non si dividerà mai ha due conseguenze pratiche: il primo è che si vuole tale Stato come immortale; il secondo è che non potrà mai ridursi, ma solo accrescersi. Si aggiunga una terza conseguenza: lo Stato che non si dividerà mai potrà solo ingrandirsi, fino a conquistare il globo terracqueo. Infatti, questa era la prospettiva seguita da Napoleone Bonaparte e dagli altri condottieri ispirati dai medesimi intenti, quali Hitler, Mussolini, Stalin, ecc.”

Dopo la pronuncia della corte costituzionale come si è comportato il Consiglio Regionale Veneto che aveva votato una legge per indire il referendum? Nulla, qualche anacronistica lamentela ma nulla più. Ora i Veneti dotati di un minimo di acume si sentono presi in giro, soprattutto dai loro consiglieri che tanto avevano fatto per proporre questa opportunità di liberazione dalle catene romane. Doveva svilupparsi una reazione forte, un urlo di grande sofferenza a tutto il mondo per denunciare una simile barbarie e cioè che una stato nato 150 anni fa dall’unione forzata di vari popoli non permetta ad un popolo di migliaia d’anni di esprimere il proprio desiderio o meno di restare unito a questo stato farlocco. Ricordiamo che la Serenissima Repubblica è stata per millenni punto di riferimento per il mondo intero in fatto di democrazia, libertà, cultura, arte, ricchezza di commerci, manifatture, turismo, accoglienza, tolleranza e di fatto non è mai ufficialmente decaduta.

Notiamo purtroppo che tutti i partiti presenti a Roma hanno perso ogni desiderio di rivedere questa costituzione che, nata dicono dalla resistenza, in realtà ha assorbito in questo caso (Italia una e indivisibile) il pensiero fascista. Qui continuiamo a ripetere che non è questione etnica, che tutti i popoli italici sono splendidi, ma purtroppo impossibili da unificare in un nuovo popolo ogm. Questo assurdo tentativo ha prodotto e produrrà danni irreversibili per la popolazione civile tutta ad esclusione dei boiardi di stato che continuano a mantenere le loro ricche rendite di posizione e dirigono le comunicazioni: televisione, radio, giornali ma fortunatamente con scarsi risultati per la rete internet, vero motore di libertà

.

L’unica soluzione al progressivo decadimento economico e civile di questo stato è proprio cambiare questa superata costituzione che quanto meno permetta ai vari popoli di decidere cosa fare del proprio divenire, magari con una costituzione di tipo federale che consenta ad ogni territorio di governarsi anche se uniti con un fondo di solidarietà. Solo così, creando una sana competizione, con un controllo più attivo della gestione di governo e delle risorse presenti a livello locale si potrà avere un futuro senz’altro grande come lo è stato in passato. La miopia politica degli attuali governanti è assolutamente incomprensibile, intollerabile. L’ignavia di molti politici Veneti che non si fanno parte forte e attiva per questo cambiamento appare sempre più intollerabile.

Ma forse qualcosa è cambiato in modo profondo, soprattutto con le tante iniziative che i Veneti stanno proponendo dal basso, fuor da logiche partitiche, con tanta buona volontà e tanta consapevolezza che così non si può più andare avanti, che non si può accettare questo lento e inarrestabile declino. Forza Veneti, alziamo la testa! WSM



Articolo  GLI IGNAVI DEL POPOLO VENETO 

Di Nicola Busin (del 28/02/2016 @ 21:48:34, in Indipendenza, linkato 534 volte)

Gli ignavi del popolo Veneto.