"Il governo ha un braccio lungo e uno corto: quello lungo serve a prendere e arriva dappertutto; quello corto serve a dare, ma arriva solo a quelli che sono vicini."

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2014, via da Roma o morte
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Articolo  Il Veneto è Veneto 

Di Admin (del 16/04/2014 @ 17:01:49, in Veneto, linkato 51 volte)

Il Giornale di Vicenza ospita oggi nello spazio delle lettere una missiva, a firma della Confederazione delle associazioni combattentistiche e partigiane della provincia di Vicenza, nella quale gli estensori, presidenti M. Faggion (Anpi), G. Crosara (Ancr) e F. Binotto (Avl), manifestano la propria contrarietà ai processi separatisti in corso di attuazione con argomentazioni surreali.

Ospitiamo volentieri una replica dell'amico Enrico Andrian, segretario del movimento Autodeterminazione delle Nazioni Friulane e del Litorale. Buona lettura.

*   *   *

E' alquanto doveroso far notare al CACP, in questa sua presa di posizione dal sentore vagamente fascista di smielata apologia dell'unità della patria, cozzi così palesemente con la realtà storica e con il ruolo stesso di una confederazione di associazioni partigiane antifasciste come la loro.
Come si può infatti parlare di "Libertà e Democrazia" in riferimento al comportamento dello Stato italiano nelle due guerre mondiali, quando questo, senza la benché minima consultazione democratica, ha tradito per ben tre volte in meno di trent'anni i propri alleati, pugnalandoli alle spalle nel momento di massima difficoltà per il mero interesse della conquista imperialista?

Come si può parlare di "Libertà e Democrazia" per uno Stato che per ben due volte ha partecipato ad una guerra mondiale in qualità di aggressore, invasore ed occupante di paesi altrui?
Come si può parlare di "Libertà e Democrazia" per uno Stato che si è impunemente macchiato di ...

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Articolo  Fiscalità e moralità. Un discorso a Vicenza, l’11 aprile 

Di Paolo Luca Bernardini (del 13/04/2014 @ 18:56:24, in Veneto, linkato 330 volte)

Nel frammento originario del Faust di Goethe, noto come Urfaust, un personaggio esclama:

“Caro Sacro Romano Impero, com'è che sei ancora intero?”

Non sarebbe rimasto vivo a lungo, nel 1806, dopo 1006 anni di vita gloriosa, spesso gloriosa, ma con almeno un secolo e mezzo di decadenza, l’Impero veniva formalmente sciolto. L’Impero d’Austria che ne nacque, peraltro molto rispettoso della “nazione veneta” cui rese omaggio perfino l’Imperatore, non era né poteva essere più “sacro” o “romano”. 

Quando vi è solo e soltanto un legame formale tra i cittadini e uno Stato, un legame di coercizione fiscale – ti prendo quel che io decido con la minaccia e l’uso della forza – quando ogni altro legame morale è dissolto, quel legame formale da solo dice solo due cose: che quello Stato è morto, e che l’individuo, il cittadino, la persona, è già libero, prima ancora che qualcuno lo riconosca come tale. Prima che la sua libertà, dichiarata, dia vita ad una nuova forma politica in cui oltre al legame di coercizione fiscale, vi siano altri legami e maggiori legami, di carattere morale. Essenziali per ogni comunità estesa, e per la famiglia stessa, la prima delle forme associative dell’individuo.

Vi sono Stati che hanno richiesto ai cittadini tributi di sangue mostruosi, come avvenne nella prima strage mondiale, e anche nella seconda. Perché proprio questi sacrifici immondi divennero miti fondativi di tali stati? Perché la retorica al servizio della politica truffaldina, menzognera, e assassina, poneva e pone una domanda allucinante: “Come, 600.000 individui hanno dato la vita per questo Stato, e voi, a cui non è più richiesta la vita, rifiutate la vostra proprietà, un sacrificio molto minore?”. 

Sono le parole del Diavolo e la Chiesa dovrebbe evitare di sottoscriverle, dovrebbe avere almeno timore di un qualche Lutero digitale, che la ponga prima in ridicolo, e poi in crisi vera. Per fortuna non tutta la Chiesa la pensa così. 

La fiscalità non può e non deve essere l’unica forma di legame tra l’individuo e lo Stato. La repubblica veneta sta celebrando il suo Tea Party, come i patrioti di Filadelfia, e poi di Boston, e poi di Chestertown tra il 1773 e il 1774.

Se viene legalmente operata una rivoluzione fiscale, è perché ormai viene riconosciuta la titolarità, alla repubblica veneta, della fiscalità. Proprio perché la repubblica veneta non fonda il legame tra i propri cittadini e se stessa solo sulla fiscalità, poiché è appena nata. Vi sono motivi ideali, morali, nella nascita di ogni nuovo Stato, poiché nel vecchio Stato la forma di appartenenza era decretata, con la violenza, solo da motivi materiali. Nessuna intimidazione può fondare la comunità umana. Quelle famiglie stesse, fondate sulla violenza, il ricatto e l’intimidazione, sono famiglie aberranti, sono deviazioni dall’ordine naturale, la cui sussistenza è precaria. Figuriamoci quando su intimidazione, violenza, e ricatto, si vogliono fondare comunità maggiormente estese di individui.  

La Storia si ripete solo perché il Male non viene mai definitivamente sconfitto. 

La vittoria di Dio su Satana è sempre rimandata in avanti, come l’angelo della Storia di Paul Klee letto splendidamente da Walter Benjamin, e riletto in chiave rock da Laurie Anderson, che un vento vorticoso trascina verso il futuro, con il volto però rivolto all’indietro, in un passato che è solo un mucchio di rovine, che s’accresce vertiginosamente. 

La fiscalità deve fondarsi su di un nuovo patto costitutivo di una comunità che si dà spontaneamente la forma di nuovo Stato. Poiché lo Stato sottrae ricchezza per quel che dovrebbe essere il bene comune, o anche solo la quota di appartenenza ad un club esteso, nessuno Stato può sottrarre più del minimo dovuto, e stabilito democraticamente dagli stessi cittadini, e questo accade nella repubblica veneta. Il  bene comune è la sommatoria del bene di ogni singolo cittadino, e a quest’ultima sussidiario, da quest’ultima costitutivamente dipendente. 

Ogni Stato che ponga nei propri principi fondativi, ovvero nella propria costituzione, la non sottoponibilità a decisione referendaria (ovvero le sottragga alla decisione del popolo) delle proprie aliquote fiscali, è una dittatura. E come una dittatura deve essere trattato e considerato dal concerto delle nazioni. 

La dittatura è la negazione non solo della civiltà del diritto, ma di ogni civiltà. 

Gli Stati muoiono quando sottraggono la proprietà individuale nella misura in cui violando la proprietà, un diritto naturale, ne violano anche un altro, quello alla vita, mettendola a repentaglio. Gli Stati che mettono in pericolo di vita i loro cittadini sono entità morte, sono sovrastrutture che occorre scrollarsi di dosso, sono il contrario, detto propriamente, di quel che dovrebbero essere e quello per cui sono nati almeno secondo ogni dottrina liberale moderata, da John Locke in poi: non garantiscono e non proteggono, depredano e uccidono. Il liberalismo classico prevede, nella sua forma perfetta, un mondo senza Stati, in quanto prevede un mondo senza coercizione. Necessariamente, la creazione di un nuovo Stato deve tenere conto che si fonda un pensiero politico che, come meta ultima, vede la fine di ogni Stato. Ma è una contraddizione accettabile. Un avanzamento in questo stesso pensiero. La ricerca sul cancro non è fallita perché si muore ancora di cancro. Anzi, è avanzata immensamente, perché ora si muore molto meno. La tensione tra il Reale e l’Ideale deve andare a tutto beneficio del primo, in quanto il secondo è già di per sé perfetto.

La repubblica veneta è un avanzamento verso l’Ideale. E’ un immenso passo avanti in questa direzione.  

(Fotografie della manifestazione di Vicenza dell'11 aprile, a cura della nostra corrispondente Masha Sancin)



Articolo  Passato, presente, futuro: intervista a Gianluca Busato 

Di Admin (del 11/04/2014 @ 00:03:03, in Veneto, linkato 722 volte)

Lo abbiamo intervistato lo scorso 1° dicembre, mentre a Bassano del Grappa alcune migliaia di veneti manifestavano sotto l'ombrello dell'alleanza "Il Veneto decida", fianco a fianco con lo stesso presidente Zaia, a sostegno dell'approvazione del referendum regionale sull'indipendenza marciana. Sembrava, in quell'ormai lontano giorno di inverno, che Gianluca Busato, ideatore del Plebiscito digitale, all'epoca ancora previsto per il solo 16 febbraio 2014, fosse soltanto un sognatore. Sembrava quasi campata per aria l'idea di coinvolgere un numero realmente significativo di cittadini veneti, in quella che appariva essere una consultazione probabilmente troppo innovativa per i tempi. Sembrava che il 16 febbraio (2013 more veneto) non ci sarebbe stato niente di rilevante da festeggiare. E sembrava che Zaia, in quel di Bassano, fosse propenso a garantire un'accelerazione sicura, in Consiglio regionale, per l'approvazione della legge 342. Sembrava.

E invece le cose sono andate molto diversamente. Mentre il percorso regionale si è incagliato, il Plebiscito digitale è invece riuscito a mobilitare un numero elevatissimo di volontari di ogni provenienza, grazie anche al provvidenziale posticipo di un mese e all prolungamento delle operazioni di voto. E forse anche dal Cielo è arrivato un aiutino, facendo coincidere l'avvio della consultazione marciana con il giorno della secessione di Crimea. Sia come sia, quello che pareva dover essere soltanto un primo esperimento -almeno per molti osservatori, fra cui il sottoscritto-, si è trasformato in un successo straordinario e, di conseguenza, in un pazzesco volano per l'indipendentismo tutto, con una eco mondiale e una serie di conseguenze impreviste (fra cui il riavvio dell'iter referendario regionale e la retata di militanti indipendentisti lombardo-veneti).

A una stagione e mezza di distanza da quell'intervista, che ha segnato l'inizio dell'appoggio del nostro blog alla piattaforma plebiscitaria digitale, torniamo ad intervistare Gianluca Busato, "Giane" per gli amici. Augurandovi buona lettura, vi ricordiamo che stasera, a Vicenza, inizierà formalmente il percorso di disobbedienza fiscale promosso dal Consiglio dei Dieci della neonata Repubblica Veneta, di cui Busato è naturalmente membro. Mai come in questo caso vale il motto "l'importante è partecipare!" (A.S.)

*   *   *

AlexStorti) Cominciamo dal passato. Diamo spazio, per una volta, non a Gianluca Busato il politico, il leader. Parliamo di Busato l'uomo. Chi è "Giane"?

GianlucaBusato) Tra tutte le domande questa ...

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Articolo  Un plebiscito digitale anche per Trieste? 

Di Alex Storti (del 10/04/2014 @ 08:02:39, in Trieste, linkato 365 volte)

Una delle conseguenze, forse inaspettate, dovute al successo operativo del plebiscito digitale veneto è stata l'idea di esportarlo al di fuori dei confini regionali.

Dopo una prima tappa conoscitiva in Sardegna, la piattaforma è in corso di presentazione ai militanti del Movimento Trieste Libera.

Il quotidiano unitarista Il Piccolo, acerrimo nemico degli indipendentisti e della loro idea di "riattivare" il Territorio Libero, ha ospitato nei giorni scorsi un pezzo in cui riportava l'apparente contrarietà dell'amico Roberto Giurastante, presidente dell'MTL, rispetto all'ipotesi di una consultazione digitale, sul modello veneto, per Trieste.

Ho parlato di "apparente contrarietà", data la costante prassi del Piccolo di "rileggere" strumentalmente e a modo proprio la realtà. Tuttavia non ho motivo di dubitare del fatto che il leader degli indipendentisti possa mostrare una certa riluttanza, di fronte ad un percorso plebiscitario telematico per il TLT (e anche di fronte ad uno referendario classico).

Ho avuto l'onore di conoscere personalmente Giurastante a dicembre, lo considero, al pari dell'ideatore del Plebiscito Gianluca Busato, un membro a pieno titolo di quell'avanguardia visionaria fatta di moderni eroi, capaci di cambiare la prospettiva degli eventi e, con essa, il corso della storia. La battaglia giudiziaria di Giurastante per il riconoscimento del Territorio Libero di Trieste, condotta per far entrare in contraddizione il sistema stesso, a prezzo di enormi sacrifici personali, ha qualcosa di straordinario.

Il presidente del Movimento triestino ha ideato uno strumento di pressione legale che si sta dimostrando molto utile, per gettare sabbia nell'ingranaggio del potere tricolore. Si tratta dell'eccezione per il cosiddetto "difetto di giurisdizione", da sollevare potenzialmente in qualsiasi tipo di causa, ma soprattutto in sede di contestazioni fiscali o amministrative. L'eccezione consiste nel sollevare formale obiezione, in merito al diritto del magistrato italiano di giudicare un cittadino apparentemente italiano e che tuttavia si autodichiari triestino, nel senso di cittadino del Territorio Libero, quindi estraneo, in quanto straniero, alla giurisdizione dei tribunali italiani stessi.

Dico subito però che non credo, purtroppo, sia ...

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Articolo  Antonini: come l’articolo 5 scavalca i diritti 

Di Claudio Franco (del 09/04/2014 @ 00:55:01, in Indipendenza, linkato 383 volte)

Con il numero di Panorama di oggi, 9 aprile 2014, al coro degli unitaristi a tutti i costi, categoria purtroppo trasversale all’intellighenzia italiana, si aggiungono le voci dei due costituzionalisti Luca Antonini (che qualcuno ricorderà per la sua presentazione dei decreti sul federalismo fiscale, nell’ormai lontano 2009 – ma che fine hanno fatto?) e Gino Scaccia.

Al servizio di copertina (intitolata eloquentemente “SECESSIONE – Lombardi e veneti hanno ragione o sono pazzi?”) dedicato alla crisi e alla ribellione nel Veneto, fanno da cornice due pagine nelle quali si vorrebbe far passare il seguente messaggio: “L’indipendenza non è possibile, l’unico strumento per cambiare le cose sta nelle mani di Renzi (una pessima riforma costituzionale su cui torneremo), perciò mettetevi l’animo in pace”.

Il primo a ribadire il concetto è proprio il professor Antonini, nell’affermazione “ricordiamo chiaramente che dal punto di vista costituzionale [il Veneto indipendente] non è possibile e che se il consiglio regionale del Veneto varasse una legge per indire un vero e proprio referendum consultivo sull’indipendenza, sarebbe un atto contro l’unità e l’indivisibilità della Repubblica. L’esito sarebbe lo scioglimento del consiglio regionale da parte del presidente della Repubblica.

Ebbene, ricordi Antonini che nessun venetista e indipendentista si aspetta di rispettare la Costituzione italiana e quel vincolo posticcio dell’articolo 5. Anzi, tutti i partecipanti a questo movimento, ormai possiamo dirlo, popolare sono ben consci del fatto che il percorso intrapreso travalica tale catena, si fonda su principi differenti, che vanno oltre la Costituzione (e nella fattispecie, oltre questa Costituzione) e guardano ormai ai diritti fondamentali dell’uomo, come singolo e come collettività, nonché al diritto internazionale generale e positivo (sia le norme consuetudinarie che i trattati).

Più interessante è il rilievo sulle conseguenze dell’indizione del referendum (il riferimento è chiaramente al progetto di legge regionale 342/2013, ora fermo tra Commissione e Aula Consiliare, a cui non dovrebbe approdare prima di Giugno): Antonini asserisce che la barriera posta dall’articolo 5 è ...

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Articolo  "Veneto, l'impero non smette di colpire" (rilancio) 

Di Admin (del 08/04/2014 @ 09:07:52, in Veneto, linkato 324 volte)

Rilanciamo con piacere un articolo di Riccardo De Caria, uscito quattro giorni fa su loSpiffero.com . Per chi se lo fosse perso, buona lettura

*   *   *

Le ultime Cose (E)inaudite del 2013 si intitolavano Via da Roma, o morte. Per qualcuno, il fatto che, in Veneto e Lombardia con più forza, ma anche nel nostro Piemonte, esistano oggi movimenti politici che cercano di staccare le proprie terre dall’Italia, sarà suonata come una notizia inedita (del resto giornaloni e i tiggì si guardano bene dal parlarne), e magari anche un po’ pittoresca: purtroppo la pessima reputazione che si è fatta la Lega ha contaminato anche il ben più serio e nobile progetto indipendentista che per un po’ essa ha cavalcato e sfruttato opportunisticamente, salvo poi dimenticarsene appena accomodatasi nei palazzi romani.

Appena tre mesi dopo, ecco che la questione indipendentista esplode in tutta la sua portata, conquistando infine le prime pagine dei giornali italiani. Giornali italiani che hanno fatto di tutto per passare sotto silenzio il plebiscito digitale che si è svolto in Veneto nei giorni scorsi: i numeri effettivi della partecipazione non sono certi, ma anche chi li contesta, spesso in malafede, si è accorto che, se anche non sono stati i 2,3 milioni registrati dai promotori, sono stati davvero tantissimi, e una stragrande maggioranza di questi si è espressa per la secessione del Veneto dall’Italia.

All’estero ne han parlato, tra gli altri, la CNN e la BBC, e a quel punto se ne è dovuta occupare anche la stampa di casa nostra, nella maggior parte dei casi appunto per contestare o ridicolizzare le cifre della consultazione, che aveva un valore simbolico e non immediatamente pratico, ma che a maggior ragione colpisce per il suo straordinario successo.

Ma evidentemente, come insegna la nota climax gandhiana ricordata da molti in queste ore (“prima ti ignorano, poi di deridono, poi ti combattono. Poi vinci”), l’ignoranza e poi la derisione (vedi alla voce Maurizio Crozza) non bastavano più: i Veneti fanno dannatamente sul serio, e bisogna passare a combatterli apertamente.

Ecco che arriva [continua la lettura qui]



Articolo  Il "Pledge per la libertà dei cittadini europei" 

Di Admin (del 07/04/2014 @ 12:06:04, in Europa, linkato 218 volte)

Segnaliamo con piacere la presentazione del pledge (impegno) che, in occasione delle Elezioni Europee 2014, l'organizzaizone LIBERA EUROPAhttp://liberaeuropa.it/ ) ha preparato, per dare la possibilità ai propri simpatizzanti e ai cittadini interessati, di individuare i candidati più affini alle posizioni portate avanti dall'associazione presieduta da Andrea Benetton.

Il pledge verrà presentato il giorno 13 aprile 2014 alle 17.00 a Milano, presso l’ Hotel dei Cavalieri, in Piazza Giuseppe Missori 1. La partecipazione è gratuita ma è necessario registrarsi.

E' interessante osservare che il punto 9 del pledge prevede l'impegno, da parte del candidato firmatario, ad opporsi "a qualsiasi tentativo di usare l’Unione Europea come uno strumento di rappresaglia contro la prospettiva di indipendenza di nuovi paesi europei, come la Scozia e la Catalogna". Si tratta di ...

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Articolo  Lode al boicottaggio! 

Di Stefano Crippa (del 04/04/2014 @ 19:44:27, in Statalismo, linkato 405 volte)

Chi compie un’azione deve essere pronto a subirne anche tutte le conseguenze, belle o brutte che siano.

Giovedì pomeriggio stavo ascoltando una trasmissione su Radio24, in cui si parlava dei dati riguardanti il plebiscito digitale svoltosi in Veneto.

Alla trasmissione ha partecipato, per via telefonica, Gianluca Busato, promotore della piattaforma referendaria, chiamato dal conduttore per commentare la notizia uscita sulle pagine locali del Corriere della Sera riguardante la presunta falsità dei dati rilasciati dallo stesso Busato la sera del 21 marzo in piazza a Treviso.

Busato dopo aver smentito tutte le notizie sbattute in prima pagina dal Corriere del Veneto e dopo aver specificato in modo molto preciso e tecnico che tutte le firme sono certificabili e controllabili aggiungendo, oltretutto, che c’è una commissione internazionale al lavoro per certificare tutti i voti raccolti, ha lanciato ...

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Articolo  Schedare gli indipendentisti? Volontà di stato contro Giustizia degli uomini 

Di Luigi Pirri (del 03/04/2014 @ 15:49:34, in Statalismo, linkato 380 volte)

“L’Alleanza, l’organizzazione secessionista smantellata dai carabinieri in Veneto, è solo l’ultimo caso, in ordine di tempo. Ma focolai secessionisti rischiano di accendersi da Nord a Sud del Paese, soffiando sulle braci di rivendicazioni sociali. Gruppi e movimenti che hanno come collante la rivendicazione dell’autonomia, cavalcano il disagio portato dalla crisi economica, cercando sponde in altri movimenti di protesta”.
“Queste spinte secessioniste, fortemente ideologiche, possono sfociare nel fanatismo, e quindi mettere a segno azioni pericolose che rasentano l’eversione”.
“Nel caso dei ‘nuovi Serenissimì del Veneto si tratta di una posizione fortemente ideologica, che non sembra avere però un radicamento forte e storicizzato sul territorio. E’ tuttavia importante raffrontare queste rivendicazioni con altre situazioni simili che si innescano in Europa e potenziare l’attività di prevenzione su fenomeni da monitorare costantemente”.

Queste le parole, rilasciate all’AdnKronos, dall’ex prefetto De Stefano, vicepresidente della fondazione Icsa.

Premetto: non intendo parlare delle ultime vicende inquisitorie. Ritengo vi siano persone molto più lucide e preparate di me sulla vicenda (che, a mio avviso, riserverà ancora sorprese, nel senso che si risolverà in un nulla di fatto. Speriamo).

Mi viene subito da sottolineare una cosa: la politica, per De Stefano, che collocherei, a sua insaputa probabilmente, nella concezione schmittiana della sovranità (“sovrano è colui che decide nello stato d’eccezione”) è solo forza pura. A fronte di una concezione ...

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Articolo  Repressione antiveneta e diritto di resistere 

Di Alex Storti (del 02/04/2014 @ 23:01:23, in Veneto, linkato 1239 volte)

Tutti ci aspettavamo di poter discutere, stamattina, di quanto avvenuto ieri, martedì 1° aprile, nella Prima Commissione del Consiglio Regionale del Veneto, ovvero del via libera alle due proposte di legge 342 e 392 per l’indizione di referendum sull’indipendenza e sull’autonomia speciale della Regione marciana.

Molti di noi, stamattina, hanno quindi pensato che la notizia degli arresti e delle perquisizioni ai danni di decine di militanti, leaders e opinionisti indipendentisti veneti e lombardi fosse uno scherzo da 1° d’aprile a scoppio ritardato.

Nessuno sapeva che esso sarebbe stato invece l’argomento del giorno (e chissà per quanti giorni, settimane o mesi lo sarà ancora). Nessuno. Eppure questo è ciò che è precisamente avvenuto.

In effetti, a ben guardare, la notizia vera, prima ancora degli arresti e delle perquisizioni in sè, è data proprio dal fatto che i magistrati inquirenti, protagonisti dell’indagine, abbiano  sprezzantemente scelto esattamente questo giorno per dare avvio alla retata. E’ un messaggio minatorio chiarissimo, una (in)giustizia ad orologeria nel senso più letterale del termine. All’indomani di un passaggio importante e istituzionale, lungo il sentiero dell’autogoverno veneto, la magistratura italiana lancia un attacco in grande stile, degno della lotta alla criminalità organizzata, nei confronti del separatismo veneto.

L’altra notizia vera, ...

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Articolo  Un'opinione a caldo dopo il passaggio della 342 in Commissione 

Di Paolo Luca Bernardini (del 01/04/2014 @ 17:04:36, in Veneto, linkato 526 volte)

Credo che vi sia, allo stato attuale, dopo la decisione della Consiglio regionale, una competizione in corso tra potenziali governi provvisori della III Repubblica veneta. Naturale aspettarsi questo. La storia lo insegna! Positivo, nel senso che ciò che mostra, se ancora ve ne fosse bisogno, che la III Repubblica veneta è nata.

Personalmente, ritengo che occorra prendere atto, e riflettere, a questo punto, non tanto sul risultato del referendum sul quesito maggiore, l'indipendenza del Veneto, quanto sugli altri quesiti: appartenenza alla UE (sì), appartenenza all'Euro (sì), appartenenza alla NATO (sì). Orbene, se questa è la volontà di un Popolo, essa deve essere rispettata e in toto. In ciò la frizione, che del resto avevo ampiamente previsto, tra un percorso di pensiero libertario, e gli esiti di una consultazione popolare. E' la differenza tra teoria e prassi, su cui rimando a Immanuel Kant.

Per il resto, Venezia città d'oriente torna ad essere l'ago della bilancia del mondo. Per questo, forzato in un letto, in compagnia di un'orca di pelouche, mi studierò bene quel momento della Storia dove tutto cominciò, la Guerra di successione spagnola, i cui esiti furono sanciti a Rastatt il 6 marzo 1714, trecento anni fa. Quando la Scozia venne assorbita del tutto nella Gran Bretagna (1707), i Savoia ottennero l'agognato titolo regio (Sicilia, e poi Sardegna), la Catalogna perse ogni autonomia, e Venezia dichiarò una neutralità suicida, la Lombardia divenne austriaca. Potremo essere neutri anche ora? Il mondo si sta lacerando, e i poli sono ben chiari.

Avessi la risposta, qui la scriverei. Ma da pessimo politico, e forse discreto storico, non la ho. Il governo provvisorio di Plebiscito2013 intanto continua a lavorare, orgoglioso di farne parte. Gianluca Busato si è conquistato un posto nella storia, e non solo per il Veneto. Ci sono eserciti digitali ormai in tutto il mondo! Tempi grami per i tiranni e le loro urne. Novelli Foscolo vanno componendo sepolcri elettronici, per costoro. Dai loro avelli, formulano continuamente frasi prive di senso.

 W la III Repubblica Veneta, e che San Marco suggerisca le scelte migliori.



Articolo  Il Plebiscito Veneto non è contro le popolazioni italiche 

Di Nicola Busin (del 31/03/2014 @ 15:53:20, in Indipendenza, linkato 684 volte)

Il Plebiscito veneto non è contro le popolazioni italiche.

Una certezza: il plebiscito digitale è veramente avvenuto ed ha avuto uno straordinario consenso, come dimostrato anche dai vari sondaggi sviluppati da alcuni istituti demoscopici italiani (demos per La repubblica e istituto Piepoli per Ansa ad esempio). E’ evidente che gran parte della stampa e la tv, in particolare quella di stato, tentano di screditare un evento epocale, per il semplice fatto che l’unità nazionale è intoccabile e diciamo pure per i gravi problemi economici che le finanze italiane dovrebbero affrontare in caso di separazione del Veneto.

Lo stato italiano nato dal risorgimento: un modello voluto da massoni, carbonari e dalle manie di grandezza dei Savoia. E’ lapalissiano che l’Italia sia una nazione nata l’altro ieri, frutto della cultura di una élite collegata alla massoneria e alla carboneria (Cavour e Garibaldi) e alla megalomania dei Savoia, nel desiderio di divenire una delle più importanti casate europee. Il Veneto è stato annesso nel 1866 grazie ad un plebiscito truffa, gran parte dei territori italici è stato annesso con la forza. In alcuni casi, come nel caso del regno delle due Sicilie, la violenza con cui i Savoia massacrarono inerni popolazioni è risaputa. Quelli che hanno difeso la loro patria contro l’invasore sono stati chiamati briganti. Cialdini per le stragi di Pontelandolfo e Casalduni, Bava Beccaris per le stragi di Milano e Lamarmora per le stragi di Genova sono stati insigniti di grandi onorificenze e vedono toponimi di vie e piazze dedicate alla loro memoria.

Qui non desideriamo fare il revisionismo del risorgimento, desideriamo solo la libertà dei popoli che è un diritto inalienabile. La penisola italiana, liberata dai diktat prima risorgimentali e poi fascisti può ritornare a splendere della luce di tutti i meravigliosi popoli che la compongono, ognuno libero di governarsi e di crescere in un’Europa unita, di sviluppare al massimo le proprie potenzialità senza questo opprimente fisco centralizzato che tutto prosciuga e fa morire a scapito dei boiardi di stato e degli intrallazzi di potere. La vera solidarietà tra i popoli italici avrà modo di esprimersi consapevolmente ed attivamente, di questo ne siamo certi.

 
Il potere costituito è contro la libertà dei veneti, come lo è contro la libertà degli altri popoli italici. Una cosa è sicura: il potere centrale di Roma, tutto il potere costituito da persone tra loro unite da rapporti personali, da prebende e da lauti stipendi, non vuole che l’Italia torni ad essere un territorio dei popoli liberi come lo è stato per migliaia d’anni. Diciamo che la struttura di potere attuale è ancora risorgimentale, quindi fuori tempo, legata al passato non al futuro.

La rivoluzione digitale con internet  e i nuovi social network sta invece rendendo informati e consapevoli i cittadini dei soprusi in atto da parte del potere costituito, delle enormi potenzialità legate ad una reale coincidenza di un popolo con il proprio territorio, nell’ambito di un libero mercato dell’unione europea.

Quale scelta politica. Ora il grande gruppo di plebiscito è ad un bivio delicato. Creare un movimento proprio o mantenersi super partes?...

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Articolo  Lettera aperta alla sinistra veneta 

Di Admin (del 30/03/2014 @ 23:12:36, in Veneto, linkato 272 volte)

Riceviamo da Matteo Visonà Dalla Pozza e volentieri rilanciamo.

*   *   *

Esiste davvero una Questione Veneta?

Il principale pensiero di Mussolini, era la costante preoccupazione che chi si contrapponeva alle sue idee di ordinamento, fosse messo nell'impossibilità di accedere agli strumenti democratici o, quand'anche vi fosse riuscito, che non fosse in grado di utilizzarli. Semplice ed efficace metodo per salvaguardare i propri interessi a scapito del popolo.

La sinistra, forse più di altri, conosce quali siano gli effetti che si riversano sulla collettività, ogni volta che qualcuno ne limita la libertà d'espressione.

In consiglio regionale del Veneto giace, da mesi, la PDL 342 sull'indizione di un Referendum, che propone di sottoporre agli elettori il quesito se il Veneto debba rimanere una Regione dello Stato Italiano o debba divenire uno Stato Indipendente.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni hanno impresso una spinta al tema come mai prima d'ora, benché sia giusto ricordare che richieste autonomiste, federaliste e indipendentiste siano presenti nel territorio veneto, sin dal primo dopoguerra.

La stragrande maggioranza dei consiglieri di PD, IDV, con l'eccezione del PRC, si è sinora espressa NON favorevole all'indizione di qualsivoglia referendum sul tema indipendentista, comportandosi come un marito pre 1960, che, di fronte al desiderio di separazione del coniuge, invocava la legge che non prevedeva il divorzio.

La consultazione Referendaria non può nemmeno essere sostituita dalle elezioni regionali 2015, dove si schierino partiti Pro e partiti Contro un Veneto Indipendente. Votare un partito, infatti, implica accettarne anche le linee economiche, sociali, le alleanze politiche e, soprattutto, le donne e gli uomini che se ne pongono alla guida, e quest'ultimi si sono dimostrati spesso inidonei della fiducia degli elettori, mentre l'espressione diretta dell'opinione dei cittadini su un quesito è sgombra da ogni colore, ordine di partito o vincolo d'alleanza, anche chi si astiene dalle normali elezioni vi può partecipare.

Se così non fosse, non avrebbe senso lo strumento referendario.

Non vi chiediamo di essere indipendentisti, ma di concorrere alla garanzia della democrazia: un appello che nasce a Sinistra e destinato alla Sinistra.

Ci ricongiungiamo, infine, all'apertura di questa lettera: esiste una Questione Veneta? Si, ahinoi, esiste.

E' una questione profonda che poggia su basi culturali, politiche ed economiche. Il pettine è giunto al nodo e non può più proseguire, senza che il nodo venga sciolto.

Vi preghiamo: fateci votare.

Contro i diritti alla libertà di un popolo, si esprimono solo i fascisti.

SANCA VENETA
Sinistra Veneta Indipendentista

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info@sancaveneta.org

 



Articolo  Intervista a Cristiano Scatolin (Veneti Indipendenti) 

Di Admin (del 28/03/2014 @ 00:15:05, in Veneto, linkato 378 volte)

Proponiamo oggi ai nostri lettori una conversazione con Cristiano Scatolin, militante indipendentista marciano aderente alla formazione dei Veneti Indipendenti, fondata da Luca Azzano Cantarutti e protagonista, alcune settimane fa, del patto elettorale "Uniti per il Veneto Indipendente", insieme a Futuro Popolare, Veneto Stato, e Liga Veneta Republica. Buona lettura.

*   *   *

AlexStorti) Il movimento dei Veneti Indipendenti ha poche settimane di vita ma ha già messo a segno un ottimo risultato politico, con la costituzione del cartello "Uniti per il Veneto Indipendente". Cosa puoi dirci di questo raggruppamento?

CristianoScatolin) "Uniti per il Veneto Indipendente" è la realizzazione concreta dell'unione dei soggetti e dei movimenti indipendentisti veneti. Dopo anni di divisioni e di lotte tra le differenti correnti di pensiero indipendentista, abbiamo sentito la necessità di raggruppare le forze e portare il tema dell'indipendenza del Veneto ad un livello superiore, per far crescere la credibilità del progetto con un soggetto politico ben definito che annulli del tutto le frammentazioni che creavano confusione agli occhi dei veneti, e per far sentire un maggior peso politico alle istituzioni e ai partiti, che d'ora in avanti, alle elezioni per il rinnovo delle amministrazioni venete, dovranno confrontarsi con un grande raggruppamento politico indipendentista e non con qualche piccolo movimento litigioso.
Noi di Veneti Indipendenti abbiamo sempre creduto e sostenuto l'aggregazione e non la divisione delle forze politiche venete, il tutto per raggiungere la meta che ci siamo sempre prefissati, cioè l'indipendenza del Veneto; non sentiamo la necessità di rivendicare una paternità piuttosto che i meriti del raggiungimento dei nostri obiettivi, perché in Veneto ci sono quasi 5 milioni di abitanti, ognuno con la propria idea politica; dobbiamo arrivare a far votare tutte queste persone al referendum e, come sono convinto che accada, successivamente alla vittoria dei sì per l'indipendenza, dichiararla! Dopodiché ogni veneto può continuare a seguire la propria idea politica nella nuova Repubblica Veneta.
Per questo motivo l'Unione rimane aperta ...

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Articolo  Lettera aperta ai giornali della Chiesa 

Di Admin (del 27/03/2014 @ 10:16:34, in Veneto, linkato 535 volte)

E' di questi giorni un editoriale collettivo, redatto dai nove direttori dei settimanali diocesani del Veneto, contrario all'indipendenza del Veneto. Si tratta delle solite, vecchie, stantie, trite e ritrite argomentazioni che già nel 1995 la Chiesa ambrosiana del Cardinal Martini pubblicava. Solo che all'epoca esse potevano avere un senso, oggi no. Dopo vent'anni di tradimenti di Stato -con la complicità colpevole del leghismo d'apparato- appare chiaro ad ogni persona di buonsenso che non è la Repubblica italiana ad avere problemi, bensì che essa stessa rappresenta "il" problema. A partire dal quello stramaledetto articolo 5 della costituzione, figlio di due secoli di follia giacobina, usato come dogma di fede al pari delle Tavole bibliche. E spiace constatare che uomini di Chiesa, che dovrebbero rivendicare il monopolio del trascendente e dell'eterno per la propria sfera, si accodino alla retorica dell'impraticabilità costituzionale per giudicare il percorso separatista veneto. Il risveglio, per loro, sarà brusco.

In risposta a tale editoriale, pubblichiamo con piacere la lettera aperta che Paolo Marcon, militante indipendentista marciano, cattolico e fautore della riduzione dei poteri dello Stato, ha scritto e inviato ai direttori diocesani. Buona lettura. (A.S.)

*   *   *

«Allora gridammo al Signore Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra miseria e la nostra oppressione» (Deuteronomio 26, 7)
«Tu Signore, tu sei il nostro Padre, da sempre ti chiami nostro liberatore» (Isaia 63,15-16)

Caro Direttore lo confesso: ho votato Sì al Referendum digitale per l’Indipendenza del Veneto. E, come me, hanno votato Sì ad un Veneto libero numerosi amici, moltissimi devoti cattolici “praticanti”, come si dice con brutta espressione. Nel silenzio dei mezzi di comunicazione italiani, anche locali, grazie al passaparola, non solo “virtuale”, fino alle ultime ore di voto, persone di ogni età ed estrazione chiedevano informazioni per esercitare il loro naturale diritto di esprimersi su un quesito tanto importante.
Al silenzio della stampa è seguita la denigrazione, che talvolta ha assunto i toni della comicità razzista, infine parole di comprensione del disagio, unite però ad una stroncatura dell’iniziativa.

Apprendo ora della Dichiarazione congiunta dei Direttori dei settimanali diocesani del Veneto, che merita ...

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Articolo  Bruxelles, la democrazia e Putin 

Di Admin (del 26/03/2014 @ 17:38:35, in Secessione, linkato 334 volte)

Domenica prossima, 30 marzo, si svolgerà a Bruxelles una manifestazione per il diritto di decidere che, si spera, dovrebbe vedere l'afflusso di parecchie migliaia di persone. Il meeting è stato convocato dall'ICEC, una piattaforma nativa catalana che, negli scorsi mesi, ha coinvolto molte associazioni, partiti e gruppi indipendentisti in giro per il Continente, allo scopo di esercitare una pressione forte sulle istituzioni comunitarie. Con quale obiettivo? Semplice: in sostanza si chiede all'Unione Europea di definire delle linee guida certe e ragionevoli, affinché i processi separatisti interni agli stati membri vedano garantite le ragioni di chi vuole secedere. Il tutto allo scopo di pervenire a referendum democratici sull'indipendenza, con la certezza che, in caso di effettiva secessione, si dia attuazione al cosiddetto principio dell'allargamento interno (ovvero l'adesione automatica all'UE del nuovo stato indipendente).

Gli organizzatori della mobilitazione bruxellese chiedono dunque, a ragione, che l'UE riconosca che i processi separatisti continentali rappresentano l'attuazione del principio di autodeterminazione nel XXI secolo. Tale richiesta nasce dalla constatazione che, nel Vecchio Continente, gli Stati sembrano fingere che l'autodeterminazione possa applicarsi ovunque tranne che, per l'appunto, in Europa. Si tratta di finzione, fondata spesso e volentieri sul richiamo a norme costituzionali illiberali e tiranniche, considerate come feticci immutabili (si pensi all'art. 5 della costituzione italiana o al 2 di quella spagnola). Finzione sì, ma molto pericolosa.

Proprio a tale proposito, non può che sorgere spontanea un'amara osservazione, alla luce di quanto accaduto in Crimea. Molti nemici di Putin e della sua ideologia neo-imperiale si sono scagliati contro il referendum indipendentista crimeano, allineandosi, di fatto, alla posizione surreale assunta da UE e USA. Ma che senso ha criticare l'"invasione" russa della Crimea quando ...

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Articolo  e-Vento Veneto: le dieci cose che il Plebiscito ci insegna 

Di Mario Zanardini (del 25/03/2014 @ 21:39:58, in Veneto, linkato 485 volte)

Ho avuto il privilegio di assistere in prima persona alla storica serata in Piazza dei Signori a Treviso, ed in ottima compagnia.
Lasciate decantare le emozioni e l'entusiasmo, vorrei provare ad elencare i motivi per cui, a mio avviso, e d'ora in avanti, nulla sarà più come prima. 

1) Quella che chiamo La Rivoluzione del Sorriso, è riuscita a combinare un mix di fantasia, novità, tecnologia, passaparola, volontariato e Società 2.0.
È riuscita a raggiungere, permettendole di votare telematicamente, anche l'anziana irriducibile, grazie all'impegno, irriducibile pure lui, di chi ha messo a disposizione il proprio collegamento a internet. 
E lo ha fatto senza concedere nessun ruolo attivo ai Partiti, dal basso, trasversalmente, direttamente. Senza mediazioni o 'cessioni di rappresentanza'. 

Da ciò ne deriva che, 
2) è stata aggirata la montagna di palta che venticinque anni di un certo Leghismo di vertice, avevano depositato, strato su strato, sul percorso verso l'Indipendenza del Veneto. 
Meglio, la montagna di palta, l'ha sollevata, e caricata in spalla permettendo all'informazione e al contagio virale di passarvici sotto, proprio quella 'base buona della Lega' che tanti non vogliono vedere. 
Gente che non vedeva l'ora di poter aderire, coi fatti, ad UN Progetto Serio. 
E lo ha fatto senza attendere indicazioni di Partito. 

Sancendo quindi, 
3) La fine, di fatto, del Monopolio Politico della Lega Nord in Veneto. 
L'Indipendenza del Veneto È L'ARGOMENTO al centro del dibattito politico, e non lo si deve all'immobilismo traccheggiatore di tanti dei Rappresentanti Leghisti eletti a tutti i livelli. 

Beh, proprio al centro del dibattito, no, dai: ...

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Articolo  Mantova nella Lombardia indipendente 

Di Claudio Franco (del 24/03/2014 @ 17:03:39, in Lombardia, linkato 484 volte)

Sabato, nella bucolica cornice di Curtatone, vicino a Mantova, i 300Lombardi hanno inaugurato il loro ciclo annuale di incontri pubblici, che andranno a toccare, un mese dopo l’altro, ogni Provincia lombarda. Una novità nel panorama dell’indipendentismo lombardo, rimarcata anche dalle modalità di svolgimento dell’incontro: in principio, un video di presentazione delle bellezze di Mantova accompagnato dall’evocativo suono di cornamuse; subito dopo, la presentazione del Presidente dei 300Lombardi, Giuseppe Longhin, ed un suo commento sulla devastante situazione economica della Lombardia e del mantovano. “Il compito di questi incontri sarà capire il sentore dei territori nei confronti del tema indipendentista” ha chiosato.

All’incontro avrebbero dovuto partecipare i Consiglieri Regionali mantovani Anna Baroni (FI) e Marco Carra (PD), che hanno dovuto declinare per altri impegni, mentre abbiamo potuto rivedere con piacere, dopo l’incontro di Crema, il Consigliere del M5S, Andrea Fiasconaro.

Alessandro Gioia, Portavoce dell’associazione L.U.P.I. (Lombardi Uniti Per l’Indipendenza), ha raccontato la genesi e il senso di quest’unione di indipendentisti – ben 14 associazioni – il cui compito è elaborare strategie comuni, mettendo da parte le inutili, anzi dannose, divisioni, in vista del fine comune della libertà.

La terza introduzione all’incontro è stata esposta da Roberto Stefanazzi, che ci ha riepilogato i grandi passi avanti dell’indipendentismo scozzese: dopo oltre 300 anni di dipendenza dal Regno Unito, il 18 settembre gli Scozzesi potranno votare in un referendum, concordato da Salmond e Cameron, sull’indipendenza della Scozia. Gli scenari futuri potrebbero essere di una Scozia sostanzialmente libera, nonostante ancora all’interno del Commonwealth britannico, oppure addirittura una Repubblica Scozzese. Più che gli sviluppi successivi al referendum, conta rilevare, come afferma Stefanazzi, l’aumento dei favorevoli al “SI’” negli ultimi mesi (nei sondaggi sarebbe al 45%). E in questa scia, insieme con Catalani e Veneti, devono inserirsi i Lombardi, che devono avere uno scatto d’orgoglio, se non vogliono crollare del tutto.

Marco Bassani, il primo dei relatori, ha ricordato il tentativo di CoLoR44, nel primo anno di vita, di sensibilizzare i Lombardi tentando, mediante il referendum, la secessione dall’Italia di una Regione amministrativa, con confini, popolazione e strutture ben definite. Secessione contro una rapina fiscale di 60 miliardi di €, cioè una follia contro cui, follemente, non si alza la voce della popolazione sfruttata. Infatti ogni lavoratore lombardo paga oltre 1000€ al mese solo per il “privilegio” di far parte dell’Italia.

...

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Articolo  La secessione catalana nelle parole di Carme Forcadell 

Di Redazione (del 23/03/2014 @ 17:13:17, in Catalogna, linkato 341 volte)

Per i nostri lettori proponiamo oggi, nella traduzione di Francesc Borromeo, una recente intervista a Carme Forcadell, presidentessa dell'Assemblea Nacional de Catalunya, l'organizzazione che sta cambiando la storia politica e sociale della regione iberica. Con grande lucidità e serietà la Forcadell illustra i passaggi per arrivare all'indipendenza della Catalogna.
Dal punto di vista lombardo -ma anche veneto e triestino, come avremo modo di spiegare meglio prossimamente- l'esperienza dell'ANC è illuminante. Credo che proprio nella nostra Lombardia la strada verso la secessione dallo stato italiano debba essere essenzialmente percorsa nel solco di quanto sta facendo l'ANC, pur con le debite differenze, dovute innanzitutto all'assenza di un'identità forte, quale è quella che invece caratterizza la regione iberica. Personalmente avrei anche in mente le persone adatte a guidare un'Assemblea Repubblicana Lombarda -l'aggettivo nazionale poco si addice al nostro contesto-: un uomo e una donna, con nomi e cognomi precisi. Ma ne parleremo un'altra volta. Per adesso gustiamoci la carica separatista e civilissima della grande Carme Forcadell. Buona lettura! (A.S.)

*   *   *

Carme Forcadell (Cherta 1956) è una donna passionale. Lo si intuisce subito, appena parla della sua terra: Catalunya.
Sa quello che vuole e lotta per ottenerlo. Il suo lavoro a capo della Assemblea Nacional de Catalunya (ANC) è riconusciuto da tutti quelli che desiderano l'indipendenza.
Si può essere d'accordo o no con lei, però le sue risposte servono per chiarire i dubbi sul percorso indipendentista.
Questa docende catalana sa spiegarsi e farsi capire.

D: E' evidente che sempre più persone scommettono su una Catalunya indipendente. 
Sempre ci sono state persone che lo hanno desiderato, però da due anni il numero è in aumento.
Per quale motivo secondo lei?

R: Credo che sia stata la sentenza negativa del Tribunale Costituzionale sullo Statuto della Catalunya. 
Quella sentenza è stata molto umiliante per il popolo catalano.
Ha messo in luce che non è possibile ...

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Articolo  All'indomani della Dichiarazione di Indipendenza del Veneto 

Di Paolo Luca Bernardini (del 22/03/2014 @ 19:39:02, in Veneto, linkato 1096 volte)

Claudicante ma felice dopo la splendida serata di ieri. Naturalmente, da una espressione vastissima di volontà popolare e a maggioranza non può che nascere una dichiarazione di indipendenza.

Dalla dichiarazione di indipendenza, nascerà la Repubblica Veneta.

Gli USA la fecero nel 1776, e nacquero nel 1783 dopo la sconfitta inglese. Le Province Unite nel 1581, e divennero indipendenti all'inizio del Seicento.
Ora io non immagino tempi così lunghi per il Veneto, anche perché magari gli USA avessero avuto oltre 2 milioni di individui a favore del progetto di Jefferson e compagni il 4 luglio 1776. Erano molto, molto meno! Il consenso crebbe negli anni.
Si magna parvis, il nostro Consiglio dei Dieci (molto diverso da quello della Serenissima) è legittimato tanto quanto il Congress americano, che non era certo una magistratura di Westminster o della Corona! Ora, naturalmente ho letto gli insulti de "Il Corriere del Veneto", ma si sa, i semilavorati del sapere abbondano tra stampa e accademia italiana (altrimenti non ne farebbero parte, persone come me ci sono, ma sono poche), ma vi sono anche voci fuori dal coro, come Feltri, come sempre.

Ora, per quel che riguarda la Lega, IV, e quant'altri auspicano un secondo referendum "istituzionale", esso crea non pochi problemi tecnici, in quanto la Regione Veneto è organo ITALIANO, e davvero, come il Prof. Bertolissi ha sottolineato, NON PUO' agire al di fuori della Costituzione, a meno che non compia uno strappo tale da farla identificare come rappresentante del popolo Veneto, e non longa manus distaccata del potere romano (abiurando però coraggiosamente alla propria natura e funzione, originarie e istituzionali).

Questo salto è notevole (caro Zaia, lo sappia!), ma la sola indizione di un referendum regionale sull'indipendenza (aldilà dell'esito, che sarebbe come quello nostro), li porrebbe nell'illegalità italiana, rendendoli rappresentanti solo e soltanto del Popolo Veneto, cui si rivolgerebbero direttamente, ottenendo una legittimazione a guidare il processo di indipendenza che li porrebbe sullo stesso piano, politico ed extragiuridico (dal punto di vista del diritto pubblico italiano) in cui si trovano i Dieci e me compreso.

Noi agiamo come rappresentanti del popolo, ma, indicessero il referendum, anche i consiglieri regionali lo farebbero, trasformando la loro funzione in modo radicale (sarebbero coraggiosi davvero... lo faranno, o ne parleranno soltanto per acquisire consenso per le Europee?).
Rischieranno il commissariamento, e le poltrone, per il bene del popolo veneto?
Se lo facessero, essendo già istituzione (per quanto italiana) avrebbero un vantaggio di posizione rispetto ai Dieci per proporsi come governo provvisorio della nuova repubblica veneta.

Quindi, in conclusione, un grazie di cuore all'anima di tutto questo, Gianluca Busato, alle migliaia di volontari, al grande spirito veneto, a Franco Rocchetta, a Giovanni Dalla-Valle, a tutti gli altri amici. I giornalisti che ci denigrano, dicendo che ieri eravamo in pochi, dovrebbero rammentare che i Veneti lavorano, di solito, anche alle 7 di sera di venerdì, per mantenere anche tanti giornalisti inutili, dannosi, e ignoranti, che di solito appartengono a testate sussidiate dallo Stato italiano, perché altrimenti non in grado di sopravvivere nel vasto libero mercato dell'informazione.

Infine, ora cominciamo a lavorare ad un progetto di costituzione, ad un libro bianco sul Veneto del futuro, considerando che abbiamo posto in essere la Repubblica Veneta, come Jefferson e compagni avevano posto in essere gli USA il 4 luglio.
Ci attende un battaglia non in punta di baionetta, ma in punta di diritto, ché il diritto internazionale e la carta ONU del 1966, piuttosto che infinite altre fonti normative internazionali non erano certo presenti nel 1581, per i batavi, o nel 1776 per i coloni americani. A quei tempi, le questioni di diritto internazionale erano risolte dall'azione congiunta di diplomazia ed eserciti.

(Fotografie a cura della nostra corrispondente Masha Sancin)



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