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Articolo  GLI ITALIANISTI DEL PD VS IL POPOLO VENETO 

Di Nicola Busin (del 19/11/2016 @ 19:43:42, in Veneto, linkato 402 volte)

GLI ITALIANISTI DEL PD VS IL POPOLO VENETO.

di Nicola Busin

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Una premessa: la stampa ed i media italiani definiscono quei cittadini Veneti che amano le proprie terre, tradizioni, lingua, cultura, storia, “Venetisti”. Non è dato di capire perché una persona che dichiara di appartenere al popolo Veneto sia “Venetista”, molto più semplicemente la corretta definizione è “Veneto”. In realtà sono quelle persone residenti in Veneto che amano l’Italia e la cultura italiana (Unidentified Flying Object) che sono “italianisti”.

Un aspetto che appare sempre più evidente anche ai meno attenti è l’atteggiamento della sinistra italiana ed in particolare del PD Veneto nei confronti del popolo Veneto. Questo aspetto sta diventando sempre più incomprensibile per tutte le persone dotate di senso civico, rispettose della libertà e in possesso di un minimo di cultura. Che il popolo Veneto esista e sia sempre esistito è un dato fuori da ogni ragionevole dubbio. Che questo popolo con la sua civiltà non sia mai stato italiano ma europeo e cristiano è la storia che lo descrive. Le costrizioni e angherie subite dai Veneti a cura prima del regno sabaudo e poi dalla repubblica italiana sono così evidenti che pure un cieco riuscirebbe a leggerle. Iniziando dal 1866 le ricche Venezie furono spogliate nei modi più arroganti e coercitivi degli esattori savoiardi soprattutto per far fronte ai debiti delle guerre intraprese per ottenere l’unità dei vari territori presenti nella penisola italiana. Metà popolazione Veneta lasciò a malincuore le proprie terre, caso unico per dimensioni e non paragonabile ad alcuna altra zona del regno, praticamente un esodo biblico. I Veneti voltarono le spalle ad una patria imposta che si era rivelata matrigna e incompatibile con i propri riferimenti culturali, sociali, di giustizia, di imposizione fiscale. Andarono a creare altre Venezie in Brasile ma anche in Messico e in altre parti del mondo. Lo studioso Gabriele De Rosa nei suoi scritti ben evidenzia lo spirito Veneto nei confronti dello stato italiano, uno spirito che permane tuttora: nessun clamore, nessuna alzata di scudi o di baionette, nessuna invasione di piazze, semplicemente i Veneti voltano le spalle allo stato a se ne vanno all’estero trovando velocemente occasioni lavorative data la loro serietà, rispetto delle regole, spirito di abnegazione e intelligenza.

Lo stereotipo del tipico Veneto visto dall’italiano medio è ben rappresentato dalle dichiarazioni del fotografo Oliviero Toscani : "….i veneti sono un popolo di ubriaconi, alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri: poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l'accento veneto: è da ubriachi…..” Da evidenziare che la giustizia italiana ha considerato queste affermazioni del tutto plausibili in spregio al popolo Veneto. Aggiungiamo che per i giudici della Corte Costituzionale il popolo Veneto ha finito di esistere nel 1866 perché inglobato nel popolo italiano a seguito di un plebiscito (truffaldino). Misteri della giustizia italiana, come dire il popolo Armeno, il popolo Curdo, il popolo Ebraico e quanti altri hanno finito di esistere perché incorporati in altri non ben definiti popoli. Di questi passo ogni popolo sarà assorbito nel popolo mondiale, con una unica cultura mondiale, una lingua mondiale, il tutto in uno standard di individuo mondiale che fa angoscia al solo pensiero: il 1984 di Orwell può essere una lettura illuminante anche se qui i blocchi mondiali sono tre. Il PD quindi con la sua ideologia della multiculturalità, che un bambino nato tra persone di etnie diverse è più bello e più forte, che le radici identitarie sono anacronistiche, desuete, un tuffo nostalgico nel passato, rappresenta in realtà una pericolosa deriva liberticida.

In questi giorni di ricorrenza dell’annessione delle terre Venete al regno sabaudo, fa pensare sentire questi politici delle sinistra veneta inneggiare alla conquistata italianità, raccontare del grande risorgimento prodromo delle grandi conquiste venete (sic!). Cosa frulli nella testa di questi politici è difficile capire per chi è dotato di un minimo di buon senso, di un minimo di cultura storica ed economica. Probabilmente sono politici ossequiosi del potere centrale romano dato che le scelte delle varie candidature dipendono proprio da Roma. Ormai ai più diventa irritante vedere e sentire le prese di posizione dei consiglieri regionali e dei deputati piddini eletti nelle due camere. La recente proposta di legge regionale, la 116/2016, relativa alla dichiarazione di minoranza etnica per i Veneti all’interno dello stato italiano (convenzione internazionale sulle minoranze nazionali) vede da una parte chi si sente di appartenere proprio a questo popolo e dall’altra una minoranza inorridita dalla proposta perché italianista. Quali siano gli aspetti positivi nel voler desiderare di essere conformati al popolo italiano è difficile capire per chi sia libero da sovrastrutture mentali ideologiche. Nessun motivo plausibile può essere accampato da questi politici italianisti; in realtà il PD e i suoi accoliti si dimostrano liberticidi, fuori dalla storia, desiderosi di cancellare un popolo, una lingua, una cultura millenaria, con il rischio concreto di mandare fuori mercato una enorme organizzazione produttiva per eccesso di prelievo fiscale e di burocrazia, per carenza di infrastrutture.

Non è nell’omologazione il futuro dell’uomo, la vera ricchezza dell’umanità sono le comunità che si autogovernano, i tanti popoli che con le loro tradizioni e caratteristiche creano cultura, sviluppano attività produttive, amano il lavoro ed entrano in competizione. Perchè senza la competizione, seppur non esasperata, non si creano nuove opportunità di crescita e di benessere. Ecco il popolo Veneto desidera ancora competere con tutto il mondo ma senza un potere romano che rappresenta solo un problema, un ostacolo difficile da superare e che limita le possibilità di espansione. La civiltà Veneta ha raggiunto un livello così elevato in ambito culturale, produttivo, sociale che è di esempio per altri popoli. Da evidenziare anche la grande capacità inclusiva dei Veneti per quanti arrivano nelle proprie terre: i nuovi arrivati sempre più frequentemente si innamorano della cultura Veneta, ne diventano partecipi e desiderano difenderla. Questo deve capire la sinistra Veneta a difesa del popolo a cui appartiene: tutti uniti per crescere e salvare la nostra cultura, la nostra economia, il futuro dei nostri figli, concetto semplice ma di difficile comprensione per chi ha la mente offuscata da convincimenti ideologici in via di estinzione.



Articolo  CONFINDUSTRIA VENETA E GOVERNO ROMANO: UN ABBRACCIO MORTALE. 

Di Nicola Busin (del 02/11/2016 @ 17:31:38, in Veneto, linkato 198 volte)

CONFINDUSTRIA VENETA E GOVERNO ROMANO: UN ABBRACCIO MORTALE.

Di Nicola Busin

Sempre più Veneti, di antica e nuova origine, si stanno chiedendo la ragione di questo amore di Confindustria Veneta verso il governo romano. Possiamo anche lasciar perdere le questioni storiche, culturali, identitarie ma non certamente le questioni economiche. Va da sé che per un imprenditore l’aspetto economico sia fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo della propria azienda. In particolare l’aspetto fiscale rappresenta sicuramente una questione vitale, come dire più tasse sei costretto a pagare e meno competitivo sei sul mercato globale, perché il mercato interno rappresenta ormai una modesta parte delle vendite complessive.

Da una recentissima analisi di Unioncamere su dati Istat del 2015/16 la terza provincia che più esporta è Vicenza, dopo Milano e Torino. Da considerare che la provincia di Milano conta circa 3,2 milioni di abitanti, Torino 2,3 milioni e Vicenza solo 870 mila. Il valore esportato da Milano è di circa 35 miliardi che diviso per gli abitanti fa 11 mila euro circa pro capite, per Torino il risultato è di 9 mila e cento e per Vicenza 19 mila e cinquecento euro a testa, praticamente il doppio di Milano o Torino. Per il Veneto le esportazioni nel 2015 sono state di circa 58 miliardi con un bilancio positivo export/import di 15,6 miliardi. Per la Lombardia il bilancio è negativo per 4,2 miliardi con la provincia di Milano sotto di 24 miliardi nonostante il segno positivo di Brescia e Bergamo per circa 13 miliardi. Il Veneto e le ex province della Serenissima Repubblica Brescia e Bergamo con un attivo commerciale di 28 miliardi ed un export di 86 miliardi di euro rappresentano il segno tangibile di una sconfinata cultura del lavoro che ha radici profonde. È fin troppo semplice capire cosa potrebbero fare questi territori liberi da uno stato inefficiente che continua a prelevare enormi ricchezze per mantenere un parassitismo che non ha pari al mondo.

Esisteva un tempo in cui i “Nobil Homini” dotati di proprie ricchezze si mettevano a capo delle istituzioni per farle ben funzionare, per permettere che anche il popolo potesse vivere con maggiore benessere. Ora quei tempi sono passati ed i Veneti si ritrovano una classe imprenditoriale infarcita di una cultura nazionalista che va contro i propri interessi, che va contro tutto il popolo dei lavoratori che ha permesso il grande sviluppo produttivo di queste terre, lavoratori seri e preparati, instancabili e sempre disponibili. Perché se vale la diffusa intraprendenza e imprenditorialità vale in pari modo l’aver trovato persone disponibili ad impegnarsi con professionalità e dedizione nelle responsabilità lavorative loro assegnate.

Questo chiedono i Veneti, poter decidere il loro futuro che non è quello italiano. Un futuro che è un ritorno al passato con la capacità di autogoverno descritta da una storia e da una cultura millenaria che non devono essere cancellate o omologate. Una storia che nei libri italiani elenca tutti gli imperatori romani e dimentica i 120 Dogi della Repubblica Veneziana che per 1.100 anni ha governato con saggezza, una storia che trasforma in italiani grandi personaggi come Marco Polo, Palladio, Tiziano, Tiepolo, Canova e tantissimi altri che non videro mai il regno sabaudo.

Il 20 giugno 1866 Vittorio Emanuele II dichiarò guerra a Francesco Giuseppe reo di aver “…contribuito a tenere divisa e oppressa l’Italia e schiava una delle più nobili nostre province (la Venezia)”. In verità la vera schiavitù del popolo Veneto iniziò proprio in quell’anno, dopo un plebiscito truffa svolto il 22 ottobre a voto palese e con l’esercito dei Savoia già presente nei territori dato che il 19 ottobre era già entrato in Veneto. Dal 1867 ai primi del ‘900 quasi una metà dei Veneti lasciò a malincuore le proprie terre perché oberata da folli tassazioni come la tassa sul macinato. E ancora le terre insanguinate dalla prima guerra mondiale anche questa voluta dai Savoia, non certo dalle popolazioni locali che più di altre soffrirono questo assurdo conflitto. I Savoia che qualcuno definì più che una casata reale una caserma reale, guerrafondai sanguinari ma forse erano i tempi anche se i dubbi sono atroci. L’impero Austro-Ungarico in realtà cercò di creare infrastruttura con nuove strade, ferrovie, ospedali e scuole. In particolare rese obbligatoria la frequenza delle scuole elementari anche se la dispersione era sensibile: nel 1856 nel Veneto esistevano 2.517 scuole elementari con più di 100 mila alunni (R. Repole, la scuola elementare nel Lombardo veneto – 1977 - Storiadentro). Con il regno d’Italia la situazione peggiorò dato che con il censimento del 1871 si attestò un notevole peggioramento dell'analfabetismo rispetto alla situazione pre-unitaria.

Ciò che più stride di Confindustria Veneta ed in particolare di Vicenza e Verona è leggere sui giornali di cui è proprietaria (gruppo Athesis), quali l’Arena di Verona e il Giornale di Vicenza ed altri, di quale retorica di stato unitario siano capaci, quasi una retorica risorgimentale fuori dai tempi, segno di un decadimento culturale inspiegabile. Simboliche le pagine dedicate alla ricorrenza dei 150 anni dell’annessione delle terre Venete al regno sabaudo, il 21 ottobre 2016, praticamente un inno all’unità senza evidenziare i disastri che ha portato alle popolazioni Venete, un abbraccio mortale che solo dopo il 1945 ha visto una rinascita economica e culturale di un popolo. Rinascita avvenuta non grazie a Roma ma nonostante Roma, rinascita che ora è passata con il grande rischio di un progressivo decadimento economico. Anzi il declino è già in atto soprattutto a livello artigianale e della PMI per uno spropositato prelievo fiscale che rende sempre più scarsamente competitive le nostre aziende che devono confrontarsi con il mercato globale.

I nostri industriali, liberi da questa obsoleta retorica nazionalista, dovrebbero per primi “Nobil Homini” chiedere il referendum di autodeterminazione del popolo a cui appartengono, fieri della loro storia e cultura che non è quella italiana ma è quella veneta, un’altra cosa. Industriali fieri di avere come riferimento un civiltà millenaria che è stata faro e può ancora esserlo per l’intera umanità, un modello culturale, sociale economico di eccellenza che non deve entrare in crisi per colpe non proprie. Lo devono fare per rispetto di tutti i Veneti che hanno loro permesso di crescere e diventare ricchi e potenti nel mondo. Senza queste genti, di nuova o antica origine, senza questo territorio, senza questa cultura del lavoro e del rispetto questo grande sviluppo non sarebbe avvenuto. Non nel segno della chiusura agli altri, la storia ci racconta cose ben diverse, ma capaci di autogoverno, di esprimere pienamente le proprie potenzialità ed evitare che ancora una volta troppi Veneti siano costretti a lasciare a malincuore le proprie terre, non per propria incapacità ma per la voracità di uno stato miope e l’ignavia di chi potrebbe facilmente cambiare il corso della storia.

 



Articolo  UNA LETTERA AGLI ITALIANI DA UN VENETO 

Di Nicola Busin (del 02/10/2016 @ 20:56:47, in Veneto, linkato 1277 volte)

LETTERA AGLI ITALIANI DA UN VENETO

di Nicola Busin

Il rapporto tra i Veneti e gli Italiani è sempre stato complesso. Entrato parzialmente nel regno dei Savoia nel 1866, il popolo Veneto ha visto la sua completa unificazione sotto il governo italiano solo nel 1918 dopo la fine della grande guerra. Da dire che questa prima annessione avvenne con un referendum, voluto dall'impero austro ungarico anche per rispetto della storia della Serenissima, i cui contorni truffaldini solo ora vedono una corretta definizione. I vari stati presenti nella penisola già prima dell'unificazione interagivano tra loro in modo sempre più esteso, accomunati da condizioni economiche e culturali che travalicavano gli aspetti politici. In ogni caso tutti questi stati italiani erano dominati dai vari re, principi e papi; altra questione quella Veneta dove da più di mille anni il governo era nelle mani di una Repubblica.

Come ha scritto anche Indro Montanelli la civiltà Veneta non fu mai italiana ma europea e cristiana. Difatti a differenza dei vari regnanti italici Venezia non fu mai interessata ad espandere i propri domini nella penisola, considerando solo i territori verso est, al fine di permettere il grande sviluppo commerciale con l'oriente a cui però mai si assimilò, anzi fu il baluardo della civiltà occidentale contro l'islam. La civiltà Veneta quindi ben distinta da quella italiana nel reciproco rispetto anche se l'interazione culturale è sempre stata ampia e ricca di occasioni di crescita comune. Se c'è un aspetto da sfatare dei Veneti è quello di un popolo razzista o chiuso in se stesso. Al contrario ha saputo per primo al mondo proibire la tratta degli schivi nel 960 con la “Promissione” del Doge Pietro IV Candiano, ha accolto gli Armeni donando loro un'isola della laguna, ha accolto gli Ebrei donando loro, primi in Europa, un intero quartiere della città e molti altri episodi simili.

Altra questione che merita un approfondimento è quella legata alla politica, il Veneto bacino di voti della Lega Nord quando in realtà ormai i vertici italiano – milanesi non hanno alcun interesse a tutelare l'identità Veneta. E' stato eletto un Governatore Veneto che probabilmente sta subendo questa imposizione centralista, un uomo che attualmente potrebbe decidere con una scelta coraggiosa di staccare la Liga Veneta dalla Lega Nord e probabilmente troverebbe la base pronta a seguirlo. Perchè in realtà il triste abbraccio avvenuto negli anni novanta tra Bossi e i vertici Veneti di allora ha prodotto un movimento politico che non ha mai corrisposto con la storia della penisola, una forzatura quella della Padania Bossiana come una forzatura fu quella del Risorgimento di unificazione italiana.

La civiltà Veneta ha sempre avuto le proprie peculiarità. Si può affermare che non potrebbe esistere un'Italia priva di Milano che è il centro economico e finanziario della penisola, mentre potrebbe esistere e anzi dovrà ritornare ad esistere una Venezia libera e con un proprio governo. Un Veneto staccato da Roma e, a questo punto, da una cultura sociale ed economica che non gli appartiene e che sente solo come occasione di sopraffazione, di sfruttamento e di dileggio. Cari italiani questo dovete capire, che i Veneti desiderano solo ritornare a governarsi da soli perchè i 150 anni di esperienza vissuta hanno solo significato lacrime e sangue, tentativi di normalizzazione culturale non riconoscendo ancor oggi la nostra meravigliosa lingua come lingua ufficiale e anzi tentando di sopprimerla.

 

150 anni che ci hanno visto sottrarre immense ricchezze da parte di uno stato predone che con quei soldi alimenta un apparato repressivo che non ha pari in un mondo civilizzato. 150 anni che hanno visto una moltitudine di Veneti abbandonare le proprie terre soprattutto a causa delle gabelle insopportabili imposte da un avulso potere centrale. 150 anni in cui il popolo Veneto è riuscito a risorgere e a creare ricchezza e una organizzazione produttiva a tutti i livelli che non ha pari in Europa, ma non grazie, nonostante Roma. Pertanto cari italiani, amici fraterni, non pensate in modo egoistico a noi Veneti come a quelli da sfruttare. Chiediamo solo rispetto, chiediamo di ritornare liberi, chiediamo di esistere contro chi solo per profonda ignoranza e interesse personale si fa beffa delle nostre sacrosante aspettative.

1.100 anni di storia, 1.100 anni di ricchezza, 1.100 anni di Repubblica, 1.100 anni di libertà e di benessere confrontati a 150 anni di lacrime e sangue, di guerre, di sopraffazione, di diaspora, di dileggio. Non chiediamo nulla a tutti voi, chiediamo solo di esistere perchè assieme, noi Veneti e voi Italiani, potremo fare grandi cose, ma se non capite non potremo mai crescere. Abbiate quindi fiducia delle nostre potenzialità che ben conoscete e riconoscete i nostri diritti. Siate fieri e condividete la nostra passione per San Marco e quando passando per le nostre terre vedrete sventolare tante bandiere con il leone ricordate che su quella bandiera, unica al mondo, è scritto pace.

Non vogliamo che una multicultura sperimentale frutto di errati convincimenti ideologici ci sia imposta, sappiamo che questi esperimenti avranno ripercussioni tremende sulla nostra pelle. Desideriamo che la nostra cultura Veneta continui ad esistere e sia un faro per tutti gli altri.



Articolo  VENETO E ITALIA: UNA SANA DISUNIONE. 

Di Nicola Busin (del 28/06/2016 @ 12:01:56, in Indipendenza, linkato 562 volte)

Veneto e Italia: una sana disunione.

di Nicola Busin