"La Costituzione? Belle frasi ad uso dei governanti."

Lysander Spooner

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Analisi della fondamentale sentenza 118/2015 della Corte Costituzionale, che autorizza i referendum per l'autonomia differenziata del Lombardo-Veneto
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Quinto e ultimo articolo sulla natura giuridica e politica del referendum autonomista indetto dalla Regione Lombardia
Ha senso il referendum autonomista lombardo?
L'analisi del referendum lombardo si sposta sul piano politico
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Il PD e il referendum autonomista lombardo
L'agenda della politica lombarda si riflette nel referendum autonomista
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (seconda parte)
Prosegue l'analisi dei falsi miti dell'indipendentismo lombardo di matrice etnonazionalista
I falsi miti dell'indipendentismo etnonazionalista (prima parte)
Sulla natura e sulle prospettive dell'indipendentismo lombardo
Nel nome della Rosa, ancora!
Perchè è cosa buona e giusta che la Rosa Camuna diventi la bandiera ufficiale della Lombardia
La sfida "Intraprendente" di Marco Bassani
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L’unione (italiana) è finita!
Libertà di sana e robusta secessione.
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Editoriale di Carlo Lottieri sugli scricchiolii del sentimento unitario peninsulare
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Conversazione con il Presidente di Indipendenza Veneta sugli sviluppi del percorso referendario veneto
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Intervista al portavoce del Tea Party Italia Giacomo Zucco, a cura di Alex Storti
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Intervista ad Alessio Morosin
In esclusiva per "Diritto di Voto": Intervista a Eva Klotz
Eva Klotz a tutto campo sulle questioni cruciali riguardanti il diritto di decidere
Intervista a Sandro Gombac
Trieste Libera

I documenti
Il Friuli, Trieste, le foibe
Nella giornata del ricordo, qualche riflessione e il comunicato stampa dell'ANFeL
Il socialismo catalano e il referendum
Il terremoto indipendentista catalano rivoluziona l'area socialista
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In Catalogna i comuni indipendentisti si mobilitano a sostegno del referendum del 9 novembre

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Analisi di Alex Storti e rilancio di Vicent Partal in merito alla preadesione del Kosovo all'UE
2014, via da Roma o morte
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Articolo  La Consulta nega i diritti dei veneti. La battaglia riprende 

Di Carlo Lottieri (del 26/06/2015 @ 13:51:00, in Veneto, linkato 784 volte)

Lo si prevedeva: è avvenuto. La Corte costituzionale ha bocciato la legge regionale veneta che istituisce un referendum consultivo sull’indipendenza, lasciando parzialmente aperta solo la possibilità di indire una consultazione volta ad avviare un processo orientato alla concessione – dall’alto – di limitate autonomie. I veneti non possono insomma godere dei diritti che gli scozzesi si sono visti riconoscere, Roma non è Londra, la strada verso l’autonomia non solo è lunghissima e quanto mai impervia, ma soprattutto è irrealistica in uno Stato che senza i soldi dei veneti non è in grado di tenere in piedi la finanza pubblica.

Dopo la decisione romana, la politica veneta ha di fronte due percorsi, ma già è facile prevedere quale sarà imboccato.

Il primo consisterebbe nel rispettare il dettato della legge regionale 116, che in caso di mancata intesa con lo Stato centrale impegna a proseguire lungo il percorso referendario tracciato: a difesa dei diritti dei veneti. È chiaro che una Lega ormai nazionale, quale è ormai la Lega di Salvini e Zaia, difficilmente opterà per questa sfida allo Stato in nome di diritti inviolabili e prepolitici. Con ogni probabilità, realismo e opportunismo indurranno il presidente veneto a prendere atto delle decisioni della Consulta e lo convinceranno ancor più a insistere sull’ipotesi di replicare l’autonomia trentina: si tratta di un modello impossibile, perché mai l’Italia darà ai veneti quello che molti anni fa – in ragione di una serie di questioni internazionali – ha riconosciuto a trentini e sud-tirolesi, ma Zaia sa bene che il riferimento a Trento e Bolzano funziona sul piano comunicativo e quindi continuerà a insistere su questo tasto.

È facile insomma che d’indipendenza non si parlerà più, mentre dominerà la questione dell’autonomia.

Per quanto tempo, però, questo sostanziale imbroglio potrà durare? Difficile dirlo.

La trappola che Zaia e la sua maggioranza stanno predisponendo ai loro stessi danni è conseguente al fatto che il rapido declino economico non può aspettare quell’autonomia che non arriverà tra un anno, tra due e nemmeno tra cinque. E quando il numero dei disoccupati cresce e le imprese si spostano, è difficile che il consenso politico sia in grado di reggere.

Volendo difendere il proprio potere entro l’Italia e all’interno del sistema amministrativo vigente, Zaia potrebbe trovarsi assai presto privo di consensi. Come un Formigoni qualunque, egli potrebbe in breve tempo passare dalle stelle alle stalle, trovandosi a ripetere – come fa ormai da anni – slogan a cui non fa seguito proprio nulla.

Quanti ritengono che i veneti abbiano diritto a disporre del loro futuro, sappiano che presto si aprirà una strada: se non l’imboccherà Zaia (ignorando il giacobinismo della Consulta e accelerando – in stile catalano – il processo indipendentista), la imboccheranno presto partiti e movimenti, amministratori locali, gente comune.

Ieri è stato negato ai veneti il diritto di votare. Prima o poi i veneti se lo prenderanno.

 



Articolo  L'Italia dice sì al referendum del Veneto (e della Lombardia) 

Di Alex Storti (del 26/06/2015 @ 10:54:46, in Indipendenza, linkato 1554 volte)

Ieri è accaduto un fatto straordinario e inaspettato.
No, non sto parlando della bocciatura, da parte della Corte Costituzionale italiana, della legge 16 del Veneto,
quella che prevedeva l'indizione del referendum consultivo sull'indipendenza: bocciatura regolarmente avvenuta, come da pronostici pressoché unanimi.
E non sto parlando nemmeno della parziale bocciatura, altrettanto già pronosticata, dell'altra legge referendaria veneta, la numero 15 del 2014, nella parte in cui prevedeva l'indizione di una consultazione sull'autonomia tributaria e sull'attribuzione di uno statuto speciale per la Regione marciana.

Il fatto straordinario e, questo sì, inaspettato, cui mi riferisco, è l'ammissione di costituzionalità che la stessa suprema Corte ha stabilito, con preciso riferimento al primo dei cinque quesiti previsti dalla citata legge 15. La sentenza 118 dei giudici costituzionali ha infatti dichiarato non fondata l'eccezione, sollevata a fine agosto 2014 dal ricorso del Governo Renzi, in merito al primo quesito referendario autonomista: "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?". Il referendum è costituzionale e possibile. ...

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Articolo  Dibattito sul referendum autonomista con Alex Storti 

Di Admin (del 11/06/2015 @ 18:58:28, in Lombardia, linkato 143 volte)

Segnaliamo il dibattito che venerdì prossimo, 19 giugno, alle 20.45, si svolgerà in quel di Cavriana, nel mantovano, presso la Sala Civica di Piazza Castello. Partecipano Alex Storti di Avanti, i consiglieri regionali Fabio Rolfi (Lega Lombarda), Andrea Fiasconaro (Movimento 5 Stelle), Anna Lisa Baroni (Forza Italia), e la consigliera provinciale del Partito Democratico Francesca Zaltieri.

"Una Lombardia diversa è possibile?": questo il titolo della serata, durante la quale verrà in particolare affrontato il tema del referendum autonomista, indetto dal Pirellone lo scorso 17 febbraio e previsto per la primavera del 2016.



Giancarlo Pagliarini

1) In Lombardia, Veneto, e non solo, si confrontano spesso due tendenze contrapposte: da un lato, la voglia di inseguire solo e soltanto il traguardo dell'indipendenza, senza se e senza ma; dall'altro, la propensione ad optare per sentieri autonomisti meno appariscenti ma, probabilmente, più "misurabili" e, soprattutto, condivisibili da parte delle forze politiche e sociali ostili al secessionismo. A tuo parere, esistono effettivi margini di miglioramento della situazione attuale? E' possibile, in altri termini, coinvolgere forze sociali e politiche non-indipendentiste in un percorso che aumenti radicalmente il tasso di autogoverno delle nostre Regioni?

In Svizzera i 26 Cantoni sono 26 Stati, eppure ogni 100 metri vedi una bandiera rossocrociata. Quindi il modello Svizzero soddisfa sia i cittadini che hanno l’obiettivo di vivere in uno Stato “indipendente senza se e senza ma”, sia quelli “che sono ostili al secessionismo”.

Carlo Moos, nel suo “Carlo Cattaneo: federalismo e sviluppo”, dice: “In questa chiave interpretativa il federalismo diventa da programma meramente politico, qualcosa di fondamentale: una Weltanschauung nel senso della parola tedesca, e cioè una prospettiva sotto la quale si vede e si interpreta il mondo. Diventa filosofia federale oppure federalismo integrale, una scuola di pensiero che tende alla ricerca continua di mediazione tra l’individuo e la collettività, tra diversità e unità…. Si tratta della ricerca di unità nella molteplicità: Einheit in der Vielfalt”.

Ma la molteplicità non può essere quella dei vecchi stati- nazione. A mio giudizio gli stati-nazione sono contro natura! Sono quelli che hanno fatto le guerre mondiali. Sono questi assurdi nazionalismi che bloccano tutto: dall’idea di Europa allo sviluppo della sua competitività e di prassi sempre più libere e civili. Unità nella molteplicità: la molteplicità non può essere che quella degli enti territoriali. Questo naturalmente vale sia per l’Italia che per tutta l’Europa.

2) Nei tuoi numerosi interventi attribuisci un'importanza fondamentale, come punto di riferimento, al modello sociale, politico e giuridico svizzero e al federalismo elvetico. Spiegaci perchè. ...

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Articolo  Amici veneti, no problem. Tra 5 anni si vota ancora 

Di Carlo Lottieri (del 01/06/2015 @ 19:06:29, in Veneto, linkato 494 volte)

Il risultato è deludente: senza dubbio. Sulla scheda elettorale delle elezioni venete erano presenti 6 candidati alla presidenza e uno di essi vanta una lunga e coerente storia di battaglie per l’indipendenza del Veneto, ma – ancor più – una costante fedeltà al “diritto di voto”. Non è infatti un caso che proprio Alessio Morosin (e solo lui tra i candidati alla presidenza) nel corso di tutta la campagna elettorale abbia usato la formula adottata da questo blog come proprio slogan: invitando ognuno a difendere il diritto dei veneti a decidere il merito al proprio futuro.

Ottenere solo un quarantesimo dei voti espressi è una sconfitta. E certamente è una sconfitta che si può spiegare in molte maniere, anche evidenziando come media hanno trattato la “questione veneta”: che è stata ricondotta a un confronto di soli quattro candidati nazionali (oscurando sinistra radicale e indipendentisti), fingendo che la Moretti avesse qualche chance e immaginando che Tosi potesse impensierire Zaia. Il copione era chiaro fin dall’inizio e certamente questo ha pesato moltissimo sull’esito finale.

Ovviamente le divisioni interne al mondo indipendentista egualmente hanno condizionato l’esito, ma meno di quanti alcuni vorrebbero far credere, dal momento che non c’erano due candidati indipendentisti alla presidenza, ma solo uno. Salvo qualche limitata eccezione, è difficile pensare che nella scelta tra Zaia e Morosin ci sia stato qualche convinto indipendentista che – nel voto per la presidenza – abbia davvero preferito il primo.

Per questa ragione appare chiaro che oggi solo una frazione limitata della popolazione veneta crede che sia opportuno percorrere un percorso legale e democratico verso l’indipendenza. È positivo che due candidati della lista indipendentista affiancata a Luca Zaia siano stati eletti, ma è pur vero che anche in quel caso si è ottenuto poco più di un ventesimo dei voti complessivamente ottenuti dalla coalizione di centro-destra. E sono voti non decisivi a Zaia per governare.

Questo significa che all’indomani della bocciatura (scontata) della legge regionale sul referendum consultivo, con ogni probabilità Zaia e i suoi si sentiranno più che legittimati a seguire la strada che hanno proposto in campagna elettorale: quella di un’autonomia limitata e “octroyée” (calata dall’alto), di un progetto “trentino”, di un’autonomia di spesa senza alcuna responsabilità nella riscossione delle imposte e – quel che non è di poco conto – senza alcuna messa in mora dei 20 miliardi dello sfruttamento territoriale.

Ha prevalso la strada romana che Zaia e Salvini da tempo indicano. Ha prevalso soprattutto l’idea che i veneti debbano preoccuparsi dei rom, degli immigrati libici o siriani, delle cattive multinazionali americane e del Bildenberg. I leghisti possono ogni tanto tirare in ballo anche il tema dell’indipendenza, ma solo in seconda battuta, poiché sanno che la cosa può piacere a qualcuno dei propri elettori. Senza però alcuna intenzione di fare sul serio.

Nonostante questo, non mancano elementi positivi.

In primo luogo, i problemi non si risolvono con le chiacchiere o andando a Roma con il cappello in mano. Continuando nella politica degli ultimi cinque anni di un Veneto incapace di rivendicare la propria libertà si può solo accelerare il processo di impoverimento e di conseguenza, come è già è successo in Lombardia con Roberto Formigoni, pochi si potranno stupire quando un leader locale come Zaia, che oggi sembra tanto forte, vedrà perdere velocemente i propri consensi. Poiché il Veneto non ha un futuro in Italia, è chiaro che prima o poi i veneti finiranno per capire.

In secondo luogo, in questi ultimi tre anni qualche seme è stato gettato. Le piantine sono fragili, ma la questione dell’indipendentismo appare ormai ineludibile. Soprattutto esiste un potenziale di entusiasmo, militanza, voglia di fare, consapevolezza e generosità che è destinato a dare frutti. Fa una certa impressione constatare come i partiti tradizionali abbiano riempito le urne dopo una campagna di sale mezze vuote, mentre Indipendenza Veneta si trovi a portare a casa solo uno 2,5% nonostante una mirabile capacità di mobilitazione.

Questo indica, però, che esiste quanto meno una leadership che si candida a essere protagonista di un vero cambiamento. È una testa forte con un corpo ancora gracile, ma la speranza è che il seguito arrivi.ùLa battaglia del diritto di voto ieri è stata perduta, ma tra cinque anni si rivota e quando la parabola di Zaia sarà giunta al suo tramonto e la soluzione della destra radicale si sarà dimostrata fallimentare, i veneti potranno più facilmente comprendere che senza “diritto di voto” non possono salvarsi.

Tra 5 anni si vota e sarà tutta un’altra musica.

 



Articolo  Elezioni Venete 2015: live blogging 

Di Alex Storti (del 31/05/2015 @ 21:34:00, in Veneto, linkato 373 volte)

13.25 - Indipendenza Noi Veneto premiata

Pare che Indipendenza Noi Veneto ottenga un risultato discreto e benaugurante, nonostante la scelta suicida degli altri indipendentisti schierati contro l'universo mondo. Al momento si dà per ormai quasi certo che Antonio Guadagnini sia stato eletto, e questa è un'altra bellissima notizia. Il sito ufficiale della Regione Veneto, nel proporre la possibile composizione del Consiglio, attribuisce anche un secondo consigliere alla coalizione indipendentista. Se la notizia risulterà confermata, sarà davvero un altro passo nel segno della concretezza e dell'autogoverno.

Ancora una volta sarebbe bene riflettere sul fatto che una coalizione unitaria con Indipendenza Veneta avrebbe portato probabilmente ad ottenere almeno 4 consiglieri. Ma tant'è, hanno prevalso gli egoismi di chi non ha ancora capito che il sistema elettorale non è proporzionale, e che bisogna correre in alleanza con chi ha probabilità maggiori di successo, per poter incidere nel maggior modo possibile. Eppure si tratta di uomini di legge. Che tristezza.

 

13.00 - Certamente eletto Stefano Valdegamberi

Riconfermato in Consiglio Regionale il consigliere cimbro Stefano Valdegamberi, presentatore, nel marzo 2013, della ormai famosa proposta di legge 342, da cui originò la Legge 16 di indizione del referendum sull'indipendenza. E' una buona notizia.

 

12.45 - Gianluca Marchi ha ragione a metà

Ho appena letto l'opinione di Gianluca Marchi sul Miglio Verde. Concordo solo a metà col direttore del quotidiano indipendentista. Concordo dove egli spiega che, con questi scarsi risultati, si ricomincia da zero. Non concordo invece dove dice che in Veneto questi risultati sono stati qualcosa di inevitabile, perchè la popolazione è tiepida e manca un leader separatista trascinatore di folle.

No Gianluca, questi risultati erano evitabilissimi, se solo Indipendenza Veneta avesse scelto la strada della collaborazione e del pragmatismo. E se lo avesse fatto, e niente impediva di farlo, oggi staremmo commentando un risultato degno di essere paragonato con quello della CUP catalana. Una forza piccola, non leaderistica, e tuttavia capacissima di imporsi con serietà e dignità nel complicato quadro politico catalano. Sono i numeri che ce lo dicono chiaramente: nelle Regionali 2010 le due liste indipendentiste ottennero 22.000 voti; tre anni dopo, alle Politiche, i due partiti diretti discendenti di quelle stesse liste ne raccolsero oltre 44.000, cioè il doppio; oggi le solite due liste -più o meno i protagonisti sono sempre gli stessi, o quasi- prendono più di 105.000 preferenze, ovvero due volte e mezza il risultato del 2013.

Il punto è che se questa crescita viene usata malissimo, finisce per produrre poco o niente. E la colpa, sia chiaro, è di chi ha preferito porsi nella posizione di superiorità morale e antropologica rispetto agli altri.

 

12.30 - I voti alle due liste indipendentiste

Purtroppo sfuma, verso il finale dello spoglio, la possibilità di vedere concretizzarsi, quantomeno sul puro piano della somma algebrica, il sorpasso delle liste indipendentiste ai danni di Forza Italia. Quest'ultima si attesta ormai attorno ai 110 mila voti, contro i circa 105 mila di Indipendenza Veneta e Indipendenza Noi Veneto. Ricordo che, per calcolare tale somma, utilizzo i voti complessivi per Morosin, in quanto sovrapponibili a quelli della lista gialloblu, e i voti di lista della coalizione indipendentista in corsa con Zaia. In ogni caso, si tratta di un risultato che fa pensare. Se Indipendenza Veneta avesse costruito da subito un rapporto di reciproco rispetto e di collaborazione concreta con gli altri indipendentisti, oggi ci troveremmo a commentare un risultato davvero storico per il secessionismo marciano. Una coalizione unitaria avrebbe probabilmente persino impensierito la Lega Nord stessa, schiacciata dal peso della lista Zaia. E non parliamo di quanti consiglieri sarebbero arrivati a quel punto. Occasione storica sprecata. Che peccato.

 

12.05 - A che punto siamo?

Mancano in questo momento 38 sezioni da scrutinare, relative al presidente, e 79 relative ai voti di lista. Il dato sui candidati per la presidenza è ormai assodato dalle prime ore dello spoglio. Luca Zaia è stato confermato in carica con un rotondo e spettacolare 50% dei consensi. Il candidato leghista ha letteralmente stracciato tutti gli avversari, a cominciare da Alessandra Moretti, ma non dimentichiamo anche e soprattutto quel Flavio Tosi che avrebbe dovuto, negli utopistici sogni di qualcuno, impensierire Zaia, quantomeno a livello di voti sottratti. Tosi è stato superato persino dal 5 Stelle Jacopo Berti.

Penultimo Alessio Morosin, con un modesto 2,5%. Considerando che Indipendenza Veneta raccolse due anni fa l'1,1% alle Politiche, presentandosi all'ultimo minuto e in modo rocambolesco, il risultato odierno degli indipendentisti gialloblu è poca cosa. Non ci sono scusanti: correre per ottenere un ventesimo del vincitore, da loro tanto accusato e vituperato, è una sconfitta secca. E lo è, lo ribadisco, non (sol)tanto per l'entità del risultato, ma soprattutto perchè si tratta di voti contro, sprecati invece di essere usati (e certamente moltiplicati) nel caso di corsa unitaria in una coalizione indipendentista a sostegno di Zaia. ...

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Articolo  Indipendenza e autonomia: naturalmente complementari 

Di Alex Storti (del 21/05/2015 @ 09:12:19, in Indipendenza, linkato 412 volte)

A metà dei Novanta, l'agenzia Young & Rubicam concepì uno slogan pubblicitario, per la nostra Pirelli, rimasto famoso: sull'immagine del velocista Carl Lewis, inginocchiato e pronto a scattare sulla pista dei 100 metri, ma, ahi lui, dotato di scarpe rosse tacco 12, campeggiava la scritta "la potenza è nulla senza controllo". Chiarissimo e indelebile il messaggio sotteso, non a caso lanciato da una casa di pneumatici: pur dotata del motore più performante, nessuna macchina può tenere la strada, se non possiede gomme appropriate.

Questo slogan vincente mi è tornato in mente in questi giorni, pensando a certe idee che giudico massimaliste e che puntualmente emergono in ambito indipendentista. Mi riferisco in particolar modo al dualismo fra autonomia e indipendenza. Proprio dall'artificiosa contrapposizione di questi due concetti nascono pericolose conseguenze strategiche, relative al percorso per arrivarci, all'indipendenza. Perchè lei, l'indipendenza, mica piove dal cielo, se ciò non fosse già chiaro abbastanza, dopo anni di lezioni fiamminghe, catalane e scozzesi. Ma andiamo per ordine.

Dicevamo: autonomia e indipendenza. Sono due concetti contrapposti? Sono l'una l'antitesi dell'altra? No. Soltanto secondo una visione massimalista e, lo dico con franchezza, un po' naïf, autonomia e indipendenza rappresenterebbero estremi inconciliabili, strade divergenti, negazioni l'una dell'altra. Le cose non stanno così.
Autonomia e indipendenza sono, rispettivamente, la prima la precondizione giuridica e politica della seconda, così come quest'ultima rappresenta il completamento della precedente.
In altri termini, senza passare attraverso gradi progressivi di autonomia, ben difficilmente si arriverà mai all'indipendenza, salvo che non si verifichino situazioni tanto gravi ed epocali da generare fatti più unici che rari.
Banalmente, peraltro, quanto dico è dimostrato dal fatto che, a chiedere l'indipendenza, sono entità amministrative riconosciute, e, come tali, autonome rispetto allo stato d'appartenenza. Vale per il Veneto, per la Scozia, per la Catalogna, per le Fiandre, per la Lombardia.

Ma andiamo più in là. ...

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Articolo  Le elezioni venete, IV e il referendum sull'indipendenza 

Di Carlo Lottieri (del 20/05/2015 @ 08:33:24, in Veneto, linkato 712 volte)

È abbastanza normale che gli Stati, in linea di massima, non siano  disposti a mettere in discussione la propria esistenza. Il diniego opposto da Madrid di fronte alla volontà catalana di celebrare un referendum sull’indipendenza ha una sula logica, così come l’atteggiamento tenuto dal governo Renzi dopo che la regione Veneto ha approvato una legge che indice un referendum consultivo sull’indipendenza:la legge è stata impugnata e la Consulta – che risponde a logiche politiche – si appresta a bocciarla, a dispetto degli articoli costituzionali posti a difesa dei diritti fondamentali, della libertà d’espressione e del rispetto del diritto internazionale.
Per aggirare la logica autoritaria del nazionalismo statalista ottocentesco schierato a protezione dello status quo in Catalogna, però, è stato escogitato uno stratagemma: si è deciso di costituire un cartello di tute le forze  indipendentiste (dall’estrema sinistra dei centri sociali fino ai liberal-conservatori di Artur Mas) e si è trasformato il rinnovo della Generalitat in una specie di plebiscito. Se il cartello avrà la maggioranza, sarà chiaro al mondo che la Catalogna vuole essere libera e che non lo è solo perché Madrid le impedisce di scegliere la propria strada.
E in Veneto?
Un cartello indipendentista manca e il tasso di litigiosità è altissimo. Tra quanti vogliono dare ai veneti il diritto di votare taluni si sono candidati da soli e altri si sono alleati con Luca Zaia, che continua a parlare di un futuro del Veneto modellato sulla provincia di Trento: un progetto che non ha alcuna possibilità di successo, come è ben chiaro a chiunque.
Nonostante questo, perfino queste elezioni – grazie alla presenza sulla scheda elettorale di un soggetto apertamente indipendentista come Indipendenza Veneta – potrebbe essere letto come un referendum per l’indipendenza: come un primo tentativo di imboccare quella strada.
In effetti, se il 50% più uno dei voti validamente espressi sulle schede elettorali delle elezioni venete dovesse andare a Indipendenza Veneta, a giugno il Veneto potrebbe essere già virtualmente una realtà distinta rispetto all’Italia. Si tratta di un risultato improbabile e su cui pochi giocherebbero il proprio patrimonio personale (o anche una somma di modeste dimensioni), ma è importante dire che questa possibilità esiste.
Ci sono sei candidati alla presidenza del Veneto e uno di loro, Alessio Morosin, ha detto a chiare lettere di essere sceso in campo per assicurare al Veneto la propria indipendenza, oltre che il diritto di votare sul proprio futuro. È ovvio che se egli non otterrà la maggioranza assoluta non si potrà considerare questo risultato come una bocciatura del progetto indipendentista (proprio perché gli indipendentisti, come si è detto, si sono presentati divisi e sparpagliati in vari raggruppamenti), ma è altrettanto vero l’opposto: ossia che un suo clamoroso successo cambierebbe radicalmente la storia veneta.
Nelle scorse settimane i militanti di Indipendenza Veneta hanno avuto un grande merito: grazie al loro impegno sono state raccolte le 20 mila firme necessarie (circa l’1% dei voti di quanti presumibilmente andranno alle urne) alla presentazione della candidatura di Morosin. Ora i veneti troveranno sulla scheda sei nomi: sceglierne uno potrebbe ridare al Veneto il pieno diritto di autogovernarsi. Non è una cosa da poco, non è un'opportunità da lasciar perdere.
 



Articolo  Residuo fiscale lombardo: a che punto siamo? 

Di Alex Storti (del 19/05/2015 @ 17:45:13, in Lombardia, linkato 255 volte)

Lo scorso 23 dicembre, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato, con deliberazione n. 585, l'Ordine del Giorno 512, presentato dal consigliere e capogruppo della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, concernente la comunicazione pubblica ai cittadini del residuo fiscale generato da Regione Lombardia.

Partendo dal presupposto che il nostro territorio è il più tassato e più sfruttato d'Europa e, al contempo, considerato che tale condizione risulta per lo piuÌ sconosciuta ai nostri concittadini, l'Ordine del Giorno impegna la Giunta, nell'ambito del bilancio di previsione 2015-2017, "a predisporre idonee opere di comunicazione e rappresentazione visiva all’esterno degli edifici regionali, tramite appositi maxi schermi o altri sistemi multimediali, al fine di rendere noto ai cittadini lombardi il residuo fiscale generato da Regione Lombardia.”

È interessante riportare la definizione del concetto di "residuo fiscale" data dal testo votato dall'assemblea del Pirellone; come è infatti noto a chi si occupa di tali tematiche, non è facile esplicitarne il significato in modo univoco e sufficientemente chiaro; nell'OdG 512, leggiamo che "per residuo fiscale si intende la differenza tra quanto un territorio versa sotto forma di tributi all’operatore pubblico e quanto da esso riceve sotto forma di servizi; esso consente di quantificare l’entitaÌ dei trasferimenti di risorse da un territorio all’altro implicitamente effettuati dal sistema fiscale; permette di evidenziare quanto i diversi territori contribuiscono al risultato consolidato di bilancio pubblico; eÌ uno strumento importante per confrontare diverse proposte di redistribuzione territoriale di competenze e risorse".
Decisamente una buona formulazione, chiara e politicamente utile per spiegare anche i vantaggi della quantificazione del rsiduo fiscale stesso.

Fatte queste premesse, a che punto siamo con l'attuazione del deliberato? ...

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Articolo  Andare sempre Avanti 

Di Claudio Franco (del 01/05/2015 @ 13:36:40, in Lombardia, linkato 229 volte)

Guardando indietro, al mese appena trascorso, il Collettivo Avanti può dirsi (stanco ma) soddisfatto.

Il 29 marzo ci confrontavamo a Gazzada Schianno (VA) con quattro amministratori locali. Gli argomenti: la potenzialità dell’autogoverno e i danni che lo Stato provoca ai nostri enti locali. L’unica conclusione possibile? Il percorso referendario lombardo deve proseguire. Per questo ne abbiamo approfittato, presentando la nostra mozione comunale di sostegno al referendum d’autonomia approvato il 17 febbraio.

Pochi giorni dopo, in Brianza, discutevamo con il consigliere regionale Corbetta, del M5S, sulle opportunità di questo referendum e sull’importanza di un atteggiamento aperto ed inclusivo da parte di tutte le forze politiche. Anche a lui è andata la mozione comunale insieme al nostro comunicato a favore della Rosa Camuna come bandiera ufficiale della Lombardia (questione tuttora aperta in Regione).

Arriviamo così al 16 aprile, a Brescia. ...

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Articolo  Il "full de ruta" del referendum lombardo 

Di Alex Storti (del 30/04/2015 @ 12:27:28, in Lombardia, linkato 310 volte)

Con questo articolo si chiude il ciclo di cinque approfondimenti dedicati al referendum autonomista, indetto il 17 febbraio scorso dal Consiglio Regionale della Lombardia. Abbiamo esordito chiedendoci se la Delibera 638 fosse impugnabile e abbiamo risposto che lo era; i termini sono comunque trascorsi e l'atto non è stato impugnato. Abbiamo proseguito analizzando le basi giuridiche del referendum e ne abbiamo tratto la conclusione che esso non è incostituzionale . Abbiamo infine spiegato perchè la consultazione sia utile e perchè, quindi, sia  importante sostenere il percorso referendario lombardo.
Ci soffermeremo, in questa sede, sulle tappe del percorso che dovrà condurci al vero e proprio referendum. Proveremo ad ipotizzare una road map referendaria o, per dirla alla catalana, un "full de ruta" da qui al voto, previsto per la primavera del 2016.

Cominciamo col dire che, ...

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Articolo  Le due Milano 

Di Admin (del 29/04/2015 @ 19:27:35, in Lombardia, linkato 240 volte)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo pezzo di Luca Pozzoni. Buona lettura

*   *   *

E' ufficiale: nel mondo ci sono due Milano.

Per motivi professionali, ho il privilegio di poter vedere in anteprima Turandot, l'opera diretta da Riccardo Chailly che inaugurerà Expo2015 il primo di maggio. Si potrà seguire in diretta  (venerdì sera dalle 19:40 su Rai5), quindi mi raccomando, non perdetevela, perché sarà a dir poco sensazionale.

Nel teatro più famoso del mondo, si celebrano non solo secoli di storia della musica occidentale, ma anche il secolare affinamento di straordinarie competenze in tanti ambiti diversi, artistici, tecnologici, produttivi, che nel teatro vengono esibite al servizio di una produzione teatrale che non ha eguali al mondo. Assisteremo a un'inaugurazione estremamente raffinata, e potremo essere orgogliosamente fieri (a parte un unico neo fuori teatro: sarebbe stato gradevole veder terminati i lavori stradali che interessano via Verdi ormai da mesi... ma nessuno è perfetto a questo mondo..) di questa Milano lombarda.

Poi c'è l'altra Milano, la ...

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Articolo  Ha senso il referendum autonomista lombardo? 

Di Alex Storti (del 27/04/2015 @ 09:42:16, in Lombardia, linkato 370 volte)

Alla mezzanotte del 25 aprile sono finalmente scaduti i termini per impugnare, da parte del Governo Renzi, la Delibera 638, l'atto con cui il Consiglio Regionale della Lombardia ha indetto, il 17 febbraio scorso, il referendum autonomista.

Possiamo quindi considerare positivamente avviato il percorso autonomista lombardo. Si tratta di un primo passo giuridico, naturalmente, ma bisognava (ri)cominciare, prima o poi. Adesso si può affermare con certezza che il motore della macchina è acceso e che siamo "in prima", se mi concedete questo paragone automobilistico.

Prima di esaminare le prossime tappe del percorso, cosa che faremo in un altro articolo, è ora di chiedersi se la scelta di indire la consultazione popolare sia realmente utile o no. Ricordiamo che il referendum in questione ha valore consultivo ed è previsto soltanto dalla legge lombarda (Statuto e l. 34/1983), non dalla costituzione italiana (art. 116).

Ha senso, dunque, far precedere da un referendum popolare la richiesta di avere maggiore autonomia? Considerato il fatto che tale consultazione si svolgerà fra circa un anno, ha senso attendere questo tempo per formalizzare la richiesta da parte della nostra Regione, cosa che l'art.116 della Costituzione consentirebbe da subito? ...

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Articolo  Riportiamo il governo a casa! 

Di Stefano Crippa (del 17/04/2015 @ 09:48:36, in Lombardia, linkato 270 volte)

Prima ancora che la campana della libertà risuonasse sui tetti di Filadelfia e nei cieli della Costa Atlantica, il 4 luglio del 1776, quando i rappresentanti delle tredici colonie inglesi nell’America del Nord, si sarebbero riuniti a congresso per esporre le ragioni che li obbligavano a sciogliere ogni vincolo con la madre patria, ilpensiero politico americano subì un’evoluzione dottrinale sempre più radicale.

Fino a poco prima del 1776, molti rappresentanti di quella che in seguito sarà chiamata la “generazione rivoluzionaria” tentarono, tramite petizioni, di far comprendere al governo inglese che il proprio dominio era garantito dalla figura del Re e che le colonie facevano parte dell’Impero su un piano di parità, in quanto dotate del pieno autogoverno (selfgovernment) sui propri affari.

In un certo senso, se si volesse riportare la storia in termini più moderni, ...

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Articolo  Perchè il referendum lombardo non è incostituzionale 

Di Alex Storti (del 16/04/2015 @ 11:48:06, in Lombardia, linkato 268 volte)

Nei due precedenti articoli qui e qui ] sulla natura giuridica del referendum autonomista lombardo, abbiamo analizzato il quadro normativo complessivo in cui si situa la Deliberazione del Consiglio Regionale 638 del 17 febbraio 2015. E' giunto adesso il momento di rispondere alle due principali questioni sollevate dall'atto approvato dai consiglieri lombardi: il referendum è incostituzionale? perchè è stata scelta la strada referendaria, pur non essendo contemplata dall'art. 116 della Costituzione italiana?

A quest'ultima domanda risponderemo con un ulteriore approfondimento nei prossimi giorni. Oggi ci limitiamo, per così dire, a rispondere al primo quesito: è dunque legittima l'indizione di una consultazione popolare lombarda sull'avvio di una trattativa con lo Stato italiano per ottenere maggiori poteri?
La risposta, a parere di chi scrive, è SÌ. Sì sotto tre distinti profili. Vediamoli.

In primo luogo, la scelta del Consiglio Regionale lombardo di consultare preventivamente la cittadinanza non contrasta con la procedura prevista dall'art.116 della Costituzione italiana. Se quest'ultima, sia nel citato art. 116 sia in altre sue parti, non vieta un referendum consultivo regionale, non si vede per quale motivo l'indizione dello stesso dovrebbe ritenersi incostituzionale. Non sta scritto infatti da nessuna parte, in sede di Costituzione italiana, che la non previsione di un possibile passo procedurale -quale è, ad esempio, un referendum consultivo regionale-, nell'ambito della più ampia procedura di cui all'art. 116, debba corrispondere ad un implicito divieto.

In secondo luogo, il referendum consultivo lombardo rispetta pienamente le norme statutarie e referendarie regionali, come abbiamo dimostrato nei precedenti articoli, testi di legge alla mano. E poiché sia lo Statuto sia la legge del 1983 sulle consultazioni popolari non sono stati oggetto di impugnativa per incostituzionalità al tempo della loro promulgazione, un referendum che sia conforme ad essi è da considerarsi automaticamente conforme anche alla Costituzione.

Infine, eccoci al terzo e piu importante dei profili di costituzionalità del referendum autonomista lombardo. ...

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Articolo  Che basi ha il referendum autonomista lombardo? 

Di Alex Storti (del 15/04/2015 @ 12:18:09, in Lombardia, linkato 319 volte)

In un precedente articolo abbiamo analizzato la natura della Deliberazione di Consiglio Regionale 638 del 17 febbraio scorso, con cui l'Assemblea del Pirellone ha indetto il referendum consultivo sull'autonomia differenziata per la Lombardia.
La richiesta di maggiori poteri si inserisce nel contesto dell'attuale art. 116 della Costituzione italiana, che prevede la possibilità, da parte di una Regione, di chiedere l'attribuzione di più competenze rispetto a quelle ordinarie già previste.
In questo articolo ci soffermeremo su quali siano le specifiche basi giuridiche lombarde del referendum autonomista;
domani spiegheremo, in un altro approfondimento, per quale motivo, a nostro giudizio, esso non sia incostituzionale.

Ricordiamo che il referendum è stato indetto in forma propedeutica dal Consiglio, in forza dell'art. 25, commi 1 e 2, della legge regionale 34 del 1983, che disciplina l'istituto referendario. In particolare, il primo comma afferma che

"Il Consiglio regionale, prima di procedere all'emanazione di provvedimenti di sua competenza, può deliberare l'indizione di referendum consultivi delle popolazioni interessate ai provvedimenti stessi".

Tale norma va letta in combinato disposto con i dettami dello Statuto Regionale della Lombardia. La legge fondamentale che regola la nostra comunità prevede infatti, all'art. 52, che

"Il Consiglio regionale, a maggioranza dei due terzi dei componenti, può deliberare l'indizione di referendum consultivi su questioni di interesse regionale, o su provvedimenti interessanti popolazioni determinate".

L'insieme delle due norme fa sì che il Consiglio, in relazione alla propria sfera di competenza, possa decidere di far supportare il proprio orientamento legislativo da una scelta popolare. In questo caso, lo strumento referendario non ha natura abrogativa, bensì consultiva e, in quanto tale, rafforzativa della sovranità del Consiglio. È come se ...

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Cosa c’è dietro il caso di Ischia? Cosa c’è dietro una classe dirigente meridionale spesso alle prese con inchieste di carattere penale? Cosa non va in questo mondo ingessato, che non offre ai giovani quelle opportunità che invece essi sanno spesso cogliere con facilità quando si spostano in Germania, in America o anche soltanto al Nord?
Sul “Corriere del Mezzogiorno” Nicola Rossi riespone una tesi difficile da confutare, e cioè che le difficoltà del Sud sono in primo luogo da ricondurre a una spesa pubblica abnorme e alla politicizzazione che ne discende. Cose simili, con Piercamillo Falasca, avevo sostenuto otto anni fa in un volume (Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno, edito da Rubbettino) in cui tra le altre cose si affermava che il Mezzogiorno può cambiare se è costretto a fare da sé e quindi ad allargare gli spazi del privato. Perché oggi la spesa pubblica meridionale è abnorme in quanto è in larga misura finanziata da altri.
Secondo le ricerche di Gian Angelo Bellati dell’Unioncamere veneta vi sono realtà come la Lombardia, l’Emilia e il Veneto che danno molto più di quanto non ricevano in servizi pubblici locali e nazionali. Nel quinquennio 2008-2013 la Lombardia ha perso circa 6.200 euro pro capite ogni anno, mentre emiliani e veneti circa 4,200 e 3,800 a testa. Questo significa che, in media, in un solo lustro una famiglia lombarda di cinque persone avrebbe visto scomparire 155 mila euro. In compenso ogni siciliano ha potuto contare su una spesa aggiuntiva di circa 2.900 euro all’anno, ogni molisano di circa 2.500 e ogni siciliano di circa 2.000.
Questa redistribuzione toglie ricchezza al Nord (regioni autonome a parte), ma soprattutto devasta il Sud, che dipende dalle decisioni di amministratori e burocrati. La spesa diventa a tal punto importante che ogni apparato pubblico si orienta sempre più a servire gli addetti e sempre meno il pubblico. Basti pensare al paradosso di costi per ospedali e servizi medici alle stelle, accompagnati da un massiccio “turismo sanitario” che obbliga tante famiglie del Sud a farsi curare altrove.
La crescita della spesa produce una progressiva centralità degli interessi di dipendenti e fornitori, e una marginalizzazione di utenti e pazienti. Non si spiegherebbero i dati abnormi sui lavoratori pubblici (la Sicilia ha cinque volte gli addetti della Lombardia) e anche quelle disparità degli oneri sopportati dalle amministrazioni. Il fatto che in Sicilia una siringa costi 10 centesimi in più che in Veneto non fa sì che la sanità siciliana sia migliore: è anzi vero il contrario. Il risultato è che  dieci anni fa (ma è difficile che i dati siano molto mutati) un euro di spesa pubblica in Calabria costava alla popolazione locale 0,27 euro e in Lombardia 2,45 euro.
Da tempo si propongono costi standard, ma è una soluzione dirigista, essenzialmente tecnocratica. È invece necessario avviare un processo di responsabilizzazione che obblighi ognuno a fare da sé. Le diverse comunità, specie al Sud, devono vivere dei soldi che i loro cittadini versano, mentre gli amministratori devono rispondere ai propri contribuenti dell’uso che fanno delle risorse tolte. Un Sud drogato dai trasferimenti e da una ricchezza prodotta altrove è un Sud che continuerà a selezionare una pessima classe dirigente, ma una vera autonomia (anche fiscale) di ogni città e regione comporta pure concorrenza tra sistemi e governi locali costretti a operare al meglio.
Capitali e imprese devono poter scegliere: devono sapere che stare la Basilicata può costare meno e magari anche offrire servizi migliori di quelli della Calabria, che Salerno non ha le medesime imposte di Napoli. Solo questa concorrenza tra amministrazioni che vivono del loro, e spendono solo quanto ottengono con tasse locali, può permettere di entrare in un circolo virtuoso.
Le cifre che descrivono il presente sono spietate e banali. La verità è che sono il frutto di un assistenzialismo che non si ha il coraggio di abbandonare. Quando questo avverrà sarà sempre troppo tardi.

Da “Il Foglio”, 9 aprile 2015.



Articolo  Il referendum lombardo è impugnabile? 

Di Alex Storti (del 12/04/2015 @ 18:24:20, in Lombardia, linkato 382 volte)

Il 7 aprile, l’agenzia di stampa regionale Lombardia Notizie riportava una nota del Presidente Maroni, riguardante la non impugnativa, da parte del Consiglio dei Ministri di Roma, della legge lombarda n.3 del 2015. Quest’ultimo è il provvedimento, elaborato dai consiglieri del Movimento 5 Stelle ed approvato dall’Assemblea del Pirellone lo scorso 17 febbraio, che introduce il voto elettronico per il referendum consultivo. “Non impugnativa” significa che il Governo Renzi non solleverà eccezioni di incostituzionalità in merito a tale recentissima legge.
Maroni ha commentato con queste parole la scelta del Governo italiano:

"Finalmente da Roma arriva una buona notizia. Ora subito al lavoro per individuare il sistema più efficiente, più sicuro e meno costoso per portare i Lombardi a votare il referendum sull'autonomia, con l'obiettivo di fare della Lombardia una Regione a Statuto speciale".

Questa dichiarazione è stata da alcuni interpretata come un via libera al referendum autonomista stesso. Altri, più prudentemente, si sono domandati se, per contro, la “legge” con cui il Consiglio Regionale ha approvato l’indizione della consultazione sull’autonomia rimanga, al momento, ancora impugnabile.

I termini per chiedere l'intervento della Corte Costituzionale sono fissati dall'art. 127 della Costituzione: dalla pubblicazione della legge regionale non devono passare più di sessanta giorni. Gli atti approvati dall'Assemblea del Pirellone, nella seduta di martedì 17 febbraio, sono stati pubblicati il successivo martedì 24, sui numeri 47 e 48 del Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.
Quindi, stando al dettato costituzionale, mancherebbe ancora una decina di giorni abbondante per una possibile impugnazione governativa.

Ma di che atti stiamo parlando esattamente? ...

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Articolo  Mozione di Avanti a sostegno del referendum lombardo 

Di Admin (del 09/04/2015 @ 12:00:33, in Lombardia, linkato 245 volte)

Il 29 marzo scorso, nell'ambito del secondo laboratorio politico, organizzato a Gazzada Schianno (Varese), il Collettivo Avanti ha presentato un nuovo tassello, nella propria campagna di sostegno al referendum autonomista lombardo. Stefano Crippa e Claudio Franco hanno infatti predisposto, per l'occasione, un testo standard di mozione comunale, il cui obiettivo è dare supporto alla Deliberazione del Consiglio Regionale numero 638, adottata lo scorso 17 febbraio dall'aula del Pirellone.

La mozione ha un grande valore, sia in termini giuridici che politici. In relazione al primo aspetto, essa si propone come azione di complemento, da parte degli enti locali e ai sensi dell'attuale articolo 116 della Costituzione italiana, nella richiesta di maggiori poteri per la nostra Regione. Per quanto riguarda invece l'aspetto più prettamente politico, la mozione ha il grande pregio di non pretendere una presa di posizione in merito al quesito referendario, bensì esclusivamente in relazione al diritto di decidere da parte della popolazione. La mozione Crippa-Franco fa leva sui principi del civismo (azione partente dai comuni e non dai partiti), della democrazia diretta (valore del voto referendario) e della partecipazione (obiettivo stimolare dibattito e presa di coscienza popolare). Il tutto, partendo da un'impeccabile contestualizzazione giuridica, che inserisce la DCR 638 e la stessa mozione comunale in un quadro perfettamente compatibile con la costituzione italiana e con lo Statuto della Lombardia.

La mozione è già stata consegnata ai quattro sindaci presenti a Gazzada Schianno, ovvero la padrona di casa Cristina Bertuletti, Samuele Astuti di Malnate, Matteo Bianchi di Morazzone e Giorgio Ginelli di Jerago con Orago. Nei giorni successivi il testo è stato personalmente trasmesso a Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, e a Fabrizio Cecchetti, vicepresidente del Consiglio Regionale. Prossimamente la mozione verrà inviata a tutti i sindaci lombardi, con un'accompagnatoria esplicativa.

Con questa iniziativa, il Collettivo Avanti intende affiancare la maggioranza referendaria regionale, delineando un percorso di progressiva autonomizzazione della Lombardia, imprescindibile per porre le basi politiche e giuridiche che potranno condurre all'emersione della nostra comunità quale Regione-Stato. Da quel momento in poi potranno aprirsi prospettive separatiste dichiarate ed effettive, a patto che la popolazione scelga di partecipare e non di delegare: senza ampio supporto della cittadinanza, nessun politico compirà mai passi tanto netti. Il lavoro, dunque, è complesso e di non breve durata, salvo improbabili e repentine implosioni dello stato italiano, le cui conseguenze potrebbero comunque non essere affatto favorevoli e gradevoli: lo spettro della sudamericanizzazione aleggia sempre. Quanto detto non preclude affatto la possibilità di propagandare, da subito, l'indipendenza, quale via di salvezza sicura e urgente. Resta il fatto che qualsiasi risultato intermedio, nel frattempo, va non soltanto acquisito, ma anche ricercato e rivendicato. Esattamente come fanno tutti gli indipendentisti seri in Europa. Quindi, per arrivare ad una sana e robusta secessione, cominciamo a prenderci da subito più autonomia e più Lombardia. Riportiamo il Governo a casa. (Alex Storti)

*   *   *

Mozione Comunale

Oggetto: SOSTEGNO AL REFERENDUM D’AUTONOMIA

Tenuto conto che

Il Consiglio Regionale con 58 voti a favore e 20 contrari (in ossequio alle richieste dell’articolo 52, primo comma, dello Statuto d’Autonomia della Lombardia) ha votato la Deliberazione del Consiglio Regionale 17 febbraio 2015 - n. X/638 avente ad oggetto “l’Indizione di referendum consultivo concernente l’iniziativa per l’attribuzione a Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”

Il  D.C.R. 17 febbraio 2015 - n. X/638 delibera

di indire referendum consultivo ai sensi degli articoli 25 e seguenti della legge regionale 34/1983, rivolto alla popolazione iscritta nelle liste elettorali dei comuni della Regione Lombardia per l’espressione del voto sul seguente quesito:

«Volete voi che la Regione Lombardia ...

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Articolo  Il coraggio di chi si batte per l’indipendenza della Savoia 

Di Carlo Lottieri (del 08/04/2015 @ 22:47:43, in Savoia, linkato 345 volte)

Dopo due mesi e mezzo di arresto, finalmente il 7 aprile è uscito di prigione Fabrice Dugerdil, figura di punta del movimento indipendentista della Savoia. Era in prigione dal 28 gennaio scorso per scontare una pena di tre mesi a seguito di denunce connesse a targhe di immatricolazione non conformi alle norme europee e per non avere presentato una carta d’identità. Questo è stato sufficiente per condannare Dugerdil alla reclusione, che egli avrebbe potuto evitare se avesse accettato di pagare 3.600 euro di penale. Ma il combattente per l’indipendenza della Savoia ha scelto la via del carcere: “preferisco andare in prigione piuttosto che dare soldi allo Stato francese. Non voglio diventare schiavo della Francia”.
C’è qualcosa di formidabilmente romantico in questa vicenda, che ha visto l’indipendentista della Savoia condurre anche uno sciopero della fame e della sete. Ma la battaglia è solo ai suoi primi passi, perché l’ex-galeotto ora vuole mostrare al mondo quanto la Francia sia illiberale e quanto sia indifendibile la sua pretesa di controllare la Savoia, che Parigi ottenne dal Regno di Sardegna in cambio del sostegno che diede in occasione delle guerre di conquiste sabaude.
Ora la battaglia continua in forma legale, ma a Parigi ormai sanno che non tutti sono pronti a chinare la testa.
 



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